Non mi piacciono il caos, il rumore, la frenesia, in una parola, non mi piace la città.

Non mi piacciono gli articoli a 10 punti (7 o 15 è la stessa cosa), che appiattiscono il gusto del racconto, azzerano le sfumature, sottraggono quei dettagli che fanno della realtà un mosaico di incertezze imprecise, fra poche certezze labili. E che spesso sciorinano banali ovvietà.

Non mi piace conversare e non essere ascoltata, dover arrancare per finire una frase in mezzo allo ciarlare incessante delle vite altrui.

Non mi piace alzarmi presto la mattina: la notte è magica, il centro dei pensieri più arditi e non dovrebbe essere soppressa in cambio della levataccia.

Non mi piacciono i legumi: hanno quella pellina insidiosa che immancabilmente si pianta in gola o nel palato.

Non mi piacciono le regole troppo rigide, l’ordine del non vissuto, non potere sconfinare nel grigio e prendermi quei cinque minuti che sono i più goderecci della giornata!

Non mi piace cucinare, pazienza… I miei se ne sono fatti una ragione, io pure.

Non mi piacciono le gare: non mi importa arrivare prima, mi soddisfa arrivare, prima o poi, possibilmente senza nemici (o concorrenti) appostati per lo sgambetto.

Non mi piace quando i miei figli stanno male: non mi piace rendermi conto di non avere il controllo delle cose. Per il resto del tempo lo ignoro, perciò ci convivo.

Non mi piace pagare il parcheggio.

Non mi piace il gossip.

Non mi piace la coca cola.

Non mi piacciono le caramelle.

Non mi piace il luna park.

Non mi piace il cine panettone.

Non mi piace la volgarità, ma mi piacciono le parolacce: quelle giuste e messe al loro posto. Perché se devi mandare al diavolo qualcuno, con un fanculo ci va meglio.

Erika Zerbini

Mi piacciono la pace, il silenzio, la quiete, in poche parole, mi piace la mia casa sul monte.

Mi piace la solitudine, quella nella quale mi ascolto e sento tutto ciò che ho da dirmi.

Mi piace la noia, che senza di lei non potrei poi divertirmi così tanto.

Mi piace la mia famiglia: rumorosa, allegra, variegata e sfinente. Dentro il tutto c’è proprio tutto.

Mi piace dormire fino a tardi, fare colazione a letto, mangiare davanti alla TV una buona pizza d’asporto. L’unica vera rinuncia della nostra scelta di vivere quassù.

Mi piacciono l’acqua con le bolle, un buon bicchiere di vino, la meringata e il cappuccino.

Mi piace la focaccia.

Mi piace il pesto.

Mi piace ascoltare, la vita delle persone: ognuno nel suo piccolo è l’eroe della propria storia.

Mi piace amare. Amare le persone della mia famiglia, senza fare la gerarchia degli affetti: tu prima e gli altri dopo…

Mi piace avere amato. Soprattutto le persone che non ci sono più, quelle che andandosene hanno lasciato un segno, un solco fra il prima e il dopo e mi hanno resa ciò che sono. Senza nemmeno pronunciare una parola, senza nemmeno un abbraccio o un sorriso, loro hanno saputo toccare corde che non sapevo di avere… e risuona una musica delle più melodiose.

Mi piace fermarmi. Da quando ho imparato a farlo, non posso più farne a meno.

Fermarmi è prendere coscienza di me, accettarmi e raccogliere tutto ciò che c’è di buono e meno buono. Fare i conti con me e arrendermi alla mia natura.

Non mi piace sempre ciò che sono, eppure mi piace riconoscere di non piacermi. E’ così che tento di migliorarmi.

Mi piace non avere risposte, perché posso continuare a cercarle.

Mi piace trovare le risposte, così posso pormi altre domande…

Mi piace il gelato, ma non lo digerisco. Così lecco i cucchiai che lasciano i miei figli e ne godo pienamente: perché la gioia va gustata poco per volta.

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