Corri Criceto, corri!

Risuona l’eco nella mia mente.

Per andare dove?

…andare dove?

…dove?

Ore 6.00, suona la sveglia.

Apro un occhio, poi due e lo vedo, lì nel centro del letto: anche stanotte ha fatto incursione.

Scosto il tallone dal mio rene, ruoto il collo invano: lo spazio a mia disposizione è terminato.

Prendo fiato, la rincorsa, vinco tutto il dolore costante della mia schiena e…

Oplà!

Sveglia Criceto, sveglia!

Scendo nella casa gelata e le mie mani vanno da sole: due quadretti di diavolina, aperto il cassetto della cenere, due tronchi sottili lasciati apposta nella cesta la sera prima.

La fiamma illumina la bocca della stufa e mentre aspetto il crepitio, accendo la cucina: pane, nocciolata per i piccoli, caffè per me.

Stringo la caffettiera, il crepitio è quello giusto, aggiungo legna e accendo il bagno.

Incrocio la più grande che finalmente ha capito quanto il mio Criceto abbia bisogno di silenzio, così tace.

Il caffè mi chiama: spengo, scarpe, sciarpa e giacca.

Lei mi guarda e sorride, lo so che appena potrà mi prenderà in giro per quel che sto per fare: ogni mattina, sempre lo stesso gesto. Con un piede già fuori, sorseggio il caffè macchiato, con la testa dentro al lavandino.

Andiamo! – penso, intanto sorseggio, cerco le chiavi – Dove ho messo il telefono? Eccolo! Andiamo!

Ore 6.40: il Criceto è sulla ruota.

 

4°C, lampeggia il display dell’auto. Poco male, a valle saranno 3.

Curva dopo curva la ruota attacca a girare, io avanzo e avanzo, sempre nella stessa direzione.

Quindici minuti di tornanti e scarico lei, all’inizio della sua giornata, all’ingresso della sua ruota. Ci vedremo più tardi.

Quindici minuti e sono nuovamente a casa.

Prima la mediana, che ci impiega di più: il suo criceto è piuttosto ostile verso le ruote.

Poi il piccolo che con un balzo mi si aggrappa al collo: lui potrei farlo girare all’infinito, se solo potesse rimarere appeso dov’è.

La sala è calda, illuminata dalla stufa, i panini pronti sul divano, la coperta adagiata lì dove può essere presa veloce.

Salgo e scendo ancora qualche volta: maglietta ad uno, scarpe all’altro. Lavati la faccia, pettinati…

Dai che è tardi!

Forza che è tardi!

…è tardi!

…tardi!

…!

Ad ogni criceto il suo eco.

Ore 7.45, chiunque in famiglia corre sulla sua ruota.

Tutti fuori ed è silenzio.

Mi viene in mente la conversazione dell’altra sera. Ero al telefono a raccontare quel che cerco di fare: i libri, il sito, i contatti, il lutto, il bisogno di dire, di fare, di non smettere, perchè ancora non è abbastanza, ancora non basta quel che c’è, serve di più…

Lei Signora cosa fa nella vita?

La mamma.

Ah, fa solo la mamma. Oddio! l’ho detto. Ho pronunciato anche io quella frase infelice!

Eh già.

Ho riso, pensando che dentro quella telefonata, in quel tempo speso a dire che: i libri, il sito, i contatti, il lutto, il bisogno di dire, di fare, di non smettere, perchè ancora non è abbastanza, non basta quel che c’è, serve di più…

Lì dentro c’è la migliore espressione di madre di cui sono capace.

…provare a lasciare un mondo appena un poco migliore.

Non produce soldi e non è anteceduta da un riconoscimento ufficiale, è solo il tempo, la caparbietà di una qualunque. Solo un hobby. C’è chi fa zumba… e chi pigia su una tastiera.

Rido, questa volta fra me e me… e penso che se mai riuscirò a farne qualcosa di tutto questo tempo e impegno è perchè a quella ruota ho messo un freno, che frena davvero, pur non quanto vorrei.

Ore 13, il primo turno in cucina.

Corri Criceto, corri!

La mediana è arrabbiata, l’hanno presa in giro. Di nuovo. E’ bassa e questa volta ha anche il piede corto: solo un 32, mentre tutti hanno il 34.

Ma tutti chi, che in classe siete in 10?

Tutti, dalla terza alla quarta e per fortuna quest’anno manca la quinta.

Sono tre anni che mi prendono in giro perchè sono bassa!

Ma non sei bassa: vedi cosa indossi? 7/8 anni e quanti anni hai? Quasi 8, quindi sei in media. Poi ognuno è come è: c’è chi è più alto e chi è più basso, che differenza fa?

Su quella ruota lì, l’altezza fa un’enorme differenza!

Corri Criceto, corri!

Il piccolo urla e lancia le scarpe, pretende attenzione, magari anche una mela, mentre sovrasta:

Parlavo io!

No, io!

No, io!

Cinque sono le sue ore sulla ruota e i cocci sono i miei…

Corri Criceto, corri!

