I neonati sono dei comunicatori straordinari, poiché sono in grado non solo di ricevere comunicazione, ma anche di stimolarla. E’ già qualcosa in più di una relazione, è proprio inter-azione.

Ma se noi parliamo di neonato e delle sue straordinarie competenze, che però sono spesso misconosciute, dobbiamo partire da prima: dobbiamo partire da quello che è ancora nella pancia della mamma.

Possiamo pensare che un neonato sia un qualche cosa di diverso da un feto che fino a 3 ore prima, la settimana prima, era nella pancia della mamma? Possiamo pensare davvero che un neonato sia una tabula rasa, cioè una persona su cui tutte le esperienze dovranno incidere e che nasce, diciamo, a competenza zero?

Non è così.

Un antropologo negli anni ‘70 ha tirato fuori una teoria: lui diceva sostanzialmente che il momento del parto, cioè il momento della nascita, nei fatti è un momento conveniente. E’ il momento in cui si raggiunge il miglior equilibrio tra il peso del bambino, le dimensioni del bambino e le dimensioni del bacino della donna, in maniera tale che possa uscire agevolmente dal bacino, ma in verità la maturazione del bambino avviene anche ben dopo la nascita e avviene dopo la nascita perché è iniziata assolutamente prima.

Ci sono studi di bio-psicologia sul feto (sul bambino in utero) che dimostrano questo in maniera straordinariamente elegante.

neonatiFacciamo degli esempi: un bambino in utero è in grado di riconoscere, una volta nato, la voce della mamma. Ci sono degli esperimenti molto interessanti in cui si sono valutate quelle che sono le cosiddette doti attentive del neonato, cioè ad un neonato si propone una determinata cosa e lui cambia atteggiamento, fissa lo sguardo, cambia il suo modo di succhiare il ciucciotto. Questo per il neonatologo è una definizione di cambio di stato, cioè di un’attenzione specifica.

Si è visto ad esempio che i neonati che, quando erano nel grembo materno, avevano avuto uno specifico racconto quotidiano da parte della madre, subito dopo il parto avevano segni di attenzione, cioè riconoscevano esattamente quel racconto ed esattamente quel racconto raccontato dalla madre. Il racconto raccontato da un estraneo non dava segni di attenzione. Un altro racconto da parte della madre, non dava gli stessi segni di attenzione.

In pratica l’utero è un ambiente assolutamente mutevole, ma che è ben bersagliato da tutto ciò che avviene al di fuori, quindi possiamo dire che il neonato nasce sostanzialmente con 9 mesi di esperienza.

Ha delle competenze straordinarie che sono ovviamente da parametrare a quello che deve fare lui.

Noi diciamo normalmente che un neonato non vede, o meglio, vede come un grande miope, però se noi pensiamo bene a quella che noi potremmo chiamare incompetenza, cioè il vedere poco, in verità lo è davvero? Pensiamoci un attimo: cos’è che deve vedere il bambino? Il bambino non deve vedere oltre 30 cm da lui, perché tutto ciò che gli interessa (il viso della mamma, la mammella) è a 30 cm da lui.

Quindi dobbiamo cambiare paradigma, cioè dobbiamo cambiare il modo con cui vediamo il neonato e quindi considerare quelle che fino a non molto tempo fa erano considerate immaturità o incompetenze, come delle vere e proprie capacità di competenza.

È assolutamente importante che il neonato sia visto come una persona.

Deve proprio essere visto come una persona, cioè come un soggetto che ha un senso del sé.

Dott. Massimo Mazzella

Direttore Dipartimento Area Materno Infantile e S.C. Neonatologia

E.O. Ospedali Galliera

“Abbiamo sempre pensato al neonato come ad una piccola creatura meravigliosa, ma dipendente e immatura – spiega il dott. Mazzella – capace di esprimere reazioni di disagio o di adattamento ai fini esclusivi della sopravvivenza. Le numerose evidenze portate dagli studi di psicologia perinatale ci presentano invece un neonato profondamente diverso, in continua interazione con l’ambiente fisico e sociale, un collaboratore attivo con uno stile proprio ed un repertorio di risposte correlate al temperamento, secondo un corredo personale di predisposizioni e sensibilità”.

Estratto da Il Té della Duchessa – “Senti chi parla” – l’importanza di comunicare con il neonato

 

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