Qualche anno fa scrissi un post sulla mia esperienza di violenza subita.

Lo scrissi e lo pubblicai sperando che una certa persona, che sapevo essere in una situazione difficile, lo leggesse e non si sentisse sola, trovasse in qualche modo il coraggio di dire «Basta!» e si rivolgesse alle persone giuste.

In quell’articolo parlai di me, non dissi nulla che potesse in qualche modo permettere il riconoscimento della persona violenta.

All’epoca ero nel mezzo di una faticosissima causa di affido e all’udienza successiva l’uscita del post, il padre di mia figlia si presentò in Tribunale con la stampa dell’articolo, lo consegnò alla Giudice, sostenendo che una donna che ammetteva di essere stata picchiata, non poteva essere un buon esempio di madre.

La Giudice lo guardò come si guarda uno che cade talmente in basso da non riuscire a trovare le parole per qualificarlo. Mi andò bene, quella volta, perché la Giudice era una persona assennata. Non aveva l’ambizione di andare a caccia di streghe brutte e cattive, stravolgendo la realtà delle cose, al punto da rendere colpevoli le donne maltrattate e vittime gli uomini abusanti.

Quell’episodio segnò un punto a mio favore: dimostrò chiaramente a cosa era disposto quel tizio, pur di dimostrare che non ero all’altezza del mio compito genitoriale, pur di riuscire a sottrarmi mia figlia e vincere. Perché quello era l’obiettivo: vincere. Il bene della minore era tutta un’altra faccenda.

Tuttavia, più di ogni altra cosa, quell’episodio mi dimostrò un fatto inequivocabile: non ero libera. Ero controllata minuziosamente e ricattabile. Non ero padrona della mia storia: lui possedeva il potere di manipolarla al punto da costringermi a tacerla, per non far passare dei guai, non tanto a me, piuttosto alla minore che desideravo proteggere.

Questo stesso tizio un tempo mi aveva presa a calci, pugni e sputi e, nonostante fossi riuscita a mettere tra noi chilometri, anni e una nuova vita (la mia!), era libero di esercitare ancora potere su di me.

Ero molto arrabbiata, frustrata e sconcertata: quando mi sarei davvero affrancata?

Non mi vergogno del mio passato da vittima di violenza: accade.

Il desiderio di raccontare quanto sia facile inciampare in una relazione violenta, come sia difficile uscirne, in che modo gli spettatori di queste storie abbiano un ruolo per nulla marginale nelle dinamiche, è sempre stato molto grande.

«Quando compirà 18 anni e sarò finalmente libera» mi dicevo.

Finché sono riuscita a prendere la rabbia e trasformarla in una voce nuova, una voce capace di dire quel che io probabilmente non sarei riuscita a raccontare altrettanto bene, a causa del mio profondo coinvolgimento.

Questa è la voce di Gioia e “Nessuno al posto tuo” racconta la parte più violenta della sua storia familiare.

Nessuno al posto tuo” nasce due anni fa: l’ho tenuto un po’ lì, poi mi sono decisa ad inviarlo alla Panesi Edizioni.

Avevo paura che fosse rifiutato: fa sempre male il rifiuto.

Avevo anche paura che fosse accettato: avrei dovuto affrontare a muso duro colui che già aveva provato a pretendere il mio silenzio e la mia sottomissione. Eppure, solo rivendicando il mio spazio e il diritto di narrare la storia di Gioia, sentivo che mi sarei almeno in parte ripulita dalla vergogna d’essere stata la sua vittima, ancora una volta e tutte le volte successive.

«Senza paura!» mi sono detta.

Panesi edizioni ha accolto il mio romanzo e mi ha lasciato il tempo di prepararmi all’offensiva che immaginavo avrei dovuto mettere in campo.

Invece la vita aveva in serbo per tutti noi altri piani.

Oggi sono libera di raccontare di Gioia e di me, con una franchezza e una serenità che fatico a credere reali. Questo mi dice quanto il pugno duro di una persona violenta, abbia il potere di schiacciare e modificare il modo di pensare, agire e vivere, anche senza colpire nella carne e sulle ossa.

Le persone violente non sono solo uomini. Ci sono donne che sanno essere terribili.

La violenza non è solo nelle botte. A volte le carte bollate, le minacce, l’uso improprio della legge, è estremamente violento.

La violenza non è solo quella che uccide. C’è una violenza molto più diffusa, quasi ordinaria, in moltissime famiglie, di quelle che «Non l’avrei mai detto!» È una violenza delle botte (ma poche), degli insulti, delle minacce, dei ricatti, della limitazione della libertà, dello svilimento, della prevaricazione. È una violenza che non fa scalpore, ma miete vittime, moltissime.

Mi auguro che la storia di Gioia, nella sua ordinarietà e nella sua semplicità, stimoli la riflessione e permetta di osservare gli altri e noi stessi con occhi più attenti.

Nessuno al posto tuo è disponibile sia cartaceo che ebook.

Si può acquistare negli store on line, sul sito della casa editrice e in alcune librerie indipendenti:

Ali di carta (Genova)

Libreria Fieschi (Lavagna)

Lugalè (Carasco)

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