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Professione Mammahttp://www.professionemamma.net Sun, 08 Oct 2017 21:58:22 +0000it-IThourly1https://wordpress.org/?v=4.8.2https://i0.wp.com/www.professionemamma.net/wp-content/uploads/2015/11/cropped-logo00.png?fit=32%2C32Professione Mammahttp://www.professionemamma.net 3232102959069G come Grazie, a Luciano Ligabuehttp://www.professionemamma.net/g-grazie-luciano-ligabue/ http://www.professionemamma.net/g-grazie-luciano-ligabue/#respondWed, 27 Sep 2017 15:18:09 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2909Caro Luciano, …no, non Luciano, tu per noi sei #Liga. Fin da quando #LeDonneLoSanno e una piccola bambina scuoteva la testa tanto da rischiare di schiantarla nel finestrino dell’auto. All’epoca la nostra era una vita in viaggio, fra il passato e quel che sarebbe diventato il nostro futuro. L’amore ha sempre contato: è ciò che ci ha tenuto […]

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Caro Luciano,
…no, non Luciano, tu per noi sei #Liga. Fin da quando #LeDonneLoSanno e una piccola bambina scuoteva la testa tanto da rischiare di schiantarla nel finestrino dell’auto. All’epoca la nostra era una vita in viaggio, fra il passato e quel che sarebbe diventato il nostro futuro.

L’amore ha sempre contato: è ciò che ci ha tenuto in piedi e poi rimesso in moto.

A quel tempo #CerteNotti il papà di questa famiglia suonava le tue note nei locali e la piccola bambina assisteva fin dalle prove, #UrlandoControIlCielo, Ballando sul mondo e domandandosi Perché? Senza saperne ancora bene il motivo 😉

Ad un certo punto sei entrato nelle vite di noi grandi, ma in quella della piccola bambina e dei suoi fratelli Ci sei sempre stato, come #UnColpoAllAnima e non solo.

Mi viene in mente quella volta in cui ho spiegato a quella piccola bambina un poco cresciuta, che Nel mezzo del cammin di nostra vita è un verso della Divina Commedia. Era il periodo in cui mi era perfettamente chiaro quanto mi fossi beccata una tremenda insolazione. Tempo dopo quella bambina ha scelto di iscriversi al liceo classico.

Mi viene in mente il fratello più piccolo della liceale e la prima canzone che ha intonato, aveva poco più di un anno e diceva: Ba ba ba; ba, ba, ba… Adesso #NonHoCheTe è il suo cavallo di battaglia.

Mi viene in mente quando dall’altoparlante escono Le rughe, quelle che sono solo i tentativi che non ho mai fatto, ogni volta la sorella della liceale mi fa notare come annuisca in quel modo lì: dice che solo le tue rughe mi fanno annuire così. Una grande osservatrice… la sorella della liceale.

Insomma, ieri sera c’eravamo… la bambina ormai liceale, sua sorella, cioè una buona parte di quel futuro a cui andavamo incontro, ed io. Una cosa fra donne.

Siamo giunti senza sapere niente: niente scaletta, nessuna curiosità, niente di niente. È stato difficile non cedere alle notizie sul web, ma non volevamo guastarci la sorpresa!

Che sorpresa ci hai fatto! Che emozione!

La liceale ha pianto quasi sempre, con #PiccolaStellaSenzaCielo l’hai stesa e su #QuestaèLaMiaVita l’abbiamo definitivamente persa. Dice di aver tenuto gli occhi sempre aperti, non come fa di solito, quando ti fa suonare nella sua stanza e sulle tue strofe viaggia chissà dove ad occhi chiusi. Voleva fissare bene il tuo volto, le luci e l’atmosfera, perché ora, ogni volta che chiuderà gli occhi sulle tue note, lei tornerà là, a ieri sera, con te – così mi ha detto.

#AModoTuo ci ha viste tutte e tre all’unisono, senza perdere una parola: io che so bene quanto sia difficile… loro che fanno fatica a mantenere quel modo loro, in un mondo che le vorrebbe sempre in un certo modo.

La sorella della liceale ha cantato tutto, fino a restare senza voce, parolacce comprese. In deroga, per l’occasione ha avuto il permesso! All’uscita ha detto che la prossima volta dovremmo organizzarci per chiederti un autografo. Uomo avvisato…

Sono sincera, io qualche volta mi sono distratta e mentre cantavi ho scattato qualche foto alle mie ragazze. Devi sapere che abbiamo una consuetudine in famiglia: a Natale ci regaliamo un calendario che appendiamo in cucina. Ogni mese contiene le foto scattate l’anno precedente. Ecco, tu a settembre del 2018 starai appeso insieme a noi sul muro della nostra cucina.

Caro Liga buon rientro a casa, quando tornerai ci troverai nuovamente lì, con le ciglia umide e il sorriso sulle labbra, intanto G… come Grazie.

A Luciano Ligabue

#MadeInItalyTour #GcomeGenova

Luciano Ligabue

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Cosa fare quando non c’è più niente da fare?http://www.professionemamma.net/cosa-fare-quando-non-ce-piu-niente-da-fare/ http://www.professionemamma.net/cosa-fare-quando-non-ce-piu-niente-da-fare/#respondMon, 25 Sep 2017 06:53:51 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2895Innaturale, inaspettata, inconcepibile. Sono le tre parole che di sovente si susseguono, sempre uguali, di fronte alla morte di un figlio in epoca perinatale. Parole pronunciate dalle labbra degli operatori e dei genitori. «Non si può – dicono – non è pensabile.» «Perché? – chiedo – Perché, se la morte è un processo naturale del […]

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innaturale, inaspettata, inconcepibileInnaturale, inaspettata, inconcepibile.

Sono le tre parole che di sovente si susseguono, sempre uguali, di fronte alla morte di un figlio in epoca perinatale. Parole pronunciate dalle labbra degli operatori e dei genitori.

