post partum

Ho conosciuto Valentina su Facebook: una di quelle occasioni in cui ho avuto la prova tangibile di come i social, se usati nel modo giusto, siano un mezzo meraviglioso e utilissimo per stringere relazioni che diversamente non si potrebbero nemmeno immaginare.

Una mattina di marzo compare sulla mia bacheca un suo messaggio: una nostra amica comune, cliccando il Like, mi ha offerto l’opportunità di leggere il suo pensiero.

Si riesce veramente a fare rete?

Così titola il suo messaggio e poi spiega come sia difficile fare davvero rete, come la popolarità (anche minima) per qualcuno accresca l’egocentrismo e diventi secondario, se non superfluo, fare davvero rete. Essere cioè di aiuto, di ascolto, di conforto.

Trovare insieme nuovi modi di affrontare problemi comuni, chiacchierare o condividere un’idea importante.

Santo cielo! – mi sono detta – allora non è una mia impressione… è così anche per lei: vuoi vedere che ho trovato, per caso, qualcuno che condivide il mio stesso obiettivo attraverso il web?

Così è avvenuto il nostro incontro e di lì a poco la notizia dell’uscita del suo libro: Out of the blue Rinascere mamma.

Valentina si occupa di maternità, più nello specifico di depressione post partum.

Attraverso il suo blog, Post Partum – Mamme: mai più depresse!, cerca di svelare cosa sia la depressione post partum, una malattia di cui si parla pochissimo, relegata ad uno dei tanti tabù della maternità. Qualcosa di cui vergognarsi, di cui però Valentina non si vergogna (per fortuna!) e sa raccontare anche nei dettagli più oscuri.

Nel suo blog si raccolgono esperienze, suggerimenti, luoghi in cui trovare l’ascolto professionale ed adeguato e testimonianze. E’ una casa virtuale in cui entrare per esplorare, ma anche in cui, se si vuole, si è accolti e ascoltati: davvero.

Valentina, nel suo testo autobiografico, va ancora più in profondo e mette nero su bianco la sua esperienza di depressione post partum, dalla quale è guarita grazie alla psicoterapia. La racconta senza filtri ed è un mondo, un altro, di cui non si ha davvero idea, finché non ci si cade dentro.

Ma Out of the blue, non è solo il racconto di una mamma affetta da depressione post partum, è molto di più.

Valentina offre uno spaccato della società, uno sguardo lucido sulla situazione in cui versa la nostra generazione, quella delle famiglie che per realizzare il loro ideale di famiglia, devono necessariamente scendere a compromessi, nel caso di Valentina e Francesco (suo marito) c’è la scelta di non cercare un lavoro a tempo indeterminato, ma restano collaboratori, precari, per disporre di un elemento decisamente sottostimato oggi: il tempo.

Valentina e Francesco al primo posto nella loro scala di valori, mettono il tempo: tempo da dedicare ai loro figli, Paola, la primogenita, e poi tutti quelli che verranno dopo, perchè loro di figli ne vorrebbero molti!

Oggi il tempo non è contemplato, non è un valore, piuttosto è un lusso: il lusso degli idealisti, dei pigroni, dei bohémiens (come li definisce Valentina). E’ innegabile: la nostra società pretende che facciamo figli, ma non ci offre il tempo che serve per crescerli. Alla società è sufficiente che li mettiamo al mondo, dopodiché è tutto sulle nostre spalle: trovare un posto dove piazzarli per andare a lavorare, trovare le risorse per pagare qualcuno che li cresca, poiché dobbiamo andare a lavorare, vincere il senso di colpa per averli lasciati crescere ad altri, duplicarsi e riduplicarsi per recuperare tutto il tempo che il lavoro ha sottratto alla famiglia e poi sentirsi giudicati perchè, ahimé, non siamo genitori presenti. Se desideri avere dei figli devi avere un lavoro stabile per poterli mantenere, ma se avrai dei figli, li dovrai delegare per poterti tenere stretto quel lavoro.

Valentina e Francesco incarnano perfettamente la famiglia della nostra epoca: una famiglia che ha senso dell’oggi, abituata a pensare che in qualche modo ce la farà, che non può attendere la perfetta congiuntura astrale per realizzare i suoi sogni, perché sa che quel giorno potrebbe anche non arrivare mai. Loro sono moltissimi di noi: precari nel lavoro, precari nel pensare più in là dell’immediato futuro, ma certi, sicuri, solidi nella scelta di famiglia che hanno compiuto.

