Siamo quel che mangiamo…siamo quel che mangiamo

Da più di dieci anni soffro di mal di testa ricorrenti.

Nei momenti di stress si accentuano perfino di più. Da impazzire di dolore, letteralmente.

Ho il coccige deviato, una realtà che comporta mal di schiena quotidiani, problemi di postura e via così.

Ho tre cesarei all’attivo. Le aderenze si sa non facciano bene alla salute.

Qualche anno fa mi sono decisa a vedere un neurologo.

Mi ha prescritto un antidepressivo che non ho mai preso.

Me la sono cavata con altra chimica e con il riposo.

Quante giornate a letto, persiane chiuse, silenzio assoluto, con la speranza di dormire e risvegliarmi nuova.

Poi l’età. Superati gli ‘anta bisogna far fronte alla realtà che conduce alla fine di un precorso: quello procreativo.

Ci si incammina lentamente e la situazione cambia.

Cambiano l’umore, il rapporto con se stessi, l’equilibrio fra gli ormoni e l’emicrania.

La mia si è fatta più potente.

Talmente potente che ho dovuto ripiegare sulla fascia di farmaci più duri.

I farmaci: questo ti prescrive la medicina ufficiale, senza troppi problemi.

Ho anche fatto un salto dall’osteopata, che per qualche settimana mi ha fatto perfino sperare, poi niente… mi ero quasi arresa.

Lo stomaco reclamava la sua sopravvivenza e ho cominciato a prendere in considerazione un protettivo.

Settimana dopo settimana la pastiglietta non bastava più, ne occorrevano almeno due e a breve sarei arrivata a tre.

Quindi avrei dovuto passare al farmaco più potente, mentre lo stomaco avrebbe preteso d’essere protetto.

Qualcosa doveva cambiare: la mia emicrania e il mio invecchiare sembravano essere una condanna.

Forse in menopausa la questione sarebbe migliorata, pensavo… ancora 10 anni… se va male. Se va bene ora: adesso! Facciamola finita con questo tormento di crampi mensili ed emicranie settimanali!

Il mese scorso ho partecipato ad un incontro sulla pratica vaccinale.

In sala sono intervenuti diversi medici, tutti concordi su un fatto: l’intestino è il centro della buona salute.

Riguarda il tuo intestino e avrai una buona dotazione per contrastare le avversità.

Quel che facciamo ogni giorno, quel che ingeriamo ogni giorno, non ci aiuta, ci ammala.

Basta con la farina 00 e 0 e basta col latte vaccino e suoi derivati.

Potendo bisognerebbe anche evitare lo zucchero, il latte in generale (avete mai notato che la nostra è l’unica specie sulla terra che si nutre del latte di altri animali?), il glutine… scegliere alimenti non trattati, non industriali (avete mai letto un’etichetta???), niente carne (ormai ridotta a ormoni e antibiotici con un po’ di animale intorno), niente pesce (ormai alimentato a gasolio e plastica).

Restano l’aria e le pietre.

Inquinate anche loro.

Un passo alla volta, ci siamo detti, però val la pena provare.

Quattro settimane senza farina 00, senza latte vaccino e derivati (I pericoli del latte).

Farina integrale, da agricoltura biologica con cui faccio personalmente il pane (non lo compriamo più), pasta integrale da agricoltura biologica e riso integrale. Per quanto possibile, alimenti provenienti da agricoltura biologica, fino ad esaurimento fondi.

Cosa significhi mangiare sano non solo è fatto poco noto, ma è fatto assai proibitivo, purtroppo.

Noi abbiamo la fortuna di vivere in campagna e di poter contare su qualche prodotto della terra tutto nostro.

Ebbene, da quattro settimane non assumo alcun farmaco, non ho più avuto un’emicrania, il mio intestino si sente felice (lo so!), io sono più rilassata e per la prima volta in 30 anni di onorata carriera, l’appuntamento mensile non mi ha spezzato a metà.

Ho ripreso a mangiare la frutta, alimento che fino ad un mese fa non digerivo. Ho persino gustato una granita alla pesca! Io che in gelateria compravo per gli altri e poi li guardavo con l’acquolina in bocca… alla fine leccavo giusto il cucchiaio.

Siamo quel che mangiamo…

Malati, avviliti, irritati, se mangiamo male.

Più sani, allegri e ben disposti quando mangiamo bene.

Ma che significa davvero mangiare bene?

Come prima cosa occorre spegnere la TV e sospettare anche degli insospettabili. Per esempio, la cena tipo in ospedale è a base di farina 00 (pane e pasta, se in quel che chiamano brodo ce ne trovate l’ombra), stracchino (latte vaccino) e purè (patate, latte, burro, formaggio).

Quindi avere la fortuna di incontrare chi ha colto davvero il senso di cosa significhi mangiare sano.

Oggi fare la spesa è diventata una caccia al tesoro!

Trovare alimenti meno velenosi ad una cifra accettabile, un vero terno al lotto. Si è trasformato in un affare di famiglia: partiamo tutti compatti e restiamo a leggere etichette in ogni reparto.

La riflessione finale è questa: perché la medicina ufficiale invece di toglierti i sintomi non cerca le cause?

Perché si è perso (se mai ci sia stato, io purtroppo non ne ho memoria) una visione della persona nel suo complesso, inserita nel contesto in cui vive (dove vive, come vive, di cosa si nutre, cosa beve, quanto si muove, quanto è stressata)?

Perché si continua a sponsorizzare un modello di vita sano che sano non è?

So che in questo mese non sono entrata in farmacia.

E forse la risposta è tutta qui.

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