“Mi trasformo in Babbo Natale, la Befana, il topo dei denti, la fatina del ciuccio. Compaio all’occorrenza senza farmi vedere, grazie alla polverina magica che cospargo nell’aria e, come d’incanto, nessuno si sveglierà finché non avrò compiuto il mio dovere e svanirò in Lapponia, nella fascia sotto casa o in qualche altra parte del mondo.
…” 🎅

Bugie che fanno sognare – tratto da Professione Mamma.

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Estratto:

Il mestiere di genitore è il più difficile del mondo.
Quante volte l’ho sentito dire!
La domanda allora mi sorge spontanea: perché il mestiere più difficile del mondo, oltre che il più importante, è l’unico che non presuppone una formazione?
Probabilmente perché nessuno può arrogarsi il diritto di dirti che tipo di genitore devi essere, perché ogni genitore è unico e uguale solo a se stesso, perché non esiste una figura di genitore-tipo, dato che bisognerebbe avere l’elasticità di adattarsi al figlio che si sta allevando e ogni figlio è unico, uguale solo a se stesso.
Insomma, non esiste una scuola per genitori, in compenso esistono quantità di esperti (più o meno accreditati) che elargiscono vere e proprie perle di saggezza, illustrando così un modo giusto di essere genitori.
In realtà non esiste un genitore giusto, ma esiste un genitore cool.
Un genitore capace di interpretare ciò che gli esperti giudicano essere meglio per allevare un figlio.
Al genitore del nuovo millennio non possono mancare gigantesche cuffie da piazzare sul ventre occupato dal piccolo in arrivo perché possa già assaporare le hit del momento.
Non può mancare ogni genere di ammennicolo della sezione ‘puericoltura’: ha un certo gusto retrò per le ancestrali modalità di allevamento della prole. Quindi lo troveremo pronto a sfoggiare lunghi drappi di tessuto, in cui insacca il piccolo fagotto in evoluzione. Perché è trendy essere a metà fra mamma-canguro, con una spruzzata di scimpanzé, senza sconfinare troppo nel gusto meramente africano, prontamente allontanato dall’uso di un drappeggio prezioso di tendenza etnica o dalle fantasie più occidentali, meglio se firmato da qualche stilista del momento.
È un genitore attento al tipo di palato del figlio: infatti ho perso il conto di quante tettarelle ci siano in commercio. Forme, misure, flussi, materiali: mai una uguale all’altra, così da non scivolare nel banale e rischiare di trovare il ricambio al primo colpo.
È attento all’alimentazione: infatti è necessario ‘integrare’ l’alimentazione del piccolo in evoluzione con le sostanze più disparate: vitamina D, K, fluoro, ferro e zinco, per dirne alcuni.
Ma serviranno davvero? Perché ad ogni figlio che partorisco, l’elenco aumenta, quindi mi domando se la primogenita si smonterà, presto o tardi, a causa della vitamina Vattelapesca che, vedi tu la sfortuna, quando è nata non era ancora di moda.
Essere un buon genitore corrisponde appunto alla corretta interpretazione della moda del momento.
Ai tempi in cui sono stata io bambina era la stessa cosa: è cambiata solo la moda da interpretare.
Con un certo sarcasmo, una certa vena critica e qualche ammissione di fondatezza, vorrei raccontare il mio essere mamma. Dalla teoria alla pratica, passando inevitabilmente sulla pelle dei miei figli che, bontà loro, se ne faranno una ragione prima o poi: di mamma ce n’è una sola – per fortuna!

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