Valentina traccia benissimo i contorni di quella che oggi è l’immagine della mamma: una donna sempre felice, capace di dividersi in mille modi, che mette i figli davanti a tutto e tutti, una donna in forma, che la gravidanza non ha mutato per nulla, semmai ha solo reso grata per quel meraviglioso dono. Una donna che sa: sa tutto, perchè ha letto tutto lo scibile, ha appreso ed è costantemente padrona di ogni situazione.

Poi c’è la realtà. Una realtà che non sperimenta solo Valentina, io, per esempio, ho avvertito le medesime sensazioni. Perchè nessuno lo dice, ma ci si sente rotte dopo il parto. Rotte dentro e fuori, soprattutto se quel parto è stato un taglio cesareo. Nessuno lo dice, ma nascere figlio e mamma attraverso un taglio, non è come nascere tali secondo natura. Eppure siamo trattate allo stesso modo, guardate con stupore se non avvertiamo quell’istinto materno… ma quale istinto materno?

Cos’è l’istinto materno? Valentina si domanda perchè tutta la preparazione lungo la gravidanza non le ha dato la conoscenza che le occorrerebbe in quel momento, nel quale sente l’obbligo di occuparsi di sua figlia appena nata, eppure non vuole farlo, anzi, vorrebbe proprio non alzarsi più dal letto, che non ha nessuna ragione per vivere.

Valentina non è totalmente sola, accanto a lei c’è Francesco.

Francesco C’E’!

Non vuole essere definito un mammo e trovo che abbia tutte le ragioni di volere essere considerato ciò che è: un UOMO, un MARITO, un PADRE.

Ecco, credo che dovremmo smettere di considerare speciali, eccezioni, tutti quei maschi che davvero diventano adulti e uomini, davvero scelgono di essere mariti (o compagni, è lo stesso) perchè amano le loro mogli (o compagne, è lo stesso) e si occupano di loro, le ascoltano, le guardano, ci sono. E che scelgono di diventare padri e poi fanno anche i papà.

Invece sarebbe ora di guardare con sospetto tutti quei maschi che stentano a crescere, che sono mariti solo sulla carta d’identità e padri all’anagrafe, allora, forse, si sentirebbero meno autorizzati a proseguire nello stesso modo e, chissà, potrebbero anche trovare una buona ragione per evolvere, una buona volta!

Valentipost partumna, con questo testo, mi ha tenuta incollata al suo racconto fino all’ultima parola e poi m’è dispiaciuto dover chiudere… sono stata bene in sua compagnia, è stato bello ascoltarla e le sono grata per avermi aperto la porta di un mondo che non conoscevo, ma che da oggi ho i primi rudimenti per cogliere i segnali.

Consiglio a tutti la lettura di Out of the blue Rinascere mamma, non solo alle mamme che soffrono o hanno sofferto di depressione post partum. Lo consiglio agli operatori della salute, per comprendere cosa manca così tanto nel loro approccio comunicativo coi pazienti: manca l’ascolto, troppo spesso manca proprio l’ascolto.

Lo consiglio alle mamme, tutte, perchè fra le parole di Valentina ci siamo un po’ tutte: normali, affaticate, inconsapevoli e sole…

Lo consiglio ai mariti: perchè anche loro apprendano i primi rudimenti per accorgersi dei segnali, poterci essere davvero e fare la differenza.

La depressione post partum è una malattia.

La depressione post partum è una malattia dalla quale si può guarire.

La psicoterapia è la strada da intraprendere per guarire.

Sempre di più e sempre meglio emerge quanto l’ascolto e il sostegno, uno spazio in cui potersi esprimere senza essere soggetti al giudizio, ma nel quale essere accolti e poter lavorare per scrollarsi di dosso tutte quelle sovrastrutture che ci costringono in panni che non ci appartengono, valga moltissimo. Sia vitale. Sia necessario e utilissimo. Dovrebbe diventare la norma avere a disposizione, nei momenti cruciali a maggior ragione, un supporto psicologico.

Apprezzo particolarmente le letture in cui si raccontano vite vere: molto più spesso di quanto si pensi, la realtà supera la fantasia. I veri eroi, io penso, siamo noi: noi piccoli uomini e donne, con piccole voci, che, col nostro quotidiano, cerchiamo di costruire la nostra esistenza. Con impegno e dedizione, con constanza e parecchio lavoro: comunque andrà, sapremo renderla straordinaria.

Grazie a Valentina e Francesco.

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