Oggi di un po’ di anni fa, sono nata mamma per la quarta volta.

Di solito perdo nel sole dell’estate questa data, quest’anno invece eccola qui, senza un perché.

Non è il compleanno di mia figlia: lei non ha mai compiuto gli anni. I morti non crescono.
Non è nemmeno la ricorrenza della sua morte: è morta diversi giorni prima, non so bene quando. 

Così oggi è solo l’anniversario della nascita del mio essere sua madre. 

Una nascita silenziosa: nessun vagito dopo il parto.
Una nascita dolorosa: non solo per quel silenzio, anche per il mio corpo che proprio non avrebbe voluto staccarsi da quella figlia. Ha sanguinato tanto, pericolosamente, lasciandomi stordita e poi svenuta.
Una nascita conosciuta: ero già nata mamma di una figlia morta.

Sapevo a cosa sarei andata in contro: mi toccava il lutto, non il puerperio.

C’è chi dice che il lutto sia per sempre. Nel tempo evolve, senza concludersi mai, poiché mai verrà meno la relazione col morto.
C’è chi dice che i morti non muoiono davvero: essi continuano a vivere da qualche parte. A volte nel cielo, altre nel cuore, altre nel tutto.

A me è capitato di avere chiaro quando il mio lutto fosse terminato.

Ho smesso di piangere il rimpianto per un presente che non era come avevo immaginato, ho apprezzato a cuore pieno il passato che avevo avuto l’occasione di vivere e sono andata in contro al futuro con fiducia. 

nata mamma
Immagine tratta dal web

Quando penso ai miei morti, mi scopro a ritrovarli proprio morti: assenti. Mi scopro anche ormai capace di vivere con la loro assenza, forse perché ho capito (oppure perché ho imparato, non so!) come si fa.

Vivere con la loro assenza non significa tenerli vivi in qualche forma o da qualche parte, ma ricordarmi di quando erano vivi e continuare a tenerli morti, ovvero non aspettarmi che interagiscano con me, pur interagendo io con loro.

Io sì, io interagisco. È un dialogo a senso unico, non v’è mai risposta, basta la mia domanda, il mio pensiero, la mia presenza.

Il mio rapporto con loro muta col tempo: non sono più la stessa madre di quella figlia morta di tanti anni fa. Sono questa madre, così anche perché vengo da lì e, nel tempo, le esperienze che ho compiuto, le relazioni che ho allacciato, i libri che ho letto, i pensieri che ho condiviso, mi hanno arricchito, mutato, evoluto. Quando penso a lei, non penso a lei sempre nello stesso modo.

Quando penso a mia figlia e penso alla nostra storia, riconosco un tempo di desiderio, speranza, emozione (la sua attesa), un periodo di dolore, perdita e rabbia (il lutto) e un tempo di pace, tenerezza e amore (oggi). Ancora questa pace, la tenerezza e l’amore, muteranno nei contorni, nei colori, nei significati. Lo so e sono curiosa di scoprire come 

Nascere mamma è un’esperienza totalizzante, per me si è sempre rivelata straordinaria. 

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