Non accade spesso, ma qualche volta, mentre guardo mio figlio ridere o mi stupisce con qualche considerazione delle sue, come un lampo mi investe un pensiero: potrebbe non esistere.
Ecco. Resto ferma col mio sorriso stampato in viso, mentre il volume si abbassa e osservo la vita che corre intorno a me come se fosse un film.

Sì perché non è scontato… tutto ciò che ho (o abbiamo), non è affatto scontato o dovuto.

Non basta volere per potere.

Non basta desiderare per ottenere.

Talvolta non bastano nemmeno le più nobili intenzioni.

A volte non va, punto.

Non lo sai subito, cioè, lo immagini, te lo dicono, poi ti capita e lo scopri. Scopri davvero quel che significa, fino a che punto può giungere.

Da bambina avevo sogni, poi da più grande ambizioni, ora non so… forse speranze.

Spero che vada bene, ecco. E per andare bene basta poco, basterebbe anche solo che tutto restasse più o meno come è, perché è molto e so riconoscerlo.

Verso l’ultimo di casa giunge piuttosto naturale il lampo a ciel sereno: lui davvero c’è un po’ per caso. C’è perché altri non ci sono. Se solo qualcuno degli altri fosse rimasto, io quel sorriso non l’avrei mai conosciuto. E sì che altri sorrisi li ho persi per strada…

Qualcuno direbbe che sta qui il senso.

Il senso di che? Il senso del vivere o morire? Dell’essere felice o soffrire?
No, il senso non c’è. Almeno a me piace pensala così. Fa meno male una vita senza senso, che una vita in cui la morte è il mezzo con cui amare più consapevolmente.

Perché amare di più o di meno, quello non si può.

Si può solo amare nella pratica chi c’è e tenere l’amore che è stato per chi non c’è.

Qualcuno direbbe che sta qui il mio essere ‘migliore’.

Migliore… ma per carità!

A contare quanto l’ustione della morte mi abbia resa sensibile positivamente, per coerenza dovrei accostare quanto mi abbia resa sensibile negativamente.

Tanto per dare un’idea, i miei figli hanno decretato senza possibilità di negoziazione, che fra tutte le emozioni di Inside out, io sia senza alcun dubbio Paura.

Combatto con la paura… sempre. Ogni volta non sono solo ginocchia sbucciate o piccole bue che un bacino e son guarite, ma è tragedia: quella vera.
Così facciamola finita con la storia che si diventi ‘migliori’… non è questo che è accaduto, non a me almeno.

Si cambia, punto.

Consapevolezza, questo ho acquisito: la consapevolezza che non dipende tutto da me. In effetti dipende da me solo la scelta, poi la vita a volte va dove vorrei, altre mi porta altrove, allora o mi adatto, o…

C’è modo e modo di adattarsi.

Ognuno fa quel che può e anche lì non è questione di farsi migliori, ma di risorse: o le hai o devi fare con ciò che hai.

Insomma, qualche volta il tempo si ferma e so che questo bambino, più di altri, o quanto gli altri in effetti, potrebbe non esserci. Potrei non avere il suo sorriso, il suo abbraccio, il suo calore, il suo modo di essere mio e di essere lui.

Qui e ora

Mi fermo a questo e me lo godo quel sorriso, mi sento felice di quell’attimo che in sé non porta un senso del prima e del dopo, ma è il senso del qui e ora.

Perché sono gli attimi che fanno una vita e di quegli attimi mi nutro mentre gli eventi scorrono senza che io ne sia sempre la protagonista.

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