«Non si può – dicono – non è pensabile.»

«Perché? – chiedo – Perché, se la morte è un processo naturale del vivere, questa morte non è naturale?»

«Perché non si muore piccoli, perché non si muore nel nascere – mi rispondono – non è concepibile.»

«Perché – chiedo – perché non è concepibile? Forse nasciamo già con un’aspettativa di vita stabilita, una data precisa dalla quale è concesso morire? Forse la morte non è più il processo naturale attraverso cui la vita su questa terra, per come la conosciamo, si conclude?»

Qui il pensiero si ferma e perde di ogni sua forma.

Dire che questa morte sia innaturale, inaspettata e inconcepibile autorizza a restare paralizzati, trattenere il fiato e spostarsi velocemente verso altro, verso qualcosa di più naturale, gestibile e concepito.

Possiamo lavorare su molti aspetti della comunicazione di eventi particolari, anche gravi,  purtroppo propri dell’epoca perinatale. Possiamo ragionare su quale sia il setting migliore, quali e quanti professionisti potrebbero essere presenti per agevolare la sensazione di cura della famiglia, durante il difficile momento della comunicazione della diagnosi. Possiamo immaginare di creare ambienti in cui la famiglia può restare mentre il bambino è sottoposto a cure particolari. Possiamo implementare servizi e attenzioni, finché c’è lo spazio per continuare a tenere le mani in movimento, cioè è possibile curare la patologia.

Ma quando le mani si devono fermare perché non c’è più niente da fare, allora è il vuoto. Un vuoto spesso colmato dal nulla, oppure da un opuscolo che scarica la responsabilità (o rogna) su altri. In entrambi i casi, la familìglia nel momento del trauma vero, è lasciata sola.

Cosa fare quando non c’è più niente da fare?

Quando non c’è più niente da fare, l’unica cosa che occorre fare è stare.

La cura non termina quando la patologia è interrotta dalla morte.

La cura si dovrebbe concentrare su chi resta, cioè sulla famiglia, che è costretta ad accogliere la nostizia peggiore possibile.

Di cosa ha bisogno quella famiglia?

Ha bisogno di costruire uno spazio di pensiero in cui collocare un evento terribile a cui non è preparata, nemmeno quando l’evoluzione della patologia era tale da mettere in conto il peggio.

L’annuncio della morte di un figlio, per quanto comunicato nel setting migliore, con le parole più adeguate, senza interruzioni e dedicando alla famiglia tutto il tempo necessario, è sempre un precipitare violento dentro un buco nero.

L’operatore è il primo confine.

Se l’operatore mostrerà come per lui sia possibile stare in quel vuoto, darà l’esempio di come può essere possibile per la famiglia trovare in quel vuoto il suo nuovo equilibrio.

Cosa cambierebbe se la morte, tutta, a qualunque epoca si presenti, fosse concesso d’essere quel che è: un processo naturale del vivere?

Pur restando un evento doloroso e sconvolgente, quando alla morte è restituita la sua naturalezza, è possibile cominciare a considerarla come un evento possibile. Non più una sfortuna o una punizione, bensì l’esito di ogni processo di vita.

Quindi si apre la prospettiva di accogliere nella propria narrazione familiare la vita di un figlio che è morto, ma solo dopo essere vissuto. Di questo figlio realmente vissuto restano lo spazio, il tempo e soprattutto l’investimento emotivo.

L’amore non va perduto con la morte. Resta come patrimonio del tratto di vita condiviso.

Una vita relamente vissuta che si sia conclusa ha legittimamente libero accesso alle consuetudini legate al commiato. Esperire il rituale proprio dell’ultimo saluto, legittima non solo la vita del defunto, ma anche il dolore dei suoi cari per la sua perdita e quindi il lutto.

Il dolore della morte ha un limite.

Il limite di quel dolore è solido tanto più si rivelerà solida la capacità delle persone intorno di sostenere quel limite. Il limite può essere sostenuto quando sono restituiti dignità e valore alla vita appena conclusa.

Saper stare coi genitori in quel dolore, senza fare, anche senza parlare, rimanda che la morte, e il dolore che ne segue, possono essere esperiti e possono così evitare di trasformarsi nei demoni che li perseguiteranno per sempre.

Saper stare accanto a chi soffre, accanto senza sostituirsi, accanto senza giudicare, accanto senza interferire, accanto autenticamente, accanto con empatia, cioè con la capacità di sentire quel dolore senza affondare in esso, è ciò che occorre quando non c’è più niente da fare.

Saper stare accanto a chi soffre ha un valore inestimabile.

Al congresso «La nascita che vorremmo», organizzato dalla Associazione Scientifica Andria, ho conosciuto moltissime persone desiderose di affinare il loro saper stare e non solo nel lutto perinatale, lasciandomi la stupefacente sensazione che a piccoli passi ci avviamo verso una nascita sempre più vicina a quella che vorremmo.

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What the health – Il nesso tra dieta e malattiehttp://www.professionemamma.net/what-the-health-nesso-dieta-malattie/ http://www.professionemamma.net/what-the-health-nesso-dieta-malattie/#respondMon, 14 Aug 2017 09:39:04 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2871What the health, film documentario prodotto e diretto da Kip Andersen e Keegan Kuhn, gli stessi registi di Couspiracy.  «Lascia che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.» Ippocrate «In tutto il mondo ci sono 315 milioni di persone con il diabete. Non c’è dubbio che siamo nel bel […]

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What the health, film documentario prodotto e diretto da Kip Andersen e Keegan Kuhn, gli stessi registi di Couspiracywhat the health

«Lascia che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo.»

