C’è un papà qui sul monte, sta accanto alla mamma e non si distingue perfettamente il confine fra i due.

papàI bambini impongono alla coppia di trovare altri ritmi.

L’arrivo dei bambini può destabilizzare una coppia fino a farla scoppiare.

Occorre pazienza, ascolto e amore.

Quando ad arrivare sono bambini che non vivranno, allora può essere perfino peggio.

Ho scoperto l’intimità, quella vera, quando mi sono mostrata nuda a mio marito. Non priva di vesti, ma nuda nel dolore, nella rabbia, nell’angoscia e l’impotenza: lui è stato capace di amarmi in tutta la mia debolezza di madre che non ha saputo dare la vita.

Mi capita abbastanza spesso di osservarlo, in quelle notti in cui non posso dormire. I pensieri si accavallano fra i conti da saldare, gli appuntamenti, i bisogni e i miei sogni.

Mi volto e lo vedo accanto a me, steso e immerso nel suo sonno.

Quel profilo che mi ha stretto più forte quando i singhiozzi sembrava potessero spezzarmi. Mi ha tenuta per notti intere mentre il dolore macerava me, ma anche lui.

Lui mi ha osservato e ha saputo quando porgermi il cestino in cui vomitare, ha frugato nella borsa per trovare il mio pile e alleviare i tremori anche se eravamo ad agosto, effetti collaterali delle prostaglandine.

Per mano mi ha condotta fino alla stanza in cui ho dato al mondo quelle figlie che non respiravano.

Ha partorito con me i nostri figli, quelli che non abbiamo.

Mi ha raccolta mentre svenivo nel bagno dell’ospedale, mi ha osservata una notte filata, seduto su una poltrona accanto al mio letto, chiedendomi di non dormire, per la paura che non mi sarei più risvegliata.

Ha aspettato, ascoltato, portato con sé anche il mio dolore.

Mi ha sgridata quando la rabbia si stava prendendo la nostra vita.

Ha rispettato tutto quel tempo che ho impiegato a dare un posto alle cose senza posto.

Lui ha avuto la mia anima fra le mani, ormai fuori dalle ossa rotte e dolenti di maternità strappate all’improvviso.

Ha avuto cura di me, mi ha preservata e intanto è stato accanto ai figli che con noi hanno vissuto il dramma.

Quando lo guardo, immersa nei suoi occhi, è questo che vedo: un uomo che ha saputo amarmi, proteggermi e avere cura di me, anche e soprattutto quando di me non c’era che un mucchio d’ossa e carne piene di morte.

Abbiamo portato le nostre figlie al cimitero, insieme, mano nella mano, da soli, lui ed io.

Non poteva esserci nessun altro, se non noi.

Insieme abbiamo dato loro la vita, insieme abbiamo dato loro la luce, insieme le abbiamo accompagnate nell’eterno riposo.

Con un po’ di tempo nel mezzo, riesco a percepire tutta la sua paura di perdermi, perdere sua moglie, mentre sta cerscendo due figlie ancora piccole. Perdere la compagna di vita, quella che ha trovato dopo molto vagare e inaspettatamente ha riconosciuto proprio là dove meno si sarebbe aspettato di trovare quella adatta a sé.

Noi siamo due “usati”, così ci definiamo quando scherziamo sul nostro passato, siamo due usati e non necessariamente sicuri!
Abbiamo impachettato già una vita e l’abbiamo bollata come un fallimento.
Sappiamo bene che tutto ciò che fa di noi NOI, non è affatto scontato.

Quelle piccole cose che non si possono spiegare e che forse qualcun altro nemmeno sopporterebbe, ci rendono NOI.

Forse il sollievo di non avermi persa gli ha reso possibile tenermi stretta come se quel dolore fosse soprattutto il mio.

Poi ha accettato di rischiare ancora di perdermi.

Ci siamo duplicati ancora: insieme.

Ancora era lui a dividere la mia ansia di tornare ad essere una tomba. Lui con me sveglio ad aspettare quel calcio alle tre di notte, così che avessimo certezza che fosse vivo. Ogni notte per tutte le notti, da quando ho cominciato a sentire i suoi calci, finché non è nato.
E poi ancora insieme a guardarli diventare grandi, alternandoci nell’essere per loro quella mano tesa che attutisce le cadute.

Io, senza di lui, sarei solo metà di me.
Io, da sola, non sarei madre.

Io, senza di lui, non sarei questa madre.
Noi abbiamo avuto la fortuna di riconoscerci in mezzo alla folla e ogni ostacolo ci rende più NOI.

Non so spiegare esattamente cosa sia l’intimità, ma ho la certezza che la massima espressione della nostra venga da quei volti che non abbiamo mai visto.

C’è un papà qui sul monte, sta accanto alla mamma e non si distingue perfettamente il confine fra i due.

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