A cena spesso capita di immaginare il nostro futuro, di raccontarcelo come se fosse imminente e deciso: dai sogni alla realtà.

wilma
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Quando sarò grande voglio sposarmi. Mi voglio sposare perché voglio dei bambini…

Ecco, partiamo dall’inizio e mettiamo in chiaro le cose: per fare un figlio ti occorre un uomo, non necessariamente un marito.

Per sposarti occorre un uomo (anche se fra poco spero di poter usare un sostantivo più generale, come per esempio: persona, essere umano, individuo…), ma non un uomo qualunque: l’UOMO. Quello con cui desideri passare il resto della tua vita, quello verso cui provi i sentimenti più profondi, quello che se anche lascia le scarpe davanti alla porta e ti ci inciampi tutti i santi giorni, non fa niente… o meglio, lo rimproveri e qualche volta anche forte, ma poi gli vuoi bene e quelle scarpe dicono che c’è e resta e lo trovi in salotto davanti al PC o a letto a guardare i documentari sugli alieni e ti senti felice.

Vabbé ma io voglio dei bambini… E voi diventerete dei nonni… sarete vecchi! Poi io vi lascerò i miei figli per andare a lavorare…

Ma tu, te li immagini questi due nonni? Intanto saranno diventati sordi e i nostri figli urleranno dalla mattina alla sera, ma loro niente, tanto non li sentiranno. Poi, se già è un circo adesso fra loro, te li immagini fra vent’anni cosa sarà? Meno male che glieli lasceremo e ce ne andremo a lavorare. D’inverno. Perché d’estate mi riprendo la mia stanza e ci trasferiamo tutti qui, eh… che c’è la piscina e il giardino. Mica si può stare in città.

Noi, già nonni ci guardiamo divertiti. Sì che sognare non costa niente… A pensare la trepidazione di un figlio che aspetta un figlio…

Invece a noi qualcosa un po’ costa.

Lui mi guarda e scuote la testa:

A me varrà un infarto…

Eccolo lì: il nostro prezzo.

Il suo infarto, perché io già gliel’ho detto chiaro una volta, quando in auto chiacchieravamo circa i risvolti della nostra storia familiare sulle nostre figlie: loro cosa si porteranno dietro?

Qualcosa di sicuro, forse una qualche incertezza, ma tant’è, già da ora nessuno davvero pensa di mettere in soffitta l’idea di duplicarsi.

Spero di esserci, perché io l’ho fatto, ci sono passata in mezzo a quell’inferno dell’attesa sotto l’ansia del tracollo, perciò io so come si fa… e vorrei poter essere accanto a loro quando sarà il loro turno.

E’ proprio questa la differenza che c’è fra noi.

Una differenza con origini talmente antiche che ogni volta vedo lui sull’uscio di casa ad esclamare : “Wilma, dammi la clava!

Lui Fred ed io Wilma: lui esce armato di clava e torna con la cena, mentre io genero Ciottolina.

A pensarci bene è una catena: a Ciottolina pensa Wilma, a Wilma pensa Fred…

Fred non può mettere il suo corpo a disposizione, ma offre sostegno e preoccupazione per la sorte della sua amata, mentre lei attraversa l’ignoto, preoccupata per la sorte della nuova vita che custodisce, affatto per la sua. La natura ha soppesato per bene i ruoli e i risvolti: se le donne si preoccupassero davvero per la loro sorte mentre generano nuove vite, ci saremmo già estinti. Se gli uomini non si preoccupassero per la sorte delle loro donne mentre generano nuove vite… beh, in effetti non a tutti gli uomini importa, quanto basta per non esserci estinti.

Quindi a Fred non resta che preoccuparsi per le sue donne: Wilma e Ciottolina. Mentre Wilma genera Ciottolina e poi mentre Wilma mostra a Ciottolina dove si trova quel coraggio per sostenere l’incertezza sulla sorte della nuova vita, generandola.

Ma poi anche Wilma pensa a Fred, che un uomo così non è mica scontato… lo realizza mentre inciampa sulla clava abbandonata all’ingresso della caverna, imprecando con tutto l’amore che sa. 😀

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