Per nove mesi sono stata chiamata all’osservanza del benessere.
Non bere, non fumare, mangia, ma non mangiare troppo. Stai tranquilla, la gravidanza non è una malattia, è sempre stato così fin dalla notte dei tempi e non ci siamo ancora estinti, perciò…

Perciò le mamme sanno partorire e i figli sanno nascere, quindi stai serena e non portarti iella con i cattivi pensieri.

Ci ho provato davvero a non portarmi iella, talmente ero ad un metro sopra il cielo! Se le mamme sanno partorire e i figli sanno nascere, sto a posto, io sono una mamma e lì dentro c’è mio figlio.
Ma la iella si sa, non guarda in faccia a nessuno e quando arriva arriva, un po’ come il Natale…

Sì perché a volte la natura fa quel che le pare ed è incredibile pensare a quanto riesca a dare alla luce, nonostante quanto la sua poca accortezza sottragga; poi talvolta arriva una squadra dai camici verdi e si mette nel mezzo, fra lei e la sua distrazione e guarda un po’: siamo sempre di più su questo mondo!

Bon.. quando arriva il pupo sembra essere tutto finito: sono madre e se ho letto tutte le riviste in tema di bebé, sono certamente dotata della saggezza che serve.

Pipette per il naso, l’ultimo ritrovato in leggerezza come passeggino, culle, cullette, creme, cremine, vestiti, tettarelle, bilance, marsupi e l’immancabile ippopotamo da vaschetta.

Dopo qualche figlio penso che la cosa essenziale non siano affatto le cose, ma le persone.

babè

Quando nasce un bebè nasce anche una mamma: lei non sa, vaga a vista e i dubbi sono talmente tanti che nemmeno seguono un ordine logico.

Finché ero un’incubatrice sono stata monitorata fin nel minimo dettaglio, da quando materialmente ho cominciato davvero ad occuparmi dei miei piccoli, sono scomparsa agli occhi di tutti.
La salute del bebè dipende dalla salute della mamma, eppure importa solo del bebé: ha dormito le giuste ore di sonno? ha ingerito il giusto quantitativo di latte? ha evacuato abbastanza pupù?

Mamma, tu come stai?
Hai dormito, mangiato e l’ultima doccia a quando risale?

Non lo chiede nessuno.

Ogni volta che ho tentato di dire che avrei avuto bisogno di dormire e forse nutrirmi e forse non so… qualcosa…

Allora la risposta è sempre stata la stessa:

Hai voluto la bicicletta?

No, in effetti non ho voluto la bicicletta, io ho desiderato un figlio.
E per imparare a conoscere questo figlio e scoprire quale madre posso essere, ho bisogno di tempo e tutti quegli attrezzi con cui ho impestato casa e dissolto denaro, occupano spazio e non mi offrono risposte.

Ho studiato il mio essere madre già da prima, quando le notti erano spezzate dal bruciore di stomaco, i crampi ai polpacci, i calci nel pube. Allora sì che ho avuto il tempo di immaginarmi… poi è arrivata una creatura con bisogni, orari e gusti di cui non avevo idea.

Perciò non è esattamente come immaginavo… cioè, non basta lasciarlo piangere perché impari a non piangere, non basta tenerlo appresso perché tutti i bisogni siano assolti, non basta quello che mi dicono, quello che ho letto e mi manca il tempo di aggiornare.

Ora devo fare qualcosa che non è spiegato da nessuna parte e che nessuno può insegnarmi: devo imparare ad essere la madre di mio figlio.

Allora sarebbe bello che mentre il bebè è pesato, sia pesata anche la mamma, perché se la mamma sta bene, allora sarà una mamma capace di sorridere ed ascoltare.

Sarebbe bello che se un bebè risulta in buona salute, allora siano fatti i complimenti alla sua mamma, che è riuscita a fare bene ciò che non sapeva fare.

Sarebbe bello che questi figli non siano più solo biciclette su cui salire, che poi a pedalare sono sempre gli stessi, ma a giudicare sono tutti gli altri.

E cambiamo il volto delle cose essenziali… non sono gli oggetti, ma le persone.
Quelle che accolgono e che apprezzano, che stimano e danno valore all’impegno e l’amore dei genitori.

Non ditemi cosa devo fare, ma ascoltate i miei dubbi e le mie paure, perché sono una mamma e ho paura.

Paura di sbagliare, di non vedere, di non sapere di… tutto.

Allora ditemi che posso sbagliare, che sbagliando s’impara, che a tutto c’è rimedio, che non sono strana, pazza o la più insicura delle madri.
Sono normale.
Allora non ditemi cosa devo fare, ma chiedetemi cosa l’istinto mi suggerisce. Lasciate che i pensieri trovino le parole e fate uscire quel che c’è nel cuore.

Datemi tempo e togliete le cose che non servono.
Datemi il papà accanto che divida con me il tempo di una doccia o di un pranzo, che culli e possa occuparsi dei fratelli, che ci sia con noi… perché ad ogni figlio che nasce, una famiglia si rinnova. Negli spazi, nei pensieri, nelle abitudini e nelle aspettative.
Occorre tempo e l’impegno di tutti.

Un figlio non è una bicicletta e non l’ho messo al mondo per pedalare, semmai per camminare insieme, verso una meta comune che non avremo finché non la scopriremo.

Quando nasce un bebè nasce anche una mamma: quella mamma nasce anche se il suo bebè non potrà respirare la sua aria, che la natura s’è distratta e i camici verdi ce l’hanno messa tutta, ma non c’è stato niente da fare.

Anche quella mamma deve imparare a fare con quel bebè che non avrà mai.
Sarebbe bello che fosse pesata e accudita come ogni altra mamma.
Sarebbe bello che fosse ascoltata e stimata perché ce la fa anche lei, nonostante abbia paura e sia sola… ancora più sola mentre trova modo di vivere con quel figlio che non c’è.
Datele accanto il papà del suo bambino, perché insieme, mano nella mano, trovino il loro modo di essere la famiglia che sono diventati.

Per ogni bebè che nasce,
nascono una mamma, un papà e una famiglia.
Sarebbe bello che per cominciare, davvero, si partisse da qui.

Lascia un commento