In verità non so se un giorno ci rivedremo.

Ad alcuni da sollievo immaginare un tempo e un luogo in cui potranno ritrovarsi. Forse riprendere da dove hanno lasciato. Forse dare senso alla profonda sofferenza di un vuoto incomprensibile e troppo penoso.

C’è chi ci crede profondamente. E per lui è un grande conforto.

C’è chi desidera crederci. E usa questa opzione per trovare un po’ di tregua, talvolta.

Tuttavia mi chiedo se sia il sollievo il centro della questione.

Cioè, quando qualcuno dei nostri cari muore, il sollievo ci guarisce dal dolore per la sua scomparsa?

La morte è un fatto strano nella nostra cultura. Pare proprio essere un affronto, un colpo basso, una delusione, una vigliaccheria, un torto, il male assoluto. Come se la morte non appartenesse al processo del vivere e fosse, al limite, accolta in via del tutto eccezionale solo in alcuni specifici casi: in vecchiaia, per esempio.

Anche se pare che oggi non invecchi veramente più nessuno. Oggi si è giovani, poi maturi, poi adulti, infine grandi. Ma vecchi non si è più.

Forse per non morire mai.

Tuttavia ancora si muore. Non solo da vecchi. E lo struggimento per l’affronto subìto talvolta pare infinito. Non trova tregua. Si trasforma in un dolore costante che accompagna di giorno in giorno, fra sospiri e quella speranza che vuole essere una certezza: un giorno ci rivedremo.

Non so se un giorno ci rivedremo e, se anche fosse, questa opzione non riempie per nulla il vuoto del mio quotidiano.

Poiché io vivo oggi. Oggi mi alzo e respiro l’assenza. Oggi mi nutro, mi prendo cura di me, mi preservo per continuare ad esistere ancora. Cerco di fare del mio meglio per allontanare l’ingresso in quel mondo ultraterreno nel quale chissà se ci incontreremo. Perciò ho bisogno di trovare un modo per stare in questa assenza. Stare dentro di essa trovando i riferimenti che mi occorrono per proseguire di oggi in oggi, fino a quando non lo so.

Così il mio sollievo non è credere che un giorno ci rivedremo, bensì fare di quel vuoto un luogo rassicurante in cui potere stare e forse anche uscire, per poi tornare, oppure no.

Se ascolto il dolore della perdita, sento una quantità di promesse mai mantenute. Sento aspettative infrante e desideri disillusi. Perché ho immaginato il mio futuro, e l’ho fatto senza contare che la morte avrebbe potuto mutarlo, consegnandomi un’altra opzione.

In verità è la mia cultura a dirmi che le persone al limite moriranno da molto vecchie. È sempre la mia cultura ad avere dipinto la morte come la Nera Signora. Colei che sottrae senza riguardo e lascia solo dolore. È la mia cultura a dirmi che nella morte c’è dolore e solo dolore, poi forse, se ci credi, puoi trovare sollievo raccontandoti la storia dell’aldilà o della rinascita.

L’unica certezza che ho è questo vuoto. Che rimbomba e resta vuoto.

Dentro quel vuoto c’è la misura delle mie aspettative, dei miei desideri più profondi, delle speranze. A giudicare dalle sue dimensioni devono essere state parecchio importanti! Tuttavia devo smontarle, una per una perché non si avvereranno mai. E fa male smontarle una per una.

Eppure, solo ora che il domani non ha più la forma che avevo immaginato, mi accorgo che può averne un’altra.

Perché la morte sottrae, ma non tutto.

ci rivedremo

Immaginare un futuro nuovo riaccende nuovamente la fiammella della voglia di vivere, il desiderio di vedere che sarà, esplorare territori nuovi, immaginare altre opzioni.

Non sto dimenticando chi non ho più, né lo sto rinnegando. Sto facendo senza.

Perché la morte sottrae e non so fare con qualcuno che non c’è, come se ci fosse.

Ecco il mio sollievo: riconoscere che so fare senza, che nel vuoto so stare senza farmi inghiottire, che non ho controllo sulla vita, eppure so trovare il modo di adattarmi alle opzioni, anche le più sfavorevoli e irrimediabili, che la morte può pure sottrarre, ma non mi porterà via tutto quel che ho avuto e condiviso con chi non c’è più.

La mia ricchezza, il vero patrimonio, sta nella vita vissuta, non certo in quella immaginata.

La morte è un’opzione. Non certo un fallimento o una punizione. Non ho bisogno di stare nella sofferenza, non voglio sentirmi sfortunata, non voglio solo sollievo. Voglio vivere bene.

E per vivere bene non posso che prendere ciò che c’è e rigirarlo finché non mostrerà il suo lato migliore.

Lascia un commento