C’era Castellitto a schermo pieno. Dopo la piadina del sabato sera, stavamo tutti sul divano allungato.
Lui ed io, coi figli sopra. Tutti.
La media ha allungato un piede e si è addormentata così: la mano di papà sul capo, quella della mamma sul fondo.
Il piccolo dentro al mio braccio, appiccicato alla sorellona.
La grande coi suoi occhiali da liceale, era dentro la storia di Bianca.

E’ stato un momento perfetto.

Ho pensato che il mondo poteva pure spegnersi, io stavo a posto così.
Loro magari no 😉
La perfezione non è la stessa per tutti e non è la stessa sempre. Chissà se pure lei invecchia e si fa stropicciata, come la coperta del nostro divano e le mie zampe di gallina.

Forse si sposta da fuori a dentro. Per carità, son belli i tramonti, le albe e le stelle di agosto, ma vuoi mettere un concentrato di famiglia in una stanza disordinata, avvolto in una coperta sprimacciata, sempre troppo corta, eppure chissà come, abbastanza calda?

Il mio esercizio da alcuni anni è tenere conto dei momenti perfetti.
Caspita se ce ne sono! E quanti me ne sono persa.
Dietro ai conti che non tornano, la fatica di andare e venire, di portare e prendere, di fare e disfare.

Restare.

Darsi la pazienza di restare. Come adesso. Ora sono sola. Guardo musica in tv. Ho già pranzato. Per far prima, che fra poco devo partire per andare e tornare, fare e disfare.
Non ho voglia di niente: né leggere, un lusso dei momenti solitari, né pensare, né pulire, né riordinare.

Nulla. Restare nel nulla.

Ho pazienza e sto. Poi passerà. E sono sicura che mi darà un altro momento perfetto, ché Castellitto e la coperta sprimacciata non c’entrano niente.

Sapere stare… il momento perfetto sta nella pazienza di sapere stare dentro ogni momento. Perfino questo è perfetto, a modo suo.

momento perfetto

Lascia un commento