Ippocrate

«In tutto il mondo ci sono 315 milioni di persone con il diabete. Non c’è dubbio che siamo nel bel mezzo di una epidemia diabetica. In questo momento 1 dollaro su 3 dell’assistenza agli anziani è speso per la cura di diabetici. 1 dollaro su 10 della spesa sanitaria totale è speso per la cura di diabetici. Non c’è dubbio che sia un grosso problema.

Qual è in particolare la correlazione tra dieta e diabete?

Non entrerò nel merito.»

Così apre il film documentario What the health.

Il medico che afferma come esista una vera epidemia di diabete è il Dr. Robert Ratner (American Diabetes Association), lo stesso che rifiuta di entrare nel merito delle correlazioni tra la malattia e la dieta.

Esistono correlazioni tra dieta e malattie?

Kip Andersen, regista di San Francisco, ci conduce lungo la sua ricerca degli elementi necessari ad una vita sana. Kip ha una storia familiare di malattie come il cancro e il diabete e le malattie cardiache. Da sempre si adopera per cercare di ridurre i suoi rischi di ammalarsi e segue le raccomandazioni di diversi riferimenti come American Cancer Society, American Heart Association, American Diabetes Association.

Un giorno però incorcia una notizia al telegiornale:

«…l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha classificato come cancerogene le carni lavorate come bacon e salsiccia, dirette responsabili nel causare cancro negli uomini. (…)

L’OMS ha visto 800 studi di 10 paesi diversi trovando un legame diretto tra consumo di carne lavorata e cancro.»

L’OMS classifica la carne lavorata come cancerogeno di Gruppo Uno, insieme alle sigarette, l’amianto e il plutonio.

Realizza che è come se avesse fumato fin dalla sua infanzia e si chiede come sia possibile che se le carni lavorate hanno lo stesso grado di pericolosità delle sigarette, non siano etichettate con le stesse avvertenze delle sigarette.

Perché se le carni lavorate sono tanto pericolose, l’American Cancer Society non ne fa menzione?

Non solo non ne fa menzione, ma nella sezione Mangia sano del suo sito, incoraggia a nutrirsi di carni lavorate, cancerogene del Gruppo Uno.

Kip prosegue nella sua ricerca, intervista persone comuni, affette da malattie ormai ad uno stadio talmente avanzato da essere invalidanti: diabete, asma, cancro alla tiroide…

Intervista diversi medici desiderosi di parlare delle correlazioni tra dieta e malattie:

«Il diabete, l’artrite, le malattie cardiache, la demenza, l’obesità, i cancri, sono circa il 70% delle morti. Tutti i dati indicano che quel 70% e la morbilità sono molto legati allo stile di vita e sono evitabili.»

«Se potessi inviare un messaggio ai ricercatori che stanno cercando la causa del diabete, la causa delle arterie ostruite, la causa dell’alta pressione sanguigna e la causa dell’obesità, vorrei dare loro la risposta in tre parole: è il cibo!»

Kip prova a raggiungere i referenti delle maggiori Associazioni che si adoperano per prevenire e curare cancro, diabete e malattie cardiache. Ci prova, ma perché non ci riesce?

La risposta è sempre la stessa: è sufficiente seguire la scia del denaro.

Sotto accusa non c’è solo la carne lavorata, di base occorre porsi una domanda all’apparenza stravagante: la nostra è una specie onnivora?

Trovate What the health su Netflix (cliccando qui).

 

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Siamo quel che mangiamohttp://www.professionemamma.net/siamo-quel-che-mangiamo/ http://www.professionemamma.net/siamo-quel-che-mangiamo/#respondWed, 09 Aug 2017 14:45:33 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2859Siamo quel che mangiamo… Da più di dieci anni soffro di mal di testa ricorrenti. Nei momenti di stress si accentuano perfino di più. Da impazzire di dolore, letteralmente. Ho il coccige deviato, una realtà che comporta mal di schiena quotidiani, problemi di postura e via così. Ho tre cesarei all’attivo. Le aderenze si sa […]

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Siamo quel che mangiamo…siamo quel che mangiamo

Da più di dieci anni soffro di mal di testa ricorrenti.

Nei momenti di stress si accentuano perfino di più. Da impazzire di dolore, letteralmente.

Ho il coccige deviato, una realtà che comporta mal di schiena quotidiani, problemi di postura e via così.

Ho tre cesarei all’attivo. Le aderenze si sa non facciano bene alla salute.

Qualche anno fa mi sono decisa a vedere un neurologo.

Mi ha prescritto un antidepressivo che non ho mai preso.

Me la sono cavata con altra chimica e con il riposo.

Quante giornate a letto, persiane chiuse, silenzio assoluto, con la speranza di dormire e risvegliarmi nuova.

Poi l’età. Superati gli ‘anta bisogna far fronte alla realtà che conduce alla fine di un precorso: quello procreativo.

Ci si incammina lentamente e la situazione cambia.

Cambiano l’umore, il rapporto con se stessi, l’equilibrio fra gli ormoni e l’emicrania.

La mia si è fatta più potente.

Talmente potente che ho dovuto ripiegare sulla fascia di farmaci più duri.

I farmaci: questo ti prescrive la medicina ufficiale, senza troppi problemi.

Ho anche fatto un salto dall’osteopata, che per qualche settimana mi ha fatto perfino sperare, poi niente… mi ero quasi arresa.

Lo stomaco reclamava la sua sopravvivenza e ho cominciato a prendere in considerazione un protettivo.

Settimana dopo settimana la pastiglietta non bastava più, ne occorrevano almeno due e a breve sarei arrivata a tre.

Quindi avrei dovuto passare al farmaco più potente, mentre lo stomaco avrebbe preteso d’essere protetto.

Qualcosa doveva cambiare: la mia emicrania e il mio invecchiare sembravano essere una condanna.

Forse in menopausa la questione sarebbe migliorata, pensavo… ancora 10 anni… se va male. Se va bene ora: adesso! Facciamola finita con questo tormento di crampi mensili ed emicranie settimanali!

