L’altro giorno ero in macchina e ascoltavo la raccolta di canzoni che avevo preparato per l’estate: le mie preferite degli anni ’79, ’89, ’99, 2009.

La musica è partita e mi sono ritrovata a cantare senza pensarci.

Stanotte ti pretendo io non ho che te.

Ho sorriso tra me e me, pensando al tempo in cui la mandavo e la rimandavo nelle orecchie tappate dalle cuffiette, allacciate al walkman, il mio aveva addirittura l’autoreverse!

Sento che ci stiamo cercando
È inutile che dici di no

Le parole sono uscite dalla bocca e, per la prima volta, mi hanno procurato un certo fastidio.

Stavolta a compromessi non scendo
Sei l’unico diritto che ho.

Eppure da ragazzina con le cuffie nelle orecchie, avrei dato chissà ché per trovare qualcuno che mi dicesse cose così.

Ti pretendo in nome dell’amore se c’è

L’amore era questo: avere una persona. Averla al punto da possederla. Avere il diritto di disporne. Non immaginavo altro modo d’amare. Era proprio normale.

Ancora non sapevo che piega potesse prendere la faccenda.

Ancora non sapevo quanto questa interpretazione dell’amore (se così lo possiamo definire) fosse declinabile solo al maschile: solo lui può pretenderti, tu no. Tu puoi solo essere pretesa. Solo lui ha diritto a te. Tu no. Tu sei solo il suo diritto. E prega di trovare qualcuno di cui essere il diritto, altrimenti non ti resta che patire la zitellitudine. Come se fosse un’onta.

Stanotte vado fino in fondo
È troppo il mio bisogno di te

Le sento ancora le farfalle nello stomaco di quella ragazzina, al pensiero che qualcuno, il suo qualcuno, le si parasse di fronte e le dicesse:

Io non ti voglio, ti pretendo
È inutile che dici di no

La povera Cenerentola raggiunta dal Principe, che in groppa al cavallo bianco, la salva dalla solitudine.

Io questo amore lo pretendo
Sei l’unico diritto, l’unico diritto che ho

Finché un “Amore” mi si è parato davanti e ha preteso.

Eccome se ha preteso.

Sono stata il diritto di qualcuno.

E quale diritto!

Vaglielo a spiegare che Raf non intendeva calci e sputi.

Diglielo che sei una persona coi suoi stessi diritti e non un suo diritto.

Convincilo che no, non è amore! Quello non è amore, mai.

Mio marito dice che sto diventando una di quelle femministe incallite a cui non si può dir più niente.
In fondo era la fine degli anni ottanta…
Ora che invece è la fine dei anni dieci del millennio dopo, è proprio tutto uguale.

Uguale, ma non ugualissimo!

Oggi una canzone così mi fa rivoltare le budella.

Ma la tengo e la spiego ai miei figli, tutti: maschi e femmine.

L’amore non è questo, nemmeno per scherzo, che è un attimo travisare. Fidatevi, lo so per esperienza.

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