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Sportello a braccia vuote

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 Uno spazio di Ascolto e di Accoglienza, Sostegno e supporto Psicologico per tutte le  donne che vivono  un lutto per aborto spontaneo e morte perinatale.

Coordinato dalla Dott.ssa Lucia Recchione

E’ operativo nelle città di Roma, Como, Milano, Cagliari.

<<Questo articolo nasce dal desiderio di diffondere la cultura del sostegno psicologico  rivolto alle donne che affrontano un aborto spontaneo o una perdita perinatale. Nasce dalla lettura del libro “Quando l’attesa si interrompe” di Giorgia Cozza (link in bibliografia), da cui i contenuti, che ho ritenuto più significativi, sono stati estrapolati e riportati di seguito.

Quello della gravidanza è un tempo privilegiato, unico, speciale, un tempo in cui la donna si apre alla vita, al dono, al futuro. Con quel test positivo il sogno ha inizio, un sogno fatto di aspettative e fantasie, di un amore mai provato. Il bambino cresce nel grembo materno, ma soprattutto cresce nella sua mente.
Quando intervengono complicazioni che portano ad un aborto spontaneo, questo enorme progetto dedicato alla creazione della vita subisce una brusca interruzione, la vita non si realizza, il processo si blocca in modo del tutto inatteso, e il sogno, il progetto, resta incompiuto.
Non c’è battito, l’attesa si è interrotta. Sono tante le donne che hanno dovuto sentire questa frase, poche parole, pesanti come macigni. Per quanto in teoria tutti sappiamo che l’aborto spontaneo è un evento purtroppo non raro, non si è mai davvero preparati ad una notizia del genere. Ci si scontra con il fatto che le fantasie, le aspettative non si realizzeranno più e il tempo della gioia si trasforma all’improvviso in tempo dello smarrimento, della delusione e del dolore. L’innaturalità di questo evento lo rende ancora più complesso, poiché laddove ci si aspetta la vita ci si scontra con la morte. Il 15-25% delle gravidanze si interrompe spontaneamente nel primo trimestre e ogni anno in Italia circa 2 gravidanze su 100 si concludono con una morte perinatale. Ma nonostante tutto è raro parlare di questo dolore, ancora  è difficile capire il perchè, ma è un dolore che la società si ostina a non considerare, e quando non viene ignorato allora viene immediatamente minimizzato. Tutto il conforto che la donna riceve consiste in frasi che spesso la fanno sentire peggio “ per fortuna eri incinta di pochi mesi”, “su, capita a tante donne è normale”, “ avrai altri bambini”. Così al dispiacere si aggiunge la devastante consapevolezza di non essere comprese, ci si sente sole. Sole con un dolore che il resto del mondo, e a volte anche chi le è vicino, non riconosce e quindi non accoglie.
Con la diagnosi di aborto spontaneo, ha inizio un percorso difficile fatto di sentimenti e di sensazioni molto specifiche. Perché perdere un figlio, nella fase iniziale della gravidanza, nel secondo trimestre o nel terzo, per i futuri genitori e in particolare per la donna è un vero e proprio lutto. Perdere un bambino è un evento molto doloroso e straziante e non necessariamente l’intensità del dolore dipende dal periodo gestazionale in cui la gravidanza si interrompe.
Il dolore della perdita non è proporzionale all’epoca dell’attesa, ma all’intensità dell’investimento emotivo che la donna stessa compie sulla gravidanza.
Il lutto perinatale è molto complesso e difficile da risolvere a causa del carattere improvviso della perdita che non permette l’instaurarsi di un lutto anticipato e per l’assenza di un corpo tangibile da piangere che rende irreale la perdita e impedisce di focalizzare l’evoluzione del lutto stesso.
E’ importante riconoscere questa sofferenza perchè questo evento è troppo spesso ignorato, poco considerato, e minimizzato, la comprensione e il supporto alla donna sono pressoché nulli e spesso lei stessa non si sente autorizzata a soffrire. Il primo passo è quello di riconoscere dignità a questo dolore.
Il dolore per un aborto segue il processo che è proprio di ogni sofferenza, dallo shock iniziale in cui tutto appare irreale, dove si ha paura degli eventi che seguiranno dopo che l’aborto è avvenuto (revisione uterina, induzione del parto), si passa alla consapevolezza dell’accaduto con tutto il suo carico di dolore, la donna si rende definitivamente conto che il suo bambino non c’è più. Questa fase può essere caratterizzata da stati depressivi transitori, sensi di colpa, oppure assumere carattere di protesta, rabbia e rancore verso qualcuno o qualcosa. E’ un momento di forte angoscia, che porta con sè un desolante senso di vuoto. La donna sente che questo dolore è soltanto suo. L’impossibilità di cambiare la realtà, il fatto di essere costretti a subire un evento tanto doloroso senza poter fare nulla, sono causa di una profonda frustrazione, ci si sente impotenti di fronte ad un dolore a cui non si era preparati.
Il processo si conclude con l’accettazione e l’elaborazione della perdita: solo a questo punto la donna recupera la capacità di dedicarsi a nuovi progetti e attività. Quando si sta soffrendo sembra impossibile credere che un giorno il cuore troverà sollievo, è difficile vedere la luce. Ma succede. Succede sempre. Fondamentale è darsi tempo, ogni tappa, ogni passaggio, per quanto doloroso, deve necessariamente essere vissuto, per arrivare a recuperare la serenità e per potersi sentire davvero meglio.
Quando il processo del lutto si conclude, al dolore della perdita si sostituisce la dolcezza del ricordo. Può accadere che con il succedersi delle settimane, mentre la donna si accorge di stare meglio, possa temere di dimenticare. Questo timore è causa di un intenso disagio: piuttosto che dimenticare, meglio continuare a soffrire. Ma il rischio di dimenticare, in realtà non esite. Un bambino perso, non è perso per la sua mamma. Lei lo custodisce per sempre, al sicuro, nel suo cuore.
Questo è un messaggio prezioso rivolto a tutte le donne che stanno vivendo o hanno vissuto questo dolore “ rispetta i tuoi tempi, non pretendere troppo da te stessa, non minimizzare il tuo dolore, non nascondere le tue emozioni e i tuoi vissuti. Riconosci l’importanza di questa sofferenza e non scappare via, è necessario attraversare questa paura, questa angoscia, per poi poter tornare a sorridere e a guardare verso nuovi orizzonti”.>>
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