seppellireFinalmente Francesca è a casa.

Sono passati 644 giorni dalla notte più brutta della mia vita. Una notte che non dimenticherò mai.

Quella notte ho partorito mia figlia Francesca, morta.

Uno schock sotto ogni punto di vista. Il vuoto e la solitudine hanno invaso il mio corpo e soprattutto la mia mente.

Una notte qualunque e tutto è finito.

E in quella notte, quando il dolore ci schiacciava il petto e non ci faceva respirare, io e mio marito abbiamo dovuto prendere decisioni e ci siamo dovuti preparare a dire addio a nostra figlia. Una cosa totalmente innaturale e che nessun genitore è pronto a fare.

Lei era di sole 18 settimane di gestazione, ma nella totalità una bambina con braccia, gambe, naso, bocca. Era solo piccola, sembrava una bambolina.

Quella triste notte l’abbiamo fatta nascere e l’abbiamo salutata da soli. Nessuno ci ha aiutato a capire e a fare quello che sarebbe stato giusto per salutarla degnamente.

Dopo mezz’ora dal parto, avvenuto in un bagno perché nessuno si è accorto che stava arrivando, e con nostra figlia morta buttata su un lavandino di fianco a me, ci hanno chiesto se volevamo seppellirla. In quel momento abbiamo detto di no: ci sembrava la cosa meno dolorosa. Non potevamo sopportare altro dolore. Tutto questo in assoluta solitudine.

Uscita dall’ospedale, dopo pochi giorni, mi sono svegliata dal torpore e sono uscita dal guscio nel quale mi ero rannicchiata, un pò come fanno le tartarughe per proteggersi.

Mi sono pentita.

Mi pento di non averle fatto delle foto, mi pento di non averla presa in braccio e mi pento di non averla seppellita.
Per un assoluto caso vengo a conoscenza che nella Regione Lombardia, la mia regione, tutti i feti, di qualunque epoca gestazionale (quindi anche al di sotto delle 20 settimane), vengono comunque seppelliti, anche se i genitori non reclamano il corpo.

Da qui comincia un escalation di telefonate, lettere ad Ospedale e Comune per avere la certezza di quanto avevo appreso. Dalle istituzioni solo reticenza, ostilità e tante porte in faccia. Si sono rimbalzati in continuazione la patata bollente dicendo che non fosse vero, che avrei dovuto decidere prima sulla sorte di mia figlia e che la risposta che chiedevamo “era complicata…”.

Finalmente riusciamo ad avere la tanto attesa risposta: sì, era come dicevo io, lei sarebbe stata sepolta.
La risposta è arrivata il 29 aprile 2016, lei è stata sepolta il 6 ottobre 2017.

Adesso io so dove andare a trovarla e a portarle un fiore. Anche se c’è solo un cumulo di terra, so che li sotto c’è lei.

A mente lucida oggi mi chiedo come la gente possa pensare che davanti ad un dolore così grande, e soprattutto inaspettato, noi genitori possiamo decidere sul da farsi in 24 ore dal parto. Soprattutto senza l’aiuto di nessuno.

E’ importante l’aiuto di professionisti che ti spieghino cosa stia succedendo e che ti suggeriscano come e dove salutare questo bambino.

Noi genitori, in assoluta solitudine, dobbiamo decidere se vedere, se toccare e se seppellire i nostri bambini. E’ una cosa troppo innaturale perchè i genitori, storditi da quanto sta a loro accadendo, possano capire cosa sia meglio fare.

Tuttavia “loro” hanno due anni di tempo per seppellirli in fosse comuni!!!

Credo ci sia una disparità abissale.

Quando mi chiedono come mai abbia detto di no alla sepoltura, io rispondo che è stato come quando vai in negozio a comprare un paio di pantaloni: al momento ti piacciono, ma poi arrivi a casa e non ti convincono più, allora torni al negozio e li cambi. Per decidere se un paio di pantaloni ti piace davvero, hai una settimana di tempo, io invece, per decidere se seppellire mia figlia nata morta, solo 24 ore, senza nessuna possibilità di poter tornare indietro e senza l’aiuto di nessuno.

Mamma di Francesca

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