Nella mia mente c’è un cassetto. Sta esattamente in quel posto. Resta chiuso. Chiuso con cura.

Ci passo accanto ogni giorno. Più volte al giorno. Lo guardo e lo riconosco. So che è lui.

Sorrido.

E’ lì e non scappa. So che non scapperà mai. E’ il mio cassetto. Riempito e richiuso con cura.

Non lo apro quasi mai. So cosa c’è dentro. Non mi serve aprirlo. Anzi. Mi serve che sia chiuso e ben custodito.

Mi serve però che si possa aprire ogni volta che voglio. Perché è il mio casseto. Dentro c’è roba mia. Roba bella. Importante. Faticosa. Perciò preziosa.

Getto gli occhi lì ogni giorno e mi sento sicura. E’ tutto al suo posto. Non scappa, non fugge, non dilaga. E’ sotto controllo.

Raramente accade qualcosa che mi fa desiderare ardentemente di riaprire quel casseto. Quando accade devo decidere se aprire o no. E scelgo.

Lo apro.

parolealluttoperinatale
Immagine tratta dal web

Ci sprofondo dentro e sento ancora tutto. Ancora una volta. Ci affondo. Dentro a tutto quel dolore ci sto con la pelle, le ossa e le lacrime scendono tanto da non potersi fermare.

Mi guardo allo specchio. Mi vedo vecchia. So perché sono vecchia. Quel cassetto è un pezzo di quella vecchiaia. Riconosco la mia pelle avvizzita in quella fatica. La mia pelle avvizzita mi piace. Sa di molte cose. Non ho lasciato indietro niente. Non ho rinunciato a niente.

Non ho paura. Sto bene. Sono perfino felice. Perché sto bene.

Anche se piango e sono sprofondata in quella pena. La sento. E’ lei, ancora lei. Non è cambiata. Non mi sorprende, piuttosto mi rassicura. Lei non invecchia. Non indurisce. Non muta. Sta solo riposta. Finché non sono io a scegliere di riprenderla in mano e sentirla ancora una volta. E’ la mia e ci sono affezionata.

Annuisco. Sono pronta. Ripongo tutto nel casseto. Ancora una volta. Senza alcuna fatica. So come si fa.

Mi rassicura sapere di saperlo fare. Mi rassicura sapere di poterlo fare senza portare con me altro che questo momento.

Il cassetto è chiuso. E’ il mio cassetto. Prezioso. Lo guardo e sorrido.

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