Mamma Vegan: la mamma della nuova famiglia vegana, che vegana non è.

Questa estate è avvenuto quel che noi definiamo: Il Cambiamento (con la “C” maiuscola!). Si tratta di un sostanziale cambiamento delle nostre abitudini almentari, fatto che ci ha portato a sentirci tutti meglio, nessuno escluso. Tornare alle abitudini precedenti pare inaccettabile, se non impossibile, quindi si è posto il dilemma della mensa scolastica.

Come riuscire a mantenere il livello di benessere raggiunto?

Esiste un menu scolastico che preveda l’uso sistematico di farine integrali e biologoche, riso integrale e bologico, con piatti a prevalenza vegetale, nei quali siano banditi latte vaccino e derivati, carne, pesce e insaccati, fatta eccezione (rara) per il prosciutto crudo DOP?

No. Non esite.

Ed è anche logico pensare che una mensa non possa soddisfare le esigenze di ogni singolo fruitore, bensì debba assestarsi su un menu di massima che possa andar bene ai più. Chi sono “I più”?

“I più” sono tutti coloro che possono definirsi normali: cioè coloro che: “Si è sempre fatto così e se lo propongono addirittura a scuola, vorrà dire che sia giusto così”. Di solito sono gli stessi che: “Hai presente che aria respiriamo? Allora dovremmo già essere tutti morti.”

Insomma, è come lottare coi mulini a vento e in effetti non aspiro a cambiare il mondo, mi basta mantenere l’attuale grado di benessere, quindi la via facile sarebbe stata quella del pranzo al sacco.

Peccato sia vietato, se non molto complicato, permettere ai bambini di mangiare quel che arriva da casa.

Per ogni esigenza diversa dal normale serve un certificato. Tuttavia il certificato è ammesso solo in presenza di allergie conclamate o in fase di accertamento e le allergie previste riguardano il glutine, la frutta secca, il latte, l’uovo… Tutto il resto fa parte di questa nuova, dilagante e sgradevole moda di coloro che si laureano su Google, ma a giorni partirà la censura, quella seria, e fine del problema.

Non resta che scendere ad un compromesso: soprassedere sulle farine e il riso integrali e concentrarsi sull’assenza di proteine animali che, in virtù di una scelta etica, possono essere bandite dal menu.

Ed ecco da dove arriva la mia nuova etichetta: Mamma Vegan.

mamma veganL’accesso al menu vegano è un poco complicato poiché siamo la prima famiglia a farne richiesta. Tuttavia devo essere onesta: nessuna altra complicazione se non la difficoltà di attivare una procedura possibile, sebbene non ancora rodata.

Resta appeso sulla nostra testa il dubbio amletico, quello su cui si basa molto del conformismo:

«Fai attenzione, perché così rischi di rendere diversi i tuoi figli…»

Con queste parole una mia amica mi ha esortato a riflettere sulla scelta che stiamo compiendo: saranno gli unici in tutta la scuola a non mangiare come gli altri, rischiamo di renderli dei diversi?

Noi siamo tutti diversi.

Il punto è che noi siamo già tutti diversi ed è proprio la nostra diversità a renderci unici. La varietà ci ha permesso di adattarci e sopravvivere, nonostante le malattie, l’ambiente ostile, le difficoltà, in zone della terra profondamente differenti.

La differenza è il nostro vero e preziosissimo patrimonio.

Tuttavia cresciamo in una società che pretende di massificarci: dall’industrializzazione della nascita, alle vaccinazioni di massa, all’istruzione basata sulle prove Invalsi, le mense con gli stessi menu, fino al botulino in tutte le rughe, tutti precari, nessuno più in pensione. La chiamano globalizzazione ed è ormai evidente che sia una gran fregatura.

Eppure essere normali, ovvero uguali a tutti gli altri, è ancora una virtù, l’unica vera virtù a cui si aspira fin dalla nascita. Poter essere riconosciuti in un gruppo, sentire di appartenere a quel gruppo, essere visti dal gruppo.

Tutta una vita a cercare di rendersi uguali agli altri, senza sapere mai chi si sia davvero.

Tutta una vita a cercare di rendersi qualcuno di immutato e immutabile, senza mai potersi stupire nello scoprirsi nuovo e diverso!

In questi giorni il lavoro della Mamma Vegan (non Vegan) è concentrato esattamente su questo importante elemento del nostro stare al mondo, all’interno di una comunità: mostrare ai miei piccoli pionieri Vegan (non Vegan), come la loro differenza sia in effetti un punto di forza.

A noi non interessa cosa facciano gli altri. Né ci interessa costringerli a fare quel che abbiamo scelto noi, per sentirci più uguali a loro. Noi dobbiamo aspirare al nostro benessere. In ogni caso diversi lo siamo tutti, sani o acciaccati.

Inutile dire che per la prima volta in quasi nove anni la broncoreattiva di casa si sia beccata l’influenza e non abbia nemmeno avuto bisogno della Tachipirina, men che meno dell’antibiotico. Inutile dire che il più piccolo abbia smesso di essere sempre tanto arrabbiato e si sia beccato l’influenza, passata da sola, in due giorni. Inutile dire che le cefalee siano quasi scomparse. Inutile dire che non abbiamo più crampi alle gambe. Inutile dire che il gonfiore alla pancia sia scomparso in tutti noi. Inutile dire che le mestruazioni non ci devastino più come prima. Inutile dire che abbiamo più energia. Inutile dire che ci sentiamo meglio e già solo questa sia la vera, unica e sostanziale buona ragione per non accettare di sentirsi uguali agli altri e male come prima.

Ognuna di queste nostre evidenze potrà essere imputata ad altro. E’ sempre una coincidenza quando accade qualcosa di inaspettato, in seguito ad un fatto su cui non si ha interesse ad accendere un faro.

E sia: ci teniamo l’etichetta. Noi siamo diversi, anzi diversissimi, più che altro Vegan.

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