Il mese scorso ho partecipato ad un incontro sulla pratica vaccinale.

In sala sono intervenuti diversi medici, tutti concordi su un fatto: l’intestino è il centro della buona salute.

Riguarda il tuo intestino e avrai una buona dotazione per contrastare le avversità.

Quel che facciamo ogni giorno, quel che ingeriamo ogni giorno, non ci aiuta, ci ammala.

Basta con la farina 00 e 0 e basta col latte vaccino e suoi derivati.

Potendo bisognerebbe anche evitare lo zucchero, il latte in generale (avete mai notato che la nostra è l’unica specie sulla terra che si nutre del latte di altri animali?), il glutine… scegliere alimenti non trattati, non industriali (avete mai letto un’etichetta???), niente carne (ormai ridotta a ormoni e antibiotici con un po’ di animale intorno), niente pesce (ormai alimentato a gasolio e plastica).

Restano l’aria e le pietre.

Inquinate anche loro.

Un passo alla volta, ci siamo detti, però val la pena provare.

Quattro settimane senza farina 00, senza latte vaccino e derivati (I pericoli del latte).

Farina integrale, da agricoltura biologica con cui faccio personalmente il pane (non lo compriamo più), pasta integrale da agricoltura biologica e riso integrale. Per quanto possibile, alimenti provenienti da agricoltura biologica, fino ad esaurimento fondi.

Cosa significhi mangiare sano non solo è fatto poco noto, ma è fatto assai proibitivo, purtroppo.

Noi abbiamo la fortuna di vivere in campagna e di poter contare su qualche prodotto della terra tutto nostro.

Ebbene, da quattro settimane non assumo alcun farmaco, non ho più avuto un’emicrania, il mio intestino si sente felice (lo so!), io sono più rilassata e per la prima volta in 30 anni di onorata carriera, l’appuntamento mensile non mi ha spezzato a metà.

Ho ripreso a mangiare la frutta, alimento che fino ad un mese fa non digerivo. Ho persino gustato una granita alla pesca! Io che in gelateria compravo per gli altri e poi li guardavo con l’acquolina in bocca… alla fine leccavo giusto il cucchiaio.

Siamo quel che mangiamo…

Malati, avviliti, irritati, se mangiamo male.

Più sani, allegri e ben disposti quando mangiamo bene.

Ma che significa davvero mangiare bene?

Come prima cosa occorre spegnere la TV e sospettare anche degli insospettabili. Per esempio, la cena tipo in ospedale è a base di farina 00 (pane e pasta, se in quel che chiamano brodo ce ne trovate l’ombra), stracchino (latte vaccino) e purè (patate, latte, burro, formaggio).

Quindi avere la fortuna di incontrare chi ha colto davvero il senso di cosa significhi mangiare sano.

Oggi fare la spesa è diventata una caccia al tesoro!

Trovare alimenti meno velenosi ad una cifra accettabile, un vero terno al lotto. Si è trasformato in un affare di famiglia: partiamo tutti compatti e restiamo a leggere etichette in ogni reparto.

La riflessione finale è questa: perché la medicina ufficiale invece di toglierti i sintomi non cerca le cause?

Perché si è perso (se mai ci sia stato, io purtroppo non ne ho memoria) una visione della persona nel suo complesso, inserita nel contesto in cui vive (dove vive, come vive, di cosa si nutre, cosa beve, quanto si muove, quanto è stressata)?

Perché si continua a sponsorizzare un modello di vita sano che sano non è?

So che in questo mese non sono entrata in farmacia.

E forse la risposta è tutta qui.

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Esposizione del consumatore all’alluminiohttp://www.professionemamma.net/esposizione-del-consumatore-alluminio/ http://www.professionemamma.net/esposizione-del-consumatore-alluminio/#respondMon, 07 Aug 2017 10:30:10 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2828ESPOSIZIONE DEL CONSUMATORE ALL’ALLUMINIO DERIVANTE DAL CONTATTO ALIMENTARE E’ datato 3 maggio 2017 il parere della Sezione Sicurezza Alimentare del Ministero della Salute, in merito alla valutazione del rischio di esposizione all’alluminio derivante dal contatto alimentare. «L’Alluminio, onnipresente nella nostra vita quotidiana, è uno dei metalli con riconosciuta potenziale pericolosità per la nostra salute, anche considerando […]

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ESPOSIZIONE DEL CONSUMATORE ALL’ALLUMINIO DERIVANTE DAL CONTATTO ALIMENTARE

E’ datato 3 maggio 2017 il parere della Sezione Sicurezza Alimentare del Ministero della Salute, in merito alla valutazione del rischio di esposizione all’alluminio derivante dal contatto alimentare.

«L’Alluminio, onnipresente nella nostra vita quotidiana, è uno dei metalli con riconosciuta potenziale pericolosità per la nostra salute, anche considerando la presenza diffusa in molti alimenti e in molti altri prodotti di consumo.

L’alluminio interferisce con diversi processi biologici (stress ossidativo cellulare, metabolismo del calcio, etc.), pertanto può indurre effetti tossici in diversi organi e sistemi: il tessuto nervoso è il bersaglio più vulnerabile. L’alluminio ha una biodisponibilità orale molto bassa nei soggetti sani anche se, per contro, la dose assorbita ha una certa capacità di bioaccumulo. L’escrezione avviene essenzialmente tramite il rene; il bioaccumulo, e quindi la tossicità, dell’alluminio è nettamente maggiore nei soggetti con funzionalità renale immatura o diminuita (bambini piccoli, anziani, nefropatici).»

La Sezione Sicurezza Alimentare riconosce la tossicità dell’alluminio e riconosce che tale tossicità sia più elevata nei bambini piccoli.

