ri-nascere

Qualcuno la chiama ‘Ri-nascita’.

E’ definita una ‘ri-nascita interiore’, quella che si vive affacciandosi ad una nuova attesa.
Ancora una volta mi trovo contro corrente… 
Non capisco il senso del ‘ri-nascere’ e comunque la giri, mi suona sempre male.

In senso figurato ri-nascere significa tornare in buone condizioni fisiche e morali dopo una crisi, ma il suo significato letterale è nascere di nuovo.

Pur ammettendo di avere riacquistato una buona condizione fisica e morale, non mi sono sognata di nascere ancora, mentre le mie bambine non potevano farlo più.

Non sono ri-nata, nemmeno vorrei essere rinata.

Sono sempre io, qui, in questa vita e porto tutto con me. Il mio passato, il mio dolore, la mia paura, la mia speranza, la mia fiducia e il mio coraggio.

Vado verso il futuro con tutto il mio bagaglio. 
Posso camminare eretta e abbastanza agilmente, perché ho stivato bene ogni elemento del mio copioso carico.

Affrontare una nuova gravidanza è faticoso. Non si può prescindere dal passato che incide sul presente. 

La mia nuova gravidanza è stata intrisa di paura. 

Spesso questa paura mi ha fatto dubitare di avere stivato per bene il mio bagaglio… 
Ma a ben pensarci, quando ti porti dietro una pesante incudine, può capitare di affaticarti o perdere per un momento l’equilibrio…

Così è tutto normale.

Non lo dicono, non lo ammettono, qualche volta perfino minimizzano, ma è normale morire di paura ogni giorno, ogni minuto, ogni secondo dei nove mesi che ti fanno giungere – speriamo – ad un figlio vivo.

Come si gestisce la paura?

Io mi sono data obiettivi minimi.

Ogni giorno cercavo di arrivare a sera.

Calato il sole, stesa nel mio letto, potevo mettere idealmente una X su quel giorno: uno in meno che mi separava dal tenere fra le braccia il mio nuovo bambino. 

Non guardavo mai l’ultimo perché era troppo lontano.

Troppo impegnativo un traguardo così distante.

Guardavo solo quel giorno e cercavo di trovare in quel giorno qualcosa di memorabile, qualcosa per cui gioire.

Sarebbe potuto essere l’ultimo col mio nuovo piccolo bambino e non avrei voluto che fosse uguale a tanti altri.

Così ogni giorno è stato importate, significativo, utile e necessario per giungere a lui.

Ogni giorno con la mia paura più nera, ho ritrovato la mia speranza più profonda. 

Ho vissuto tutto pienamente.

Mi sono guardata intorno e mi sono nutrita di tutto ciò che potevo: l’amore di mio marito, quello delle mie figlie vive, quello delle persone che mi hanno accompagnato e hanno diviso con me pezzetti del mio quotidiano.

E’ diventato un modus vivendi. 

Ogni giorno ha il suo senso. Anche quello più nero, perché a partire da esso saprò cogliere qualcosa che prima non riuscivo a vedere.

Ancora e sempre dipende tutto da me. 

Dipendono da me alcune scelte, dipende da me come vivrò le conseguenze, dipende da me ciò che farò dell’esperienza che avrò scelto di trarre da esse.

Cosa voglio che sia la mia vita?

Voglio che sia un luogo in cui ‘stare bene’.

Voglio che sia così anche quando è oggettivamente faticoso riuscire a stare bene. Basta un attimo, un minuto… e quel minuto avrà esaudito il mio desiderio. Quel minuto vale l’intera giornata.

Un giorno dopo l’altro si arriva in fondo. Sempre. Qualunque sia l’esito, alla fine, restano quei minuti di pienezza, condivisi con chi ho scelto di portare al mondo.

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