Nel mezzo del cammin di nostra vita…

…appunto, sto proprio in quel punto lì, oppure no, non mi è dato saperlo.

In effetti è un po’ questo che mi crea una certa ansia: chissà chi lo sa!

Magari quella metà l’ho bella e superata…

In ogni modo l’ingresso negli ‘anta è per tutti (o quasi) avvertito come un passaggio, come se di decina in decina si instillasse dentro di noi quel ‘di più’ che il giorno prima non poteva esserci.

I miei quaranta li sento tutti: uno per uno.

Li vedo scritti sul viso, fra le zampe di gallina e quel taglio fra il naso e il labbro superiore che mi piega la risata. Per il momento solo la risata grassa, ma è preludio che (chissà quando) arriverà a piegarmi anche il sorriso.

Come fosse una speranza di ripristino, quasi ogni mattina (eccetto quelle in cui mi scordo della piega e delle altre rughe) spalmo l’unguento portentoso che mia cognata mi ha regalato per Natale. Sono i miei ‘anta e questo Natale non ho relegato ad un tempo che non mi appartiene l’energizzante mattutino per la pelle del viso, ma l’ho accolto come l’opportunità almeno di rallentare il processo di decadimento.

C’è, si vede, inutile negarlo.

No, non me lo aspettavo. O meglio. E’ arrivato senza che me ne accorgessi troppo, mentre ora me ne accorgo fin troppo. E c’è da rassegnarsi perchè è l’inizio: di qui in avanti il tempo lascerà sempre più impresso il suo scorrere.

Come si fa? Come si fa ad accettare che è passato tutto questo tempo, che certe cose le ho fatte e non potrò farle più, che le scelte mi hanno portato proprio qui, che si può solo andare avanti e mentre certe porte si chiuderanno (è la natura) non sono certa che saprò trovare portoni da aprire?

Vivo una certa malinconia… come se avessi perso qualcosa di me: la giovinezza, in effetti.

Non sono più giovane: sono una donna. Sono sposata, ho tre figli, combatto coi problemi di tutti, sto cercando di farmi largo fra le cose che mi interessano e per le quali sento che posso offrire il mio piccolo contributo.

Gettando lo sguardo indietro vedo tutti i mie 40 anni: la fatica, le risate, l’eccitazione per i cambiamenti, le scelte, il batticuore… mi sono goduta moltissimo e ho anche sofferto un bel po’.

Un’esistenza ricca di emozioni e vissuta profondamente.

Per tutta l’infanzia ho sognato di percorrere queste tappe: sognavo l’anima gemella, tanti figli, il mio essere madre…

Oggi non ho grandi sogni per il futuro: in parte dipende dalla condizione della nostra generazione, quali sogni si possono maturare in un paese in cui a mala pena arrivi a fine mese? Che prospettive ha la nostra generazione in vecchiaia? C’è da sperare di avvizzire senza davvero invecchiare mai… Diventare vecchia mi fa paura: non solo per il corpo che decade, per le energie che verranno meno, per la paura di ammalarmi di qualcosa di degenerativo. Mi fa paura perchè non so se me lo potrò permettere.

Poi c’è quel cambiamento forte che è avvenuto dentro di noi quando abbiamo scoperto di non essere infallibili, quando ci siamo accorti di non avere controllo sulle nostre esistenze, allora mi domando cosa potrei immaginare nel futuro, visto che nessuno sa dire se ne avrò uno.

Ciò che conta è oggi.

Pregusto questa sera che, come ogni sera, ci troveremo seduti tutti insieme intorno alla stessa tavola, rideremo delle battute dei nostri piccoli commensali, ci racconteremo giornate ricche di impegni per qualcuno e perfino noiose per qualcun altro, poi pigiama, denti, pipì e tutti nel lettone, che la scuola è finita e si può fare tardi (si fa per dire).

Mamma mi fai un grattino…

Ma quale mamma, vieni qui e abbraccia tuo padre!

A notte fonda, dopo la giusta dose di alieni, di tragici pronostici per il genere umano, di malattie imbarazzanti, rare o chirurgia estrema, mi alzerò e trasporterò i piccoli nel loro letto, sperando che ci lascino almeno qualche ora di sonno, prima di tornare che:

Mamma, io ti wolewo.

Allora so bene perchè non ho un futuro da immaginare: sono troppo occupata a vivere il presente.

Evviva gli anta, le rughe, la malinconia e quei portoni che se non li troverò, prenderò a picconate qualche muro e li costruirò! 😉

I miei quaranta li sento tutti e non è niente male…

quaranta

Lascia un commento