I figli più che completarmi, ogni volta, mi hanno frantumato.

In mille pezzetti: tutti quelli in cui mi sono fatta quando loro sono nati e mi hanno lasciato vuota, con mille domande e paure, incertezze e dubbi.

Quando li ho presi in braccio per la prima volta, guardandoli ho chiesto ad ognuno di loro: Ma chi sei tu? Sicuro di essere lo stesso che stava là dentro?

Per non parlare di quelli che in braccio non li ho mai tenuti e, senza averli mai visti, ho chiesto al silenzio dove diavolo fossero spariti, e poi perché?

Ogni volta mi sono dovuta cercare e trovare, per poi rimettere insieme quei pezzi in un modo nuovo. Un modo che sapesse tenere anche loro, ascoltare anche loro, rispondere anche a loro, guardare anche a loro, fare persino senza alcuni di loro.

Ho scelto di diventare mamma per la prima volta perché credevo che poi sarei stata completa.

I figli sono la vita.
I figli sono l’amore più grande.
I figli sono tutto.

Da sempre lo si dice e lo si legge! La parola figlio è circondata da un cuore fluorescente, talmente ingombrante che lo posso persino sentire battere, sebbene sia solo un disegno.

i figliA volta mi chiedo se tutto ‘sto miele non faccia male alla salute.

E’ vero che ogni mamma è mamma a modo suo. E’ vero che ogni amore è grande per chi lo prova e nessun altro lo può quantificare. Perciò sono sicura che per molti i figli siano tutto questo e molto altro. Non per me.

Io mi sono ritrovata frantumata, accanto ad una piccola creatura che ne sapeva certamente più di me, ma ancora non avevo capito come fare per tradurla.

Poi un giorno sì, mi sono sentita proprio completa.

Era un sabato di giugno e stavo dicendo Sì ad un ragazzo riccioluto.

Oggi è un uomo brizzolato e ancora, quando è accanto a me, io mi sento a casa, come allora.

La mia maternità è nata la prima volta da un istinto che mi ha fatto scoprire come si fa a frantumarsi e rimettersi insieme. Ho capito che sono capace di trasformarmi. Che grande soddisfazione è vedere come riesco a divenire! Imparando a conoscere quella nuova creatura che viene da me, ma non è me. Viene da noi e ci trasforma entrambi in qualcosa di nuovo, a volte migliore, altre, quando il tasto translate si inceppa, anche peggiore.

Ci piace farci frantumare, per poi rimetterci insieme. Quanto amore c’è nel frantumarsi. Ma non è un amore che completa, non lui da solo. Non del tutto almeno. Certi buchi restano buchi, poiché ogni amore ha il suo tempo, il suo spazio, il suo ruolo e la sua occasione di farsi completo. L’amore sfumato di una madre non lo colma un figlio. L’amore mai trovato di un compagno di vita, ancora non lo colma un figlio. Piuttosto quell’amore si fa di carne ed ossa attraverso i figli. Lo puoi spargere per il mondo, perché resista e duri oltre te.

A noi piace talmente frantumarci e spargere quell’amore sperando che resista oltre noi, da averlo fatto diverse volte, dopo la prima. E non abbiamo smesso nemmeno quando è stato più difficile.

Come ci rimettiamo insieme i frammenti noi, nessuno mai.

Così capita che se dico che io sono una mamma ed è nella maternità che c’è il grosso di me, subito si pensa a quel cuore che circonda il figlio e pure se è solo un disegno lo si sente battere, da quanto è ingombrante.

Io sono una mamma perché da quando mi sono frantumata è impossibile per me definire il confine tra i pezzi. In tutto ciò che penso, faccio e dico, ci sono crepe e i segni degli smottamenti.

Io sarei altro se non avessi ognuno di loro. Perfino quelli che non ci sono.

Ho il sospetto che avrei trovato comunque un modo per sentirmi felice.

Perché la felicità, come la maternità, è una scelta. Persino se dal principio capita per caso.

Lascia un commento