Corridoi (quando la Pasqua incalza)

Mi sto allungando, arrampicata allo scaffale, verso la mia Bonarda preferita. Intanto la giacca sale portando con sé gli strati sotto di lei, ma i reni restano al caldo: evviva il ritorno dei pantaloni a vita alta!

Mannaggia ai nani! Penso sempre.

E spero che lo scaffale non mi finisca addosso. Intanto mi guardo intorno… eh eh eh! Quante volte ho beccato lo spilungone di turno ghignarsela? Figurati se allunga una mano e mi toglie d’impiccio!

Sono tre i ragazzi che ridono. Uno ha un cespuglio al posto dei capelli. Un altro una fila di denti bianchi meravigliosi, il terzo spinge il carrello pieno.
Patatine, salatini, arachidi, ancora patatine, birra, vino, poi altre bottigliette ignote dotate di gretta.

Guardo dentro il mio carrello: farina per gli gnocchi, pelati per il sugo, sacchetti da freezer per gli avanzi, 3 uova di Pasqua per il consumismo, una colomba con i canditi per me.
I ragazzi ridono, scommetto che nemmeno mi hanno notato. Sono davanti ad una bottiglia di Bellini.

Prendo, non prendo, quella volta che… pensa se…

Loro mi passano oltre, io mi aggiusto la giacca e tutti gli strati sotto.

“È Pasqua – penso – vent’anni più, vent’anni meno.”

Pasqua

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