La mente è affollata di pensieri, ma vorrei che fosse vuota.

Le ho viste.

Sono già spuntate le primule e la natura ha già annunciato l’arrivo della primavera.

Mi sono chiesta se fosse il caso di sforzarmi e scacciare quel morso malinconico del cuore.

No, non penso sia il caso. Penso che potrei sostare e godermelo.

Non è male, non fa male, è solo malinconia, la mia malinconia: ci sono affezionata. Sono ricordi, considerazioni, vita che è stata e che da lì si è fatta grande: è cresciuta.

Che sarei senza la mia malinconia? Senza l’occhio che ogni febbraio cade sulla primula e con un sorriso arretra lontano, ad un tempo in cui ero solo una bozza di ciò che sono ora?

Non occorre affatto appuntare la data sul sito di qualcun altro…

Quel giorno arriva comunque, ogni anno.

Lo sento nelle ossa, nel naso, nella testa e nel cuore.

Non serve appuntarlo, come occorre appuntarsi la visita dal dentista o la scadenza delle tasse… è un giorno impossibile da dimenticare.

Non serve nemmeno condividerlo… almeno non serve a me, condividerlo così, come fosse qualcosa da commemorare, a cui tutti devono partecipare: non invito il mondo intero agli appuntamenti che per me contano… ad alcuni non invito proprio nessuno, che fra me e me siamo già al completo.

Oggi sono malinconica e felice.

Felice d’essere diventata adulta, di esserci passata in mezzo a quella tempesta ed essere riuscita a tenere quanto ha gettato sulla riva.

Io sono passata di lì: noi tutti siamo passati di lì e portiamo con noi un mucchio di cose inaspettate che allora sembravano impossibili.

Certi dettagli li ho proprio dimenticati ed è un bene lasciare andare il superfluo, per offrire più spazio a ciò che conta, magari anche solo a ciò che merita: ha meritato essere diventata mamma tutte queste volte. Non rinuncerei a nessuna.

Sorrido al pensiero di come all’inizio della mia avventura, lungo il cammino difficile del lasciare andare un figlio (e poi due), mi arrovellassi alla ricerca di una ricetta scaccia dolore.

Ho letto, cercato, guardato e riguardato.

Niente, quella ricetta non l’ho trovata fuori da me. Lei stava dentro.

Gli ingredienti sono in ogni dettaglio, ogni emozione, ogni passaggio…

Ascolto il cambiamento.

Ascolto come cambio e lì ci sono io, il mio essere mamma di questo bambino che non ho. Lì c’è lui. C’è lui per come la sua natura ha fatto in modo che mi esprimessi in tutte le caratteristiche e potenzialità che già avevo: sono sempre state le mie.

Qualche volta il cuore torna a dondolare in una certa malinconia e allora so che continuo a crescere, mutare, divenire.

Lo ascolto. Mi fermo e lo ascolto. Domani sarò già un po’ diversa. Lo so.

cuore

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