Ore 15.00 secondo turno in cucina

Riscendiamo a valle e recuperiamo lei, quella che ho lasciato nello stesso luogo prima delle 7.

Sale in auto e si accende:

Ho preso 6 di tema. Io che alle medie avevo 9! Come è possibile? Avevo 10 di matematica e ora ho 5, come è possibile? Di greco e latino, che non li ho mai fatti, ho 8.

Corri, Criceto, corri!

Vedi bene cosa c’è al di qua della grata della tua ruota?

Esattamente questo: conti che non tornano, impegno che non basta mai, regole che cambiano, aspettative che mutano… ma tu corri e non fermarti mai.

Da qualche parte arriverai!

Intanto mi viene in mente la sperimentazione del Ministro (o Ministra?) dell’Istruzione: facciamo fare 5 anni di liceo in 4? Come non si sa, ma vediamo che succede?

Ipotizzo… Succede che allo Stato la scuola costerà un anno di meno, agli studenti e ai professori 4 anni da criceti maratoneti, per ottenere un anno in più da disoccupati, che tanto allo Stato non costa nulla… 😉

Se la scuola riuscisse a preparare i ragazzi abbastanza da non costringere le famiglie a pagare le ripetizioni per colmare le lacune da un livello a quello successivo, sarebbe già un evento! Ma nel frattempo…

Corri Criceto, corri!

Ore 18.30, terzo turno in cucina

Sminuzzo carote, zucchine e patate, mentre abbrustolisco il pane avanzato e ne faccio crostini.

Lui entra con la serie di ceste di legna, ci prepariamo per la notte e già in vista del mattino dopo. Qui scaldarsi è fatica. La fatica che fa chi prova a scendere dalla ruota e baratta un bottone da pigiare a fronte di una bolletta da pagare, col profumo di pino, il fumo che imbratta le tende, l’arancio vivo delle fiamme dietro un vetro annerito, che fa dondolare le figure su cui rimbalza.

Corri Criceto, corri!

Dimmelo. Dimmi perchè continuiamo a scendere e salire. Perchè non ci fermiamo e basta?

Loro devono socializzare. Noi abbiamo il mutuo da finire di pagare. Non si può.

Lo so.

Ore 23.50, Criceto ci sei?

Penso che avrei anche potuto raggiungere un impiego di quelli importanti. Quegli impieghi che ti tengono fuori tutto il giorno, che ti permettono di far coincidere chi sei con quel che fai, senza essere solo te stesso, madre di qualcuno, figlio di qualcun altro, coniugato in qualcun altro ancora. Chessò… sarei potuta essere una manager, un avvocato (avvocato, con la “o”, perchè chissenefrega se ci mettono una “a” e poi vale di meno. Mi va bene anche una “o”, purchè valga uguale per tutti).

Sarei potuta essere una da 3.000 euro al mese: sarei stata piena di bottoni da pigiare e bollette da pagare. Qualcuno avrebbe fatto la spola avanti e indietro a prendere e portare i ragazzi su e giù dalla ruota. Avremmo fatto le vacanze, in agosto, come tutti gli altri, pressati, come pressati saremmo stati il sabato pomeriggio a fare la spesa, la domenica di bel tempo in gita, a Natale al ristorante che nessuno avrebbe avuto tempo di cucinare. I ragazzi avrebbero avuto regali di plastica, a scuola merende confezionate e avremmo gettato nell’umido il pane raffermo, anzichè farne crostini.

Lo so perchè era già così prima, molto prima che notassi le griglie della mia ruota.

Era così anche con molto meno di 3.000 euro al mese e una professione perfettamente declinata al femminile, che per quella non vali niente, qualunque cosa si celi dentro le tue mutande: precaria.

Rallenta Criceto, rallenta.

Penso di essere fortunata. Poteva andare peggio. Questa dannata ruota poteva non fermarsi mai. Niente ferie a settembre, quando non c’è nessuno. Nessuna alternativa fra  patire il freddo o pagare la bolletta. Niente tornanti fra noi e il mondo: ci saremmo potuti restare incastrati per sempre nel mezzo, senza nemmeno accorgercene mai.

Fermo Criceto, fermo.

Penso che non ci sia preparazione capace di mostrarti quanto possano essere fitte le griglie di una ruota che gira. Penso che non si possa insegnare a fermare la ruota. L’opportunità si avverte solo se correndo ci si permette di rallentare, fino a fermarsi, per poi ripartire. E quando addirittura si azzarda a scendere, beh… è un’esperienza difficile da raccontare!

Scendi Criceto, scendi.

Penso che avere la libertà di scegliere sia l’unica vera ricchezza per cui valga la pena impegnarsi. E’ un obbiettivo difficile e spesso sfuggente. Probabilemente è un obiettivo irraggiungibile. Ed è lì che il mio Criceto si dirige: dritto verso la meta, ogni giorno.

Riposa Criceto, riposa…

Rumore di passi piccini, fruscio di coperte, un tallone nel rene, il collo immobilizzato.

Sssssst!

Il Criceto dorme.

criceto

 

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