I figli sono un diritto?

Sembra essere questa la domanda a cui dobbiamo dare risposta e sembra che la risposta giusta sia “Sì”.

I figli sono un diritto. 

E se i figli sono un diritto, visto che i diritti devono essere uguali per tutti, tutti devono essere messi in condizione di avere figli.
Quindi non c’è limite al progresso: uteri in affitto, PMA al bisogno, adozioni a destra e a manca.

«L’utero in affitto è un abominio!»

Si sente gridare da una parte. Svilisce la donna e genera chissà quali problemi al nascituro: di chi sarà figlio? Dell’ovulo, lo spermatozoo, l’incubatrice e gli adulti che lo hanno commissionato: un caos!

La PMA va bene, ma senza abusarne… ne abusiamo? Cioè, se l’istinto a procreare arriva in età non più utile per procreare, allora è abuso? Se l’istinto a procreare c’è all’età giusta, eppure il corpo non ne vuole sapere, allora è abuso? Se per procreare serve l’ovulo di un’altra donna o lo sperma di un altro uomo, allora è abuso? E siamo sicuri che la medicina stia facendo tutto il possibile per mettere in condizioni le coppie di procreare naturalmente, prima di instradarle in un percorso che comunque muove un giro d’affari cospicuo? E se nel nostro paese la legislazione è limitante, espletare la pratica altrove, è abuso? E la sperimentazione che permette l’avanzare delle tecniche, è abuso? E tutti quegli embrioni congelati, rimasti inutilizzati? Sono un abuso?

Se i figli sono un diritto, tutto è lecito. 

Diritto:

il potere, tutelato dalla legge, di assumere un determinato comportamento in funzione dei propri interessi; spesso opposto a dovere.

Diritto in senso figurato:

possibilità o facoltà derivante da norme o consuetudini di natura non strettamente giuridica, cioè da convenzioni, da particolari condizioni o circostanze.

Stiamo parlando di potere e di facoltà, ottenibili attraverso leggi o consuetudini, dimenticandoci che non c’è un oggetto o un principio da perseguire, piuttosto c’è un soggetto da costituire.

Adottiamo una semantica tipica degli oggetti e dei principi per occuparci di piccoli esseri umani. Ecco perché la domanda in questione (I figli sono un diritto?) è errata.

Non dovrebbe essere possibile, né accettabile ridurre i figli ad un diritto. I figli sono persone: voi vorreste essere il diritto di qualcuno? Dunque perché desiderate che altri diventino un vostro diritto?

Per estensione anche dire che la maternità, la paternità, la genitorialità siano un diritto è errato: l’esito di questi processi non ha oggetti o principi, bensì esseri umani.

«Dici bene tu, tu che di figli ne hai potuti fare quanti ne hai voluto! Che ne sai di chi invece non può o non riesce?»

Non ne so nulla, è vero. Il fatto di non saperne nulla non mi impedisce di notare l’errore semantico: il fine non giustifica i mezzi.

Il sogno, il desiderio, la speranza di un figlio dovrebbero poter essere perseguiti senza che i figli si trasformino in diritti, che qualcuno elargisce sotto lauto compenso, talvolta a qualunque costo. E non è una questione di famiglia naturale o famiglia cheneso.

  • Sta passando l’idea che i figli siano un prodotto acquistabile, non che siano frutto di una scelta e di un percorso prima personale, eventualmente condiviso. I figli dovrebbero essere innanzitutto una scelta d’amore, ecco perché penso che le famiglie in cui crescono possono pure essere birulò, ma se hanno sano amore da condividere, allora che problema c’è?
  • Sta passando l’idea che tutti possano procreare, eppure i figli nascono da una cellula uovo e uno spematozoo, è innegabile.
  • Sta passando l’idea che i figli si possano ordinare in qualunque momento, eppure non credo sia un caso se l’età fertile della donna abbia una finestra specifica: non è la famiglia a dover essere costruita col piccolo chimico per andare in contro alle esigenze della società, ma dovrebbe essere la società ad essere costruita sulla base delle esigenze della famiglia: non ci sarebbe società senza famiglia!

Ci stanno fregando con la rincorsa ad un diritto che è una truffa.

Noi dovremmo pretendere altri diritti: il diritto alla salute, che comprende il diritto a respirare aria pulita, ingerire cibi sani, bere acqua viva. Sono queste le principali cause della nostra progressiva perdita di capacità procreativa. In ultima istanza dovrebbe eventualmente essere considerata la PMA.
Dovremmo pretendere il diritto al lavoro: un lavoro umanizzato, gratificante, sufficientemente capace di permettere il nostro sostentamento. La società deve adattarsi alle esigenze della famiglia, non il contrario.
Dovremmo pretendere il diritto al “villaggio”, ossia la comunità intorno, pronta a supportare la famiglia, in tutte le sue fasi.
I figli non sono un diritto, sono una scelta. Dovrebbero essere una scelta d’amore. A volte, nonostante gli sforzi, questa scelta d’amore non si realizza. A volte capita. Purtroppo. È un grande dolore, una rinuncia faticosa. Dovremmo invocare il diritto ad essere accolti nel nostro dolore ed essere supportati.

Dovremmo smettere di rincorrere la carota e osservare dove stiamo posando i piedi.

Ci stanno manipolando. Come sempre.

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