«Le numerose proprietà fisico-chimiche dell’alluminio (bassa densità, malleabilità, buona conduttività elettrica e chimica, resistenza alla corrosione e alla trazione, ecc.) lo rendono un metallo ampiamente utilizzato in molti campi:
 Industria alimentare (coloranti, additivi, packaging …)
 Trattamento delle acque alimentari
 Farmaceutico, cosmetico, medico, chirurgico …
 Settore edile»

L’alluminio è tossico, ma è estremamente duttile, perciò lo troviamo praticamente ovunque.

«Negli esseri umani le vie principali di esposizione riconosciute a questo metallo sono:
– la via per inalazione
– la via cutanea
– la via iatrogena
– la via orale»

L’alluminio si respira, si assorbe attraverso la pelle, si inietta, si mangia…

«Via inalatoria: è considerata una via minore di esposizione in soggetti non esposti professionalmente. (…)

Via cutanea: l’assorbimento dell’alluminio dopo esposizione per via cutanea è stato poco studiato poiché gli studi su modelli animali non hanno dato risultati attendibili. (…)

Via iatrogena: questa via di esposizione comprende soprattutto l’infusione endovenosa o parenterale; è necessario adottare controlli specifici per ridurre il rischio di esposizione attraverso ognuna di queste modalità definendo il più accuratamente possibile quali gruppi di pazienti sono a rischio di un sovraccarico iatrogeno di alluminio e in quali condizioni l’alluminio rappresenta un rischio per la salute. Una lista provvisoria di gruppi di pazienti a rischio di sovraccarico iatrogeno di alluminio dovrebbe comprendere i pazienti con insufficienza renale, i neonati e bambini, gli anziani e i pazienti in nutrizione parenterale totale domiciliare. (…)

Via orale: l’ingestione di alluminio attraverso il cibo, l’acqua potabile o di bevanda additivata, per fenomeni migrazionali dai contenitori e dagli utensili per la cottura, costituisce il 95% della dose giornaliera. (…)»

«A circa ventiquattro ore dopo la somministrazione, il 99% di alluminio nel sangue si trova nella frazione plasmatica ed è destinata a legarsi preferibilmente con la transferrina (complesso Al-transferrina) e la ferritina (80%) per depositarsi in milza e fegato ricchi di recettori della transferrina, ma anche all’albumina (10%). La frazione rimanente viene trasportata da proteine a basso peso molecolare (LMW) e il complesso Al-LMW si deposita nell’osso dove i recettori della transferrina sono assenti. Nei soggetti sani si è visto che si distribuisce soprattutto nell’osso per circa il 50% della dose assunta, nel polmone per circa il 25% e nel fegato per il 20-25%. La percentuale rimanente è distribuita in altri organi, come la milza giungendo al SNC attraverso la barriera ematoencefalica e nel feto attraverso la barriera placentare. Le concentrazioni nei tessuti e in particolare nel polmone e nell’encefalo, aumenta con l’età.»

Quotidianamente ingeriamo già quasi tutta la quantità limite di alluminio. Quando vi è necessità di iniettare prodotti che lo contengono, occorre fare particolare attenzione alle categorie più a rischio, come i neonati e i bambini.

alluminio

Ai neonati tocca una dose giornaliera di alluminio nettamente superiore se allattati con latte artificiale.

VALUTAZIONE DEL RISCHIO

«L’esposizione alimentare media all’alluminio di un adulto varia tra 0,2 e 1,5 mg/kg di peso corporeo per settimana (l’assunzione per settimana, invece che giornaliera, si calcola per le sostanze che bioaccumulano).

Nei bambini e adolescenti, le stime variano da 0,7 a 2,3 mg/kg di peso corporeo per settimana. L’assunzione giornaliera di alluminio (in base al peso corporeo) in un bambino risulta più elevata rispetto ad un adulto; pertanto, i bambini rappresentano il gruppo di popolazione maggiormente a rischio, in quanto più esposto e, per quanto riguarda i bambini sotto i tre anni, più suscettibile.

Nei bambini non ancora svezzati o in fase di svezzamento si stima una esposizione variabile da 0,1 a 0,78 mg di al kg di peso corporeo per settimana; i livelli relativamente elevati, che possono apparire inattesi, in un gruppo particolarmente vulnerabile, sono correlati all’uso di alimenti specifici per lattanti (…)»

Il parere in oggetto ribadisce più volte come l’alluminio sia particolarmente pericoloso per i neonati e i bambini.

Definisce relativamente elevati e inattesi i valori di alluminio ingeriti mediamente dai neonati, particolarmente a rischio i bambini e suscettibili i bambini sotto i tre anni di età.

Sebbene riporti anche come «in generale, la maggior parte dell’alluminio ingerito non viene assorbito e viene eliminato con le feci (95%). »

RACCOMANDAZIONI

«La Sezione per la sicurezza alimentare del CNSA raccomanda di fornire ai consumatori informazioni circa il corretto uso dei materiali contenenti alluminio per la produzione e la preparazione degli alimenti in ambito sia domestico sia di impresa (…). Inoltre sarebbe opportuno fornire indicazioni agli operatori del settore alimentare (…). La Sezione competente considera, inoltre, che i materiali a contatto non sono l’unica fonte di esposizione alimentare ad alluminio e pertanto raccomanda di rivolgere particolare attenzione anche all’uso di additivi a base di alluminio negli alimenti, nonché di verificare eventuali fonti aggiuntive di contaminazione delle catene alimentari.»

Alla luce di tutto ciò il Ministero della Salute non valuta l’impatto dell’alluminio iniettato col vaccino.

Qual è il limite di alluminio iniettato considerato sicuro?

«Nessuno studio sperimentale è mai stato fatto per determinare un NOAEL (assenza di effetti avversi osservabili), e quindi nessun limite sicuro o livello di dose massima consentita (MADL) è stato chiarito. (…)

Nel Codice FDA dei Regolamenti Federali per la terapia TPN (Nutrizione Parenterale Totale – alimentazione di una persona per via endovenosa), si afferma:

   “i prematuri [neonati] che ricevono livelli parenterale di alluminio superiore a 4-5 [micro] g / kg / die accumulano alluminio a livelli associati a tossicità per il sistema nervoso centrale e le ossa.” E che, “Il carico nei tessuti può verificarsi anche a tassi più bassi di somministrazione.” Sulla base di quanto sopra, si può ritenere che il livello di esposizione di anche solo 5 microgrammi di alluminio (per chilogrammo di peso corporeo al giorno) è una dose che provocherebbe effetti avversi osservabili nei bambini. Questa dose è molto più alta di quello che sarebbe un limite di sicurezza determinato sperimentalmente. Tuttavia, questo è ciò che abbiamo di più vicino a una una dose di riferimento potenzialmente iniettabile sebbene ci si stia avvicinando al livello di “indiscutibilmente troppo”.» (Fonte: Comilva)

Quanto alluminio c’è in ogni vaccino?

alluminio

Fonte: COMILVA (clicca qui)

«L‘alluminio assorbito in un giorno tramite la prima dose di Infanrix è 5000 volte maggiore di quello assorbito nello stesso giorno mediante latte materno e 3500 volte maggiore di quello assunto mediante latte formulato.» (Fonte: Alluminio: calcolo rapporto alluminio esavalente_latte nel lattante di 61 giorni.pdf)

CONCLUDENDO: è raccomandato fare attenzione a quel che mangiamo, come lo cuciniamo, come lo conserviamo, ma possiamo iniettarci, e iniettare a neonati e bambini, inframuscolo l’alluminio contenuto nei vaccini senza paura: il dogma dice che i vaccini siano sicuri.

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Sei tu la mia speranzahttp://www.professionemamma.net/tu-la-mia-speranza/ http://www.professionemamma.net/tu-la-mia-speranza/#respondThu, 20 Jul 2017 09:56:52 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2810Sei tu la mia speranza. Di grandi sorrisi, quando farà giorno e ci sveglieremo insieme. Di discussioni, per stabilire lo spazio tuo e quello mio. Di risate, quando giocando ci prenderemo in giro. Di complicità, quando già sapremo quel che non occorre dire. Di paura, quando il buio ci coglierà… e insieme ne faremo solo […]

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Sei tu la mia speranza.

Di grandi sorrisi, quando farà giorno e ci sveglieremo insieme.

Di discussioni, per stabilire lo spazio tuo e quello mio.

Di risate, quando giocando ci prenderemo in giro.

Di complicità, quando già sapremo quel che non occorre dire.

Di paura, quando il buio ci coglierà… e insieme ne faremo solo un luogo con poca luce.

Di saggezza, quando troveremo le parole che non da soli non riusciremo a scovare.

Di famiglia, quando la solitudine busserà e troverà chiuso.

Di amore, quando con una carezza ci toccheremo il cuore.

Di infinito, quando tutto potrà pure finire, ma noi no.

Sei tu la mia speranza, da quando sei nato nei miei pensieri.

Sono io la tua speranza, da quando il tuo cuore ha cominciato a battere dentro il mio.

Tu non mi deluderai, lo so.

Io… Io spero basti tutto l’amore che ho.

la mia speranzaI mie libri

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Il Ragionevole Dubbiohttp://www.professionemamma.net/il-ragionevole-dubbio/ http://www.professionemamma.net/il-ragionevole-dubbio/#respondTue, 11 Jul 2017 15:38:52 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2795Il Ragionevole Dubbio, il film documentario di Ambra Fedrigo, sarà proiettato al Teatro di Cicagna, in Val Fontanabuona, il prossimo lunedì 17 luglio. La vera protezione è la conoscenza. Queste le parole di Ambra. Una mamma che si è posta domande, è andata in cerca di risposte e le ha riassunte ne Il Ragionevole Dubbio. […]

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Il Ragionevole Dubbio, il film documentario di Ambra Fedrigo, sarà proiettato al Teatro di Cicagna, in Val Fontanabuona, il prossimo lunedì 17 luglio.

Il ragionevole dubbio

La vera protezione è la conoscenza.

Queste le parole di Ambra.

Una mamma che si è posta domande, è andata in cerca di risposte e le ha riassunte ne Il Ragionevole Dubbio.

Il dubbio è alla base di ogni pensiero.

Come ha espresso bene Gianluigi Paragone durante la manifestazione di Pesaro:

Quando nessuno si pone più il dubbio, ha smesso di pensare.

Il dubbio porta domande e le domande necessitano risposte.

Talvolta non si trovano risposte nette, lineari, assolute, talvolta si trovano altre domande. Sempre più complesse e di difficile risoluzione.

Allora, noi persone semplici, noi persone comuni, ci affidiamo a cosiddetti esperti.

Ma anche gli esperti non hanno tutti la stessa linea di pensiero.

E’ proprio sulla varietà del pensiero, sul dinamismo con cui si affrontano le medesime questioni che possono essere intraprese tante e diverse strade. Strade che porteranno a mete differenti, alcune forse migliori di altre.

Spegnere il dubbio significa spegnere il pensiero.

Stabilire una sola verità come reale ed assoluta, significa azzerare il confronto, la dialettica, lo scambio delle diverse e uniche esperienze umane. Significa uniformarci in una massa informe.

Siamo tanti, siamo tutti diversi, siamo tutti unici e abbiamo tutti una nostra particolare capacità di guardare alla vita e all’esperienza umana. Offrire il proprio punto di vista ed essere aperti a quello altrui consente di accrescere, di donarci reciprocamente altri e nuovi strumenti che potrebbero aiutarci a fare meglio, oppure ad avvalorare la nostre scelte.

La questione vaccini è entrata a gamba tesa nelle case di ognuno di noi, anche in quelle di coloro i quali non hanno figli.

Parliamone, confrontiamoci, mettiamo a disposizione il nostro sapere, le informazioni, l’esperienza e facciamo in modo di costruire una conoscenza non solo fatta di slogan e di sentito dire.

Ci vediamo lunedì 17 luglio al Teatro di Cicagna.

Il Ragionevole Dubbio è proiettato in altre e tante sale sparse sul territorio italiano.

Tenete acceso il pensiero: dubitate e andatelo a guardare 😉

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La Medicina non è una scienzahttp://www.professionemamma.net/la-medicina-non-e-una-scienza/ http://www.professionemamma.net/la-medicina-non-e-una-scienza/#respondFri, 16 Jun 2017 19:09:58 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2769La Medicina non è una scienza. «Tra le caratteristiche principali che tengono la Medicina fuori dall’ambito delle scienze rigorose c’è la non ripetibilità. In Medicina, se si somministra una determinata quantità di un determinato farmaco ad un determinato soggetto, non è detto che si ottenga sempre lo stesso risultato. Se la Medicina non è una […]

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La Medicina non è una scienza.

la medicina non è una scienza«Tra le caratteristiche principali che tengono la Medicina fuori dall’ambito delle scienze rigorose c’è la non ripetibilità.

In Medicina, se si somministra una determinata quantità di un determinato farmaco ad un determinato soggetto, non è detto che si ottenga sempre lo stesso risultato.

Se la Medicina non è una scienza, della scienza si serve eccome, tanto che oggi la ricerca medica viene fatta in parte ragguardevole da chimici, da fisici, da bioingegneri e da tanti altri scienziati.»

Queste le parole di Stefano Montanari e Antonietta M. Gatti, all’interno di “VACCINI Sì o No?”, un piccolo testo destinato a noi, le persone che non ci capiscono gran che, ma che sono dilaniate dai dubbi.

Cosa sono i vaccini? Qual è la loro storia? Cosa c’è dentro? Come vengono somministrati?

Alcune delle domande a cui semplicemente i due scienziati offrono risposte.

Finché giungono alla fatidica domanda: Vaccini Sì o No?

La risposta è la sintesi dell’atteggiamento con cui approcciano al tema:

«Fate quello che vi pare.»

Non prendono alcuna posizione, semplicemente riportano le evidenze che loro stessi hanno rilevato attraverso l’analisi al microscopio elettronico di 28 vaccini differenti: 27 per uso umano e 1 per uso animale.

Tutti i vaccini per uso umano analizzati presentano dei corpi estranei, che non appartengono e non devono appartenere alla composizione vaccinale. Solo il vaccino per uso animale non presenta alcun corpo estraneo.

I piccoli corpi estranei non sono eliminabili dal corpo umano e a seconda di dove andranno a depositarsi (fatto casuale) avranno più o meno effetto avverso sull’individuo.

Quello delle particelle di metalli contenute nei vaccini per ragioni ad oggi inspiegabili, tuttavia resta una parte (per nulla marginale) della questione.

Infatti dentro i vaccini ci sono altre e diverse sostanze note agli addetti ai lavori, ma non note alla totalità del gregge cui si vorrebbero somministrare.

Cosa c’è nei vaccini?

«Il principio attivo è di natura proteica tossica, derivante da batteri o virus modificati. Di norma le sostanze tossiche sono coltivate in animali o in loro organi, dal cervello del cane ai reni della scimmia, o in uova di pollo e di anatra o in tessuti di origine umana come feti abortiti o ottenute grazie a manipolazione genetica.»

Un rischio è quello che nei vaccini ci finiscano anche virus latenti presenti negli animali in cui sono stati coltivati.

Alcuni vaccini vengono passati in formaldeide.

In alcuni si trovano sequenze di DNA e lipoproteine che non si sa quali effetti hanno sull’individuo.

Perché si conservino a lungo sugli scaffali delle farmacie si aggiungono sostanze di fama dubbia e dai nomi impronunciabili. Altri additivi sono il saccarosio, il lattosio, il Thimerosal. L’alluminio funge da adiunvante (cioè migliora la risposta immunitaria e la prolunga nel tempo). Quindi è la volta degli antibiotici, aggiunti per prevenire la crescita di batteri.

Nota a margine: Quando un componente è inferiore ad un determinato limite, il produttore può legalmente evitare di elencarlo tra gli ingredienti.

Gli autori fanno notare come sui bugiardini venga riportato che sia opportuno prima verificare la non reattività ad uno o più componenti (almeno fra quelli riportati), tuttavia è difficile che un bambino di 3 mesi abbia già uno storico rilevabile di reazioni avverse agli antibiotici, piuttosto che dimostrate reazioni al lattosio e così via. Tuttavia nemmeno si svolgono esami specifici prevaccinali.

Sugli stessi bugiardini talvolta è riportato come il vaccino non garantisca l’immunità dalla stessa malattia. E’ noto come una certa percentuale di persone, pur vaccinata, non risponda al vaccino maturando gli anticorpi (no responder). Eppure nessuno esegue verifiche post vaccinali.

Nota a margine: Mio peronale dubbio: l’immunità di gregge esiste davvero? (Leggi “La maggiore epidemia di morbillo nella regione del Quebec nonostante una copertura vaccinale del 99%“)

Ancora alcuni bugiardini riportano come lo stesso vaccino sia veicolo della malattia.

Ma allora questi vaccini davvero hanno il potere di debellare le malattie?

Anche qui qualche dubbio sorge, poiché le tabelle mostrano come all’introduzione del vaccino le malattie come tetano, pertosse e morbillo fossero già fortemente in declino grazie al miglioramento dell’alimentazione e l’igiene. Di contro sono sorte altre e nuove malattie. Vuoi perché prima non si vivesse tanto a lungo da manifestarle, vuoi perché si siano dignosticate più precisamente oggi, in ogni caso mancano studi che escludano completamente la relazione.

Mancano gli studi. Questo salta agli occhi.

Mancano studi che possano essere considerati seri e senza interessi in ballo.

Di fronte ad un mare di dubbi che anziché essere dipanato (come già sospettavo) sta aumentando in maniera esponenziale, non mi resta che osservare rischi e benefici. In questo caso non dei farmaci che ci vogliono propinare, ma di coloro che oggi si espongono a dire cosa, come e perché.

Da un lato c’è un Ministro della Salute che di competenze sulla carta ne ha quanto me, accanto ad un tizio che sta nel consiglio della Fondazione Glaxo, la Big Pharma da cui il Ministero acquisterà i vaccini ora obbligatori. Pare che quel tizio abbia ottenuto l’incarico grazie ad un bando richiedente requisiti tali da permettere a Il fatto Quotidiano di indovinare in anticipo che lo avrebbe vinto.

Quindi ci sono medici che si professano scienziati, che si stanno stracciando le vesti e stanno assicurando quanto i vaccini siano assolutamente sicuri ed efficaci. Sicurissimi. Eppure ci sono sentenze che riconoscono risarcimenti per danni da vaccino. Poi non dimentichiamoci che la Medicina non è una scienza: non è detto che un farmaco abbia lo stesso effetto ed efficacia su tutti. Perciò di sicuro sono sicura solo che non ci siano sicurezze.

Di contro c’è un gruppo di medici e scienziati che sta rischiando la credibilità e la carriera. Non sono CONTRO i Vaccini, ma sono PER vaccini PULITI e per una pratica vaccinale assennata.

E chiudo con una domanda, l’ennesima: aspirano all’effetto gregge perché ci credono davvero pecore?

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Persone SE e Persone NONOSTANTEhttp://www.professionemamma.net/persone-se-e-persone-nonostante/ http://www.professionemamma.net/persone-se-e-persone-nonostante/#respondFri, 26 May 2017 17:13:46 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2750“Oggi lezione di grammatica, in terza. Abbiamo fatto le concessive. Le concessive sono quelle proposizioni che cominciano con nonostante, sebbene, malgrado, eccetera. Ho fatto anche un bello schemino alla lavagna. Bellino bellino. Ero fiero di me. Loro intanto erano già pronti per addormentarsi. Poi ho cancellato tutto. Ho cancellato tutto e ho scritto solo due […]

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“Oggi lezione di grammatica, in terza.
Abbiamo fatto le concessive. Le concessive sono quelle proposizioni che cominciano con nonostante, sebbene, malgrado, eccetera.
Ho fatto anche un bello schemino alla lavagna. Bellino bellino. Ero fiero di me.
Loro intanto erano già pronti per addormentarsi.

Poi ho cancellato tutto. Ho cancellato tutto e ho scritto solo due parole, una di qua, una di là.
Una era “SE”. L’altra “NONOSTANTE”.

Ci sono persone “SE” e persone “NONOSTANTE”.

Persone periodo ipotetico e persone concessiva.

Persone che hanno sempre un “Se avessi”, “Se fosse andata così”, “Se non fosse successo questo” per ogni cosa.

E persone “Nonostante”.

Nonostante la sfiga, la famiglia disastrata (e chi non ne ha), gli errori, le avversità, loro vanno dritte, non mollano. Magari perdono, eh. Si fanno anche male. Spesso restano sole a fare a pugni col vento che non ne vuole sapere di soffiare contro. Ma non mollano. Non cercano dei se dietro cui nascondersi. Se qualcosa la vogliono, se hanno un cavolo di sogno, vanno avanti. Nonostante.

Lo so che non si dovrebbe ma lezione è finita con me che mi son lasciato prendere e ho detto, beh, che potevano anche prendere e buttare nel cesso tutto quanto gli ho insegnato in questi tre anni, e ricordarsi solo questo.”

 Enrico Galliano

persone se e persone nonostanteHo incrociato questo pensiero di Enrico in rete e lo trovo straordinario.

Ci sono Persone Se e Persone Nonostante.

Il loro è un atteggiamento, la scelta più o meno consapevole di come affrontare la vita, in tutte le sue declinazioni, anche le più terribili come la morte.

Le Persone Se, di fronte alla morte, saranno coloro che sempre e per sempre si chiederanno: “Se avessi”, “Se fosse andata così”, “Se non fosse successo questo”.

Nell’eterna ricerca di un rimedio, di un colpevole, di una scappatoia. Senza concedere tregua al rimpianto, al dolore, allo struggimento. Senza rassegnarsi ad un destino giudicato beffardo, ingiusto, inaccettabile. Restando con la sensazione d’essere stati traditi. Fissi in un lutto considerato ingiustificato. Non trasformabile.

Le Persone Nonostante saranno coloro che dal principio si chiederanno: “Se avessi”, “Se fosse andata così”, “Se non fosse successo questo”.

Eppure ad un certo punto si risponderanno: “Nonostante tutto, vado avanti”.

Attraversare il lutto è un po’ questo: riuscire a trasformarsi da Persone Se a Persone Nonostante.

Scegliere proprio di smettere con le Ipotesi e Concedere.

Concedere alla vita di manifestarsi così come viene. Accettando il suo corso, là dove non è possibile far altro.

Concedere alla natura di esprimersi per come è nella sua natura: trasformandoci, ad un certo punto.

Concedere a se stessi e agli altri d’essere umani. Fallibili, per nulla onnipotenti, mortali.

Concedere a se stessi di soffrire per l’Assenza e anche proseguire nel gioire per la Presenza che è stata.

Concedere a se stessi di trasformarsi nella donna o nell’uomo che si diventerà, con curiosità e senza troppa paura, man mano che la vita passa nel mezzo, lasciando il suo buono e il meno buono, eppure sempre concedendo a noi di farne il meglio.

Grazie a