Da qualche parte ho letto una frase che dice più o meno così:

Non è possibile curare la morte, ma è possibile prendersi cura del dolore che resta.

Ho pensato che fosse curiosa l’espressione ´prendersi cura´: mio figlio è morto e non posso più prendermi cura di lui, ma… posso ancora prendermi cura di qualcosa, del dolore appunto.

Così mi sono chiesta se mi piacesse l’idea che il dolore prendesse il posto di mio figlio e no: mio figlio non è dolore, non è mai stato dolore e non voglio che sia dolore. Mio figlio è Amore. Un amore che non ha futuro, ma ha un passato, è nella Memoria e in virtù di questo è Eterno.

Allora cosa è il dolore? Beh, il dolore è l’estremo sentimento che viene dalla realizzazione della morte. Il dolore è dirompente, invalidante, avviluppante: mi ha stravolto la vita, la visione del mondo e di me, il mio stare con me stessa e gli altri. Dovrei prendermi cura di lui? Lui che mi sta fracassando le ossa? Ma anche no. Piuttosto è di me che devo prendermi cura perché io sto male, sono in pericolo!

Così il dolore non è la trasfigurazione di mio figlio, né un’entità da coccolare, piuttosto è il mezzo attraverso cui ho chiaro quale sia la portata dell’evento appena accaduto.

Più fa male, più è grave e tanto più dovrò avere cura di me. Ascoltando questo dolore, posso scoprire come prendermi cura di me. Finché non starò meglio e infine bene. Ma se il dolore diventasse cronico, allora mi darebbe un altro segnale importante: probabilmente ho bisogno che qualcuno mi aiuti a prendermi cura di me.

Cosa significa prendermi cura di me? Sostanzialmente per me ha significato letteralmente fare cose buone per me: darmi tempo, darmi spazio per la sofferenza, mangiare cose buone, riposare il necessario, dedicarmi attenzioni, stare con le persone che mi facevano stare bene, evitare le situazioni troppo faticose. Avere pazienza e lavorare su l’unica strada che mi sembrava percorribile: accettare la morte.

La morte non si può curare, ma con la morte ci si può far pace. È necessario proprio farci pace, perché non solo non ha rimedio, ma è addirittura il nostro destino. Inutile che continuiamo a tergiversare: questo faremo tutti. Belli e brutti, ricchi e poveri, giovani o vecchi, amati o no: noi tutti moriremo.
Allora la morte deve avere un posto nella mia vita, per forza. Come diceva Giulio Cesare:

Se non puoi vincere il nemico, fattelo amico.

prendersi cura del doloreNon dico sia facile, però è possibile.
È attraverso questi passaggi che oggi il dolore non fa più male e tutto intorno a me ha assunto nuovi colori, forme e dimensioni…

Erika Zerbini
Volontaria Automutuoaiuto- Liguria – AMALi
Facilitatrice Gruppo AMA “Funamboli” dedicato ai Genitori in lutto perinatale (Genova)
WhatsApp: 347 63 61 044
funamboli.ama@gmail.com

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