Sono diventata famosa? Me lo chiedo perché che c’è chi pubblica articoli riportando interi paragrafi dai miei, peccato però la mancanza di virgolette, o almeno una piccola citazione in calce.

È capitato questa mattina di imbattermi in un articolo sul lutto perinatale, condiviso dalla pagina Onofri e La Rosa: IL LUTTO Psicoterapia cognitivo-evoluzionista e EMDR:

Il lutto perinatale: perché é importante parlarne”, a cura della Dott.ssa Laura Gaudiosi.

Già le prime frasi mi sono sembrate familiari:

La morte è un fatto strano nella nostra cultura, sembra essere un affronto, un colpo basso, un torto.
E’ come se la morte non appartenesse più al processo del vivere e fosse accolta in via del tutto eccezionale solo in alcuni specifici casi come la vecchiaia ad esempio.
Non se ne parla anche perché sembra che oggi non invecchi veramente più nessuno. Oggi si è giovani, poi maturi, poi adulti, infine grandi.  Vecchi non si è più, forse per non morire mai.
Tuttavia si muore e non solo da vecchi, ma anche prima di venire al mondo.

Qui la versione originale, tratta da “Un giorno ci rivedremo?”, pubblicato il 12 febbraio 2017:

La morte è un fatto strano nella nostra cultura. Pare proprio essere un affronto, un colpo basso, una delusione, una vigliaccheria, un torto, il male assoluto. Come se la morte non appartenesse al processo del vivere e fosse, al limite, accolta in via del tutto eccezionale solo in alcuni specifici casi: in vecchiaia, per esempio.

Anche se pare che oggi non invecchi veramente più nessuno. Oggi si è giovani, poi maturi, poi adulti, infine grandi. Ma vecchi non si è più.

Forse per non morire mai.

Tuttavia ancora si muore. Non solo da vecchi.

Poche righe dopo, la Dott.ssa Gaudiosi scrive:

Se già affrontare la morte di un nostro caro è complicato, ancora più complesso è affrontare la morte di un bambino avvenuta durante la gravidanza.Tale frangente si presenta come un intricato groviglio di contraddizioni: non è chiaro se sia da considerarsi realmente morta una creatura non ancora nata. Non è chiaro se il legame affettivo con una creatura non ancora nata, ma già morta, sia da considerarsi un legame reale o un puro volo di fantasia. Non è chiaro come sia possibile approcciare con la morte in un punto della vita in cui non ci si aspetta la morte.Spesso la reazione  automatica è restare fedeli ai valori del nostro tempo distraendosi (…)

L’originale, tratto da: “Quando il commiato viene negato”, pubblicato a gennaio 2019:

Se affrontare la morte di un nostro caro è un fatto ormai divenuto complicato, ancora più complesso è affrontare la morte di un bambino avvenuta durante la gravidanza. Tale frangente si presenta come un intricato groviglio di contraddizioni. Non è chiaro se sia da considerarsi realmente morta una creatura non ancora nata. Non è chiaro se il legame affettivo con una creatura non ancora nata, ma già morta, sia da considerarsi un legame reale o un puro volo di fantasia. Non è chiaro come sia possibile approcciare con la morte in un punto della vita in cui non ci si aspetta la morte.

Spesso viene da sé restare fedeli all’intendimento del nostro tempo distraendosi.

Dallo stesso articolo, la Dott.ssa Gaudiosi ha riportato altre parti, che elenco di seguito, prima nella versione della Dottoressa, poi l’originale.

Dottoressa Gaudiosi:

Eppure, se ascoltassimo le testimonianze e le storie delle numerose famiglie che ogni anno attraversano questa esperienza sapremmo che per molti genitori il proprio figlio è parte della loro vita spesso già da quando era solo un pensiero (…)

Originale:

Eppure, se ascoltassimo le testimonianze e le storie delle numerose famiglie che ogni anno attraversano questa esperienza, sapremmo che per molti genitori il proprio figlio è parte della loro vita spesso già da quando era solo un pensiero (…)

Dottoressa Gaudiosi:

Neanderthal non si limitava a scavare una fossa, deporre il corpo e ricoprirlo, piuttosto aveva cura di accomodare il corpo in posizione fetale e circondarlo da utensili, fiori e cibo. Si interpreta tale pratica come la prova che essi avessero già maturato un’idea della morte come un passaggio verso un’altra vita. Già nel paleolitico, dunque tra  40 000 e i 200 000 anni fa, esisteva il bisogno di occuparsi dei morti e del proprio lutto.

Originale:

I Neanderthaliani non si limitavano a scavare una fossa, deporre il corpo e ricoprirlo, piuttosto avevano cura di accomodare il corpo in posizione fetale e circondarlo da utensili, fiori e cibo. Si interpreta tale pratica come la prova che essi avessero già maturato un’idea della morte come passaggio verso un’altra vita. Quale che sia la reale ragione, resta un fatto evidente: già 120.000 anni fa esisteva il bisogno di occuparsi dei propri morti.

Dottoressa Gaudiosi:

Negare la dignità della perdita e del dolore alle famiglie a cui muore un figlio durante la gravidanza significa impedire ai genitori di fare per quel figlio le uniche poche cose che possono fare, ossia pensare a lui e dirgli addio, come da migliaia di anni siamo abituati a fare.

Originale:

Negare il commiato alle famiglie a cui muore un figlio durante la gravidanza, significa negare l’esistenza di quel figlio, la sua dignità di vita e di morte. Significa negare l’esistenza e la dignità di quella famiglia. Significa impedire ai genitori di fare per quel figlio le uniche poche cose che è per loro ancora possibile fare; significa impedire loro di dare al loro bambino un posto su questa terra, in cui poterlo pensare e in cui eventualmente tornare per poterlo ritrovare; significa negare loro di dirgli addio, come da migliaia di anni siamo abituati a fare.

Dottoressa Gaudiosi:

…ad oggi sono solo le regioni della Lombardia, Campania, Marche e Veneto ad avere una normativa locale che preveda l’obbligo per il personale sanitario di mettere al corrente i genitori della loro possibilità di seppellire il loro bambino.

Originale:

Oggi sono le regioni Lombardia, Campania, Marche e Veneto ad avere una normativa locale che preveda l’obbligo per il personale sanitario di mettere al corrente i genitori della loro possibilità di seppellire.

La Dottoressa dimostra di avere ampiamente apprezzato il mio lavoro, al punto da fare suoi altri passaggi, estratti da altri articoli.

Dottoressa Gaudiosi:

(1) Il nome di questo tipo di lutto è  “Lutto Perinatale”  ed è un lutto diverso: è l’unico che vuole un aggettivo per essere definito, come se senza quell’aggettivo non fosse comprensibile.E’ l’unico lutto che spesso non ha accesso ai riti funebri. Eppure sappiamo quanto da sempre  i riti siano essenziali per noi esseri umani, noi che dal paleolitico seppelliamo i nostri morti (…)

(2) I riti, la condivisione e la socializzazione del dolore causato dalla morte sono talmente importanti per noi esseri umani che i genitori dei Mai nati” si sono dovuti inventare dei riti a parte per condividere il loro dolore:  il Babyloss.

Originale tratto da: “Finché li chiameremo mai nati”, pubblicato il 18 giugno 2018:

(1) lutto perinatale, che è un lutto, ma un lutto un po’ diverso. L’unico lutto che vuole un aggettivo per essere definito, come se senza quell’aggettivo non fosse comprensibile. L’unico lutto che spesso non ha cordoglio. L’unico lutto che spesso non ha accesso ai riti.

Eppure sappiamo quanto i riti siano essenziali per noi esseri umani: noi che dal paleolitico seppelliamo i nostri morti.

(2) I riti e il cordoglio (quindi la condivisione e socializzazione del dolore causato dalla morte) sono talmente importanti per noi esseri umani che i genitori dei Mai nati si sono dovuti inventare dei riti a parte e un modo di condividere e socializzare il loro dolore a parte: ecco che è nato e si è diffuso il Babyloss.

Da “Il diritto dei bambini a non essere la nostra unica ragione di vita”, pubblicato il 7 aprile 2019, invece ha tratto questo passaggio:

Dottoressa Gaudiosi:

Non c’è figlio che possa sostituire il figlio perduto: partendo da questa consapevolezza è possibile attraversare il lutto insieme ai figli che già ci sono, cercando un nuovo equilibrio e una propria ragione d’esistere

Originale:

Non c’è figlio che possa sostituire il figlio perduto. Partendo da questa consapevolezza è possibile attraversare il lutto insieme ai figli che già ci sono, cercando un nuovo equilibrio e una propria ragione d’esistere.

Cosa posso dire?

Vi consiglio la lettura dell’articolo integrale, è un articolo interessante, anche perché in parte l’ho scritto io 😉

Mi fa immensamente piacere essere di così tanta ispirazione e riscontrare come i miei pensieri, formulati esattamente con le parole che la mia esperienza mi ha condotto a scegliere con minuzia e grande attenzione, si diffondano fino a raggiungere gli esperti, tanto da essere usati tali e quali, proprio da loro.

Apprezzerei ancora di più qualche virgoletta ogni tanto e una citazione in calce.

Il mio lavoro evidentemente è importante, altrimenti non sarebbe usato, riconoscermelo è il minimo ed è giusto.

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