Eh sì che oggi possiamo dirlo forte: ci si è messa pure la Fornero a render grama la vita dei liceali!

Come?

Beh, è molto semplice: obbliga un insegnante a restare in classe sette anni in più e chiedi ai suoi alunni che vita finiscono col fare…

Semplice dire: “Che cambi mestiere!”

Ha varcato la soglia delle aule per decenni, non certo a fine carriera si metterà a misurare le sue doti nascoste.

Siamo in un’epoca in cui la scuola, gli insegnanti, non se la passano bene. Aleggia un certo alone di sfiducia, una certa critica da parte dei genitori che, piuttosto di contraddire i figli, mettono in seria difficoltà l’autorevolezza dell’istituzione e dei suoi rappresentanti, ogni giorno in prima linea.

Per instillare una qualche tregua fra le parti, i documenti si moltiplicano.  Che siano chiari i ruoli: chi deve fare cosa, come e quando. Non accavalliamoci e badiamo bene di chi sia la colpa di cosa, quando e perché.

Giusto così si può generare fiducia: solcando per bene il millimetro di ogni respiro, senza più lasciare spazio al confronto, che tanto…

[si capisce l’ironia?]

Io amo la scuola pubblica. Credo che sia alla base della nostra civiltà: morta quella, siamo del gatto. E la scuola pubblica sta morendo, un po’ per volta. Purtroppo.

Da che mondo è mondo, non tutti gli insegnanti sono nati con le doti per insegnare, eppure ce li ritroviamo dietro la cattedra. Noi a domandarci che ci stanno a fare, loro a domandarsi che ci stiamo a fare noi, lì davanti a giudicare loro.

Infatti. Dovremmo smetterla e osservare come la scuola sia in effetti la prima vera scuola di vita. Dunque lì ha senso che trovi spazio chiunque: perfino chi si ostina a voler fare un mestiere per cui non è portato.

E’ ovvio che patisca l’irriverenza dei suoi alunni.

E’ ovvio che di tanto in tanto gli venga sottoposto il malsano suggerimento di domandarsi come sia possibile che nella sua classe ci sia una quantità di insufficienze praticamente totale. Penserà mica di trovarsi di fronte ad una selezione di deficienti? Sì, ovviamente.

E’ ovvio che detesti ogni genitore che abbia l’ardire di arrivare al suo cospetto col libretto del figlio, mostrando la sequenza dei 7, 8 e persino 9, dove l’unico, dico, l’unico 5 sia appunto stato raggiunto nella sua materia. Non saranno tutti gli altri insegnanti di manica larga, no? No, infatti che c’entrano gli altri insegnanti? Si dà il caso che sia proprio quella l’unica materia in cui il figliolo non si impegna. Appunto. Non se ne esce.

Non c’è chi abbia torto e chi ragione.

Qui c’è da tenere conto di qualcos’altro. Nel più ampio panorama della scuola come scuola di vita, questo insegnante ha la più grande utilità educativa che si possa immaginare.

Avanti, devi farci i conti: nella vita non sono tutti gentili, giusti, politicamente corretti, capaci, rispettosi e buoni ascoltatori.

Ci sono anche gli infelici. Loro vivono male e portano il loro vivere male ovunque vadano.

Oggi è la tua insegnante, domani potrà essere il tuo capo, oppure il vicino di casa con cui litighi per i panni stesi o il confine del posto auto. Potrà essere la cassiera che ti lancia le uova nel sacchetto e ti saluta ringhiando. Oppure l’insegnante di tua figlia. Quella che ti domandi come diavolo sia riuscita ad arrivare ad insegnare. Eppure sta là e tu non puoi dire che sia un’incompetente. Mica puoi svilire la sua autorità! Però puoi dire che forse da lei può imparare altre cose. Come la pazienza. Può imparare ad incassare i 4 e i 5 senza sentirsi un’incapace, ma anzi, gioendo perché non è ancora arrivata al 3.

Può imparare il metro di ciò che per lei è importante: quanto conta arrivare al massimo, sempre? Il massimo non ha un numero fisso, come le fanno credere a scuola. Il massimo non è 10. Il massimo è uscirne vivi. 😉

Può imparare a fare squadra e allearsi con i suoi compagni: dividersi il carico con loro e cercare di sfangarla insieme.

Può capire cosa sia insegnare e cosa non lo sia: chissà che scopra di avere quella dote, oppure no. E se scoprisse di volerla mettere a frutto? Chissà!

Può imparare a farsi grande. Trovare la sua strada. Farsi le sue ragioni.

Chissà perché ci riusciamo sempre meglio di fronte a chi ci mette i bastoni fra le ruote!

Comunque ringraziamo la Fornero.

Se non fosse per lei, avremmo seriamente rischiato di non godere del pacchetto sopravvivenza da prima liceo. 😉

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