SoStare nell’Assenza, Seminario sulla Psicologia del Lutto Perinatale rivolto agli operatori dell’area materno infantile.

Ieri sera si è tenuto l’incontro con gli operatori sul tema del lutto perinatale.

Anni fa, quando mi capitò di  portare a casa l’Assenza, portai con me altri due elementi chiari: le figure che avevano fatto per noi la differenza erano persone illuminate. Dotate di una loro sensibilità particolare, vicina alla sofferenza, capace di accoglierla e sostenerla, senza negarla. Invece tutte quelle situazioni che avevano aggravato la nostra pena, dipendevano dalla mancanza di cultura. Non c’era una cultura, quindi un protocollo capace di accogliere la morte nel reparto che per sua vocazione accoglie la vita.

Vita e morte, così strettamente legate, fra quelle mura, lungo quei corridoi, non sapevano stare.

Per un po’ di tempo ho provato rabbia e risentimento per una cultura assente, là dove da sempre e per sempre, vita e morte coesistono e coesisteranno.

A poco a poco la rabbia ha lasciato posto ad una considerazione: gli operatori sono anch’essi esseri umani. Sensibili e fallibili. Probabilmente in difficoltà di fronte a qualcosa che è di fatto un tabù.

Non ho avuto bisogno di perdonare le manchevolezze: le ho comprese. Ho compreso che quella cultura andava portata. Era necessario sollevare il bisogno e chiedere di partecipare alla costruzione di questa cultura.

Da allora sono passati alcuni anni, ho incontrato persone, ascoltato storie, accolto difficoltà e cercato di mettere in connessione due mondi che sembrano distanti e invece sono strettamente connessi.

Trovarmi in una stanza insieme ad un certo numero di operatori, provenienti da realtà differenti, conosciuti in quello stesso momento e ascoltare le difficoltà che hanno nell’affrontare un evento che anche su di loro ha un impatto forte, ha mosso in me qualcosa di grande.

So che  impiegherò giorni per digerire quanto ho ascoltato.

Sono grata a tutti coloro che hanno partecipato e ci hanno donato la loro esperienza autentica, sincera, umana.

È questa la strada della cultura: guardarci in modo sincero, fidarci gli uni degli altri, sentirci tutti umani e fallibili per natura. Sostenerci gli uni con gli altri. Condividere le parti più ostili e cercare di trovare insieme una strategia per migliorare la situazione.

Siamo tutti in difficoltà.

Lo sapevo, ma da ieri sera è una profonda certezza.

Gli operatori illuminati, quelli che riconoscono il bisogno di capire come fare e trovare strumenti, coloro che investono le loro risorse e il loro tempo, si mettono a nudo e in gioco, perché sanno che il loro lavoro è determinante e non è solo un lavoro, ma è relazione con l’altro, un altro per giunta sofferente, esistono. Ci sono. Hanno fame e sete di condivisione. Ne hanno bisogno anche loro per tornare a casa e avere almeno la consapevolezza di avere fatto il possibile.

Poi esistono anche operatori che non hanno quella sensibilità, che chiudono e si trincerano dietro i tecnicismi. Dobbiamo provare a coinvolgerli, a poco a poco… Senza dimenticare che siamo tutti umani e  per natura imperfetti.

SoStare nell'Assenza

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