Un ragazzo di fronte all’altro, uno compie gesti, l’altro li deve riprodurre come se fosse il suo riflesso nello specchio.
I ragazzi esecutori realizzano gesti stravaganti a scatti, lo specchio fatica a riprodurre i movimenti. 
E’ divertente mettere l’altro in difficoltà, vedere come non riesce ad eseguire il suo compito.

Interviene l’insegnante e svela lo scopo del gioco: lo spettatore non deve capire chi sia l’esecutore e chi lo specchio…
Allora i movimenti devono essere lenti e prevedibili. Ci deve essere cooperazione fra esecutore e specchio, cooperazione e complicità.
La cooperazione deve essere posta come regola del gioco.
La cooperazione non è istintiva. Istintivo invece è mettere in difficoltà l’altro.
La cooperazione va imparata… L’antagonismo invece è già perfettamente acquisito fin da piccoli.
Un’amara realtà. Siamo abituati a competere, ad essere valutati e poi confrontati. Ci sono quelli bravi e quelli meno bravi. Quelli che si sono fatti strada, quelli che hanno i numeri per farsi strada e quelli nati perdenti… che se disattendono le aspettative e arrivano da qualche parte, il mondo si stupisce e acclama: “E’ l’eccezione che conferma la regola!”
La vita come eterno esame, cominciato a casa fra i fratelli, proseguito sui banchi di scuola e venduto come qualcos’altro nell’attività sportiva.
Perché è vero che mens sana in corpore sano, ma temo si sia perso l’obiettivo. 
Ho contattato una palestra perché la mediana (6 anni a gennaio) avrebbe voluto provare ginnastica ritmica. Il corso consta di due lezioni settimanali, da intensificarsi sotto i periodo di gara. Perché lo scopo della palestra è portare i bambini a competere ed essere migliori di altri. Forse ci si diverte mentre si compete, ma intanto dapprima si pone l’obiettivo: qualificarsi.
Il corso di palla a volo ha il torneo. E se non ci si qualifica si è perdenti, chissà se nel frattempo non ci siano dispute interne alla squadra, per quel battitore che ha svolto male il suo ruolo e quel ricettore che non ha ricevuto. Importa se i ragazzi si siano divertiti?
La scuola di danza accoglie tutti, noi paghiamo la retta perchè i bambini si divertano ballando… credevo… Poi occorre il costume di scena, comprare i biglietti del teatro che la scuola ha affittato, riempirlo con amici e parenti paganti, poi lo spettacolo che mostra. Mostra il lavoro di un intero anno o il divertimento del nostro bambino agghindato? 
Più il teatro sarà pieno, più la scuola avrà visibilità. Più la scuola mostrerà spettacoli accativanti, più avrà notorietà. Più notorità avrà, più aumenterà il suo prestigio, le iscrizioni e gli incassi.
E se non sei disposta a far partecipare il bambino quanto serve perchè resti a livello della classe intera, allora è meglio che tu non lo iscriva… potrebbe non divertirsi restando indietro… o non essere all’altezza della corretta esecuzione.
Ho mostrato mia figlia con la parrucca arruffata e lei ha mostrato quei passi divertenti (forse) compiuti, e ripetuti per mesi. La strofa cantata e ricantata, battuta e solfeggiata su cui ha mosso il piede che, (dannazione!) stentava a piegarsi a dovere.
“Hai visto? Quella è mia figlia…. che brava!” – il classico brusio nella platea del teatro…
Ci sono i piccoli fratelli trascinati in giro sulla giostra delle dimostrazioni, che si prestano e già si abituano al futuro che verrà.
Poi la primogenita a scuola ha messo in scena “Orfeo ed Euridice”, ha imparato la parte con grande soddisfazione, ha cooperato con il resto del suo gruppo nel preparare scenografie e costumi. Si sono aiutati e si sono uniti, in ultimo mostrando il loro lavoro. Non ha prodotto reddito per nessuno, non è costato risorse alle famiglie, che hanno contribuito dando idee, fornendo materiali di recupero, interpellate fino al quarto grado di parentela.
E’ stato un successo perché se ne parla da un anno. Ancora con la luce negli occhi. Quei ragazzi sono stati Qualcuno per ognuno. In ultimo sono stati valutati, per l’impegno, l’inventiva e l’esecuzione magistrale. Non poteva che essere tale, visto il divertimento e l’interesse che ha suscitato in moltissimi di loro.
Così la primogenita mi fa approdare al corso di teatro. Sono spettatrice della prima lezione e resto incantata di fronte al gioco dello specchio. Incantata e pacificata.
Il futuro che verrà sarà altro.

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