19 dicembre 2015

E’ l’ultimo sabato prima di Natale e noi abbiamo un sacco da fare!

La giornata è uggiosa e la mattina se ne va in attesa che asciughi.

La tenuta è quella adatta alle occasioni come questa e, mano nella mano, partiamo.

Lui ed io. Da soli, come non accade quasi mai.

Lui sale, io resto a terra. Ormai siamo una squadra collaudata, abbiamo mansioni e ruoli ben definiti e funzioniamo, da dieci anni, forse anche grazie a questo.

I rami ci passano nelle mani, li sentiamo scivolare, mentre cadono le olive nelle reti stese sotto i nostri piedi. Loro cadono e rimbalzano sugli stivali di gomma, neri sbrilluccicosi, perché campagna non vuol dire completa assenza di vezzo.

Il silenzio riempie le nostre orecchie e ci lascia il suono delle fronde pettinate dai nostri speciali rastrelli.

Di tanto in tanto mi passa per la mente un pensiero e glielo lascio così come è arrivato. Lo lascio a lui che sa sempre come ascoltarlo e tenerlo con sé. Che sia un pensiero semplice o uno più profondo…

Alla fine davvero stiamo decadendo insieme…

Lui sorride, posso immaginare il suo sguardo compiaciuto, anche se non lo vedo da qua sotto.

E’ rassicurante.

Cosa?

Vedere decadere me, insieme a te. 

Cos’è l’intimità? Quella cosa che ti fa sentire insieme all’altro anche quando sei da solo, che ti fa comprendere l’altro ad uno sguardo, è guardarsi prima di quell’ultima spinta e poi mettere al mondo un figlio che non vive, è sorridersi e condividere l’amore che c’è in quella vita che non c’è più.

Domani compirà 3 anni.

Ci pensi? 3 anni… chi l’avrebbe mai detto… io non ce la farei più. Non credo che avrei la forza di sostenere tutto un’altra volta. Chissà, forse quella forza si trova a fronte di una meta imprescindibile. Quanto lo abbiamo desiderato?

Tanto.

Però credo che ritroverei quella forza, se arrivasse un altro dei nostri. Non per cercarlo… solo se arrivasse…

I bambini sono belli.

Sì, sono belli.

Lui ed io siamo anche questa intimità. Quella della perdita e poi del dolore e poi dell’assenza e poi della paura e poi della solitudine e poi di un vuoto che non può essere colmato con noi, ma quel Noi è la formula con cui sopportarlo e poi trovare il modo di conviverci e poi quello di superarlo e infine di osare ancora.

Senza di lui chissà se avrei osato. Se quella forza mi sarebbe venuta.

Stiamo per festeggiare 3 anni da quel tardo pomeriggio in cui la paura di perdere un figlio durante l’attesa si è trasformata nella paura di perderlo dopo l’attesa. Al ricordo il respiro si ferma e sento nella pelle quanto deve essere stato difficile per nostro figlio respirare su questo mondo, per il quale forse non era ancora del tutto pronto.

Portiamo insieme quella fatica e ogni tanto i nostri sguardi si incrociano e ce la raccontano: non siamo più quelli di prima. Non lo saremo mai più.

Siamo Noi.

Oggi, genitori di alcuni figli, anche dei figli che non ci sono e che ci hanno lasciato la famiglia che abbiamo. Una famiglia fatta di parole e silenzi, di sguardi e sorrisi, di sospiri e apnee.

I rastrelli passano a cadenze alternate sulle fronde e ci regalano il ritmo di questo pomeriggio insieme.

Noi

Tu sei la mia normalità.

So bene cosa vuole dire. E’ il sapore di casa, è l’anima irrequieta che scova il proprio posto, è la certezza di ritrovare il proprio luogo nel nostro abbraccio. E’ comprensione, pace, quiete. Nessuna ansia da prestazione, via il timore d’essere giudicato…

Lui la roccia, io la cozza.

Così gli piaceva prendermi in giro nei primi tempi di Noi.

Io ridevo, come ne rido oggi, ed è anche su quella risata che ci siamo lasciati lo spazio per divenire insieme fino a qui.

Lui è davvero la roccia ed io davvero la cozza.

Mi tengo aggrappata alle cose che contano e non mollo per nessuna ragione. Lui è colui con cui ho costruito tutte le cose che contano.

Lui resta, io pure.

Le ore trascorrono e gli alberi passano. Sono carichi quest’anno, è un anno buono per i frutti di ogni tipo.

Scende l’imbrunire e si porta l’umido della sera, gli occhi fanno fatica a vedere, ma è grande il desiderio di portare a termine quell’ultimo albero: insieme.

Ogni oliva che cade è una goccia del nostro oro liquido. Nostro. Della nostra terra, del luogo che abbiamo scelto come scenografia per la nostra famiglia. Alzo gli occhi e vedo lassù la nostra casa. Le finestre illuminate e il camino che fuma. La casa vive, i bambini la colorano di allegria e risate, di liti e pace.

Ormai non ci vediamo più, carichiamo gli attrezzi e torniamo indietro. Il nostro sabato pomeriggio sono 40 chili di olive: qualche litro del nostro olio.

Apriamo la porta di casa, umidi, infreddoliti e soddisfatti. I piccoli ci corrono in contro come se non ci vedessero da tempo immemorabile.

I bambini sono belli e i nostri ci illuminano d’immenso.

Mi lavo le mani e accendo il forno. Domani è una giornata speciale: da 3 anni siamo la famiglia che siamo. Una conquista che ci pareva impossibile.

Qualcuno direbbe che ci è stato elargito un grande dono.

Io non credo ai doni… Credo sia il momento di assemblare la torta per le grandi occasioni: la mia solita, guarnita e agghindata come da ordinazione del più piccolo di casa.

20 dicembre 2015

Oggi è una meravigliosa giornata di sole e si festeggia!

Noi

Siamo felici.

Questo è il Post numero 100!

Grazie per avere condiviso questo pezzo di vita insieme a me.

Grazie di cuore a tutti Voi 😉

Lascia un commento