Empatia: una parola che torna spesso.

Una parola tipica degli ambienti in cui è narrata la sofferenza.

Una parola spesso abusata e fraintesa.

Una parola densa di significato, sebbene il suo contenuto sia difficile da spiegare.

Empatia: en = dentro e -pátheia (-patia) = sofferenza. Dentro la sofferenza. Ovvero sentire la sofferenza dell’altro.

L’Empatia non è da confondere con la simpatia: Sym = con e –pátheia (-patia) = sofferenza. Con la sofferenza. Ovvero provare la stessa sofferenza dell’altro.

Non è da interpretare come compatimento: cum = con e –pati = soffrire. Partecipare all’altrui patimento. Ovvero provare dolore del male altrui.

L’Empatia è piuttosto la capacità di sentire la sofferenza dell’altro, senza affondare in essa. Consapevole del fatto che, pur mostrandosi simile ad una sofferenza già sperimentata su se stessi, non è lo stesso dolore. E’ il dolore proprio solo di chi lo sta patendo, poiché ognuno di noi possiede una sensibilità differente e pertanto esperirà il dolore a modo suo.

Empatia è stare nella sofferenza dell’altro, senza giudicare, senza farsene carico, senza consolare, senza il desiderio di rimediare, prestando notevole attenzione all’ascolto, così da avvicinarsi il più possibile al suo sentire.

Ascoltare l’altro non è solo considerare le sue parole, bensì notare l’inflessione della voce, la sua postura, il suo sguardo, i movimenti del corpo, le pause e i silenzi. Ascoltare è prestare attenzione ad ogni forma di comunicazione.

Essere in Empatia pertanto non si traduce nel comunicare frasi del tipo:

«Eh, ti capisco! E’ capitato anche a me.»

Non si traduce nel vomitare sull’altro la propria esperienza analoga.

Non si traduce nel piangere le proprie lacrime sulle lacrime dell’altro.

Essere in Empatia richiede una particolare sensibilità e una spiccata capacità di accogliere l’altro. Empatizzare con qualcuno significa stare con lui nella condizione emotiva in cui si trova, percependo il suo sentire e rimanendo con lui esattamente lì dove si trova. Ovvero non lasciarlo solo.

Empatia è riconoscere la sofferenza dell’altro, restituirle il suo spazio e la sua peculiarità, poiché ognuno di noi soffre in modo diverso.

Tutti noi siamo fatti diversi. Di-versi.

Ovvero siamo fatti di poesia.

Empatia è fermarsi ed immergersi in quella particolare poesia.

empatiaMolto più spesso, di fronte alla sofferenza, capita di incontrare l’apatia: a = senza, -pátheia (-patia) = sofferenza. Assenza di sofferenza.

E fine della poesia.

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