Il Baby Loss Awareness Day ha luogo il 15 ottobre, Giornata Mondiale della Consapevolezza del Lutto Perinatale. Giornata in cui si accendono i riflettori e si concentrano gli sforzi di chi si impegna quotidianamente a fare informazione (e non solo) su questo tema.

Il Baby Loss Awareness Day ha da sempre suscitato in me sensazioni ambivalenti. Se accolgo con entusiasmo e partecipazione tutto ciò che va nella direzione dell’informazione e della divulgazione di ciò che è il lutto perinatale, ho difficoltà ad avvertire lo stesso entusiasmo di fronte alla ritualità di questa giornata.

Il Baby Loss Awareness Day è la giornata di commemorazione di tutti i bambini morti durante la gravidanza o subito dopo il parto.

La commemorazione avviene attraverso diverse ritualità come il lancio dei palloncini e l’Onda di luce.

Da tempo mi domando da dove venga questo mio disagio di fronte a tali celebrazioni. Quando mi confronto, capita spesso di sentirmi dire:

Se non te la senti, non è un problema… ognuno fa quel che si sente.

…mi assale un senso di inadeguatezza.

Sarò in difetto perché non me la sento? Ma poi, davvero non me la sento?

No. Non dipende affatto dal sentirmela o meno. Come se fosse troppo per me accendere una candela e celebrare la memoria delle mie figlie.

Semplicemente non lo voglio fare: per me non ha senso farlo.

Non mi appartiene: non sono il tipo di persona che accende candele… tuttavia, se lo fossi, le mie si accenderebbero il 2 di novembre (il giorno dei morti).

Però c’è di più, cioè la mia difficoltà non viene solo da come mi pongo io stessa di fronte al significato personale che ha questo genere di rituale, piuttosto mi suscita perplessità il messaggio generale che porta con sé.

Vorrei lasciare ad una citazione il tentativo di spiegare la mia sensazione:

(…) la vita può ancora vincere contro la morte perché l’individuo ha la possibilità (spesso con il giusto aiuto) di trasformare un’assenza esterna in una presenza interna. E ciò metterebbe capo, inoltre, alla formazione di una nuova identità di cui l’oggetto d’amore continua a far parte essendo stato restaurato in un ricordo che presentifica.

Siamo in una concezione del processo del lutto che si basa su una piena identificazione dell’uomo con l’individuo che non può accettare la morte e la vince attraverso i meccanismi riparativi dell’apparato psichico. In realtà, una elaborazione del lutto di questo genere non restaura la possibilità di vivere, bensì consente soltanto di sopravvivere: continua a vivere soltanto ciò che resta oggi della vita passata attraverso il ricordo!

Francesco Campione – Lutto e Desiderio

Qualcosa fin da subito mi ha spinto lontano da ogni pratica o pensiero che tentasse di legarmi al ricordo. Come se avessi avvertito che questo stare, mi avrebbe impedito di andare.

Mi sono sempre chiesta perché ciò che comunemente è mostrato e incoraggiato nell’ambito del lutto perinatale sia lo stare. Dentro la memoria. Nella commemorazione. Nella ricerca costante dei segnali di una presenza possibile. Stare in lutto. Senza allontanarsi mai da ciò che si è perso. Pena il diniego.

La parte più difficile dopo la sopportazione del dolore puro per la morte di un figlio, è il senso di colpa.

Io non sono riuscita a fare niente per salvarti.
Io sono viva e tu no.
Con quale diritto torno a vivere?
Nessuno. A meno che io non viva per te. Ricordandoti. Cercandoti senza sosta. Ritrovandoti ovunque. Onorandoti quotidianamente.

Eppure esiste un’altra opportunità: posso leggere attentamente quel senso di colpa e assolvermi.

Non sono riuscita a salvarti perché non potevo salvarti. Non potevo poiché sono umana… e non onnipotente. Non ho potere sulla vita e sulla morte, nemmeno dei miei figli.

Io sono viva e tu no. E proprio perché so (anche attraverso la tua dipartita) quanto la vita sia preziosa, unica, straordinariamente affascinate, ricca di possibilità, imprevedibile e talvolta breve, voglio goderla pienamente e tutta, perché voglio renderla degna d’essere vissuta. Come lo è stata la tua. Non vivo in tuo nome, ma nel mio. Recido il cordone e mi lascio andare. Tu non sei più qui. Ma io sì. Forse un giorno ci ritroveremo, forse no. Quel che conta è che in un certo tempo ci siamo incrociati e abbiamo lasciato il segno l’uno nella vita dell’altro. Io porto il mio, preziosissimo cameo, il cui splendore si manifesta proprio nella scelta di fare della mia vita una bella vita.

L’uomo dovrebbe semplicemente essere messo in grado di poterli dimenticare i suoi morti, perché così non siano più presenti e si possano ricordare, cioè collocare nel passato. E ciò perché l’uomo che può dimenticare può decidere in che misura dimenticare, dimenticare il giusto a seconda delle circostanze, mentre l’uomo che è obbligato a dimenticare non può deciderlo e può incontrare un’altra forma di alienazione (…).

Francesco Campione  – Lutto e Desiderio

Quando una pratica diventa consuetudine, assume un valore rispetto a ciò che viene percepito come giusto o sbagliato, come adeguato o inadeguato, come conforme o difforme. Il messaggio veicolato dovrebbe essere analizzato da ogni punto di vista. Mi domando se sia stato considerato anche l’impatto che questo messaggio ha sulla libertà e l’utilità del dimenticare e sull’opportunità di assolversi.

In conclusione, so bene quanto i riti siano importanti e che grande valore abbiano, soprattutto quando accompagnano i momenti fondamentali della nostra esistenza.

baby loss

Riconosco anche come il Baby Loss Awareness Day sia stato capace di rompere il silenzio e portare alla luce il bisogno di riconoscimento di un dolore negato. Un bisogno che comincia ad essere recepito, infatti oggi, seppure ci sia ancora moltissimo su cui lavorare, di lutto perinatale si comincia a parlare e per i genitori stanno sorgendo sempre più luoghi (virtuali e reali) in cui potersi confrontarconfrontare o a cui rivolgersi.

Perciò  mi domando se non sia giunto il tempo di considerare una evoluzione delle consuetudini legate a questa ricorrenza, che vadano nella direzione di una normalizzazione di questo lutto, mantenendo intatta la necessità di proseguire a fare cultura su ciò che è una maternità interrotta, offrendo però anche l’opportunità di vivere questa morte come una qualsiasi altra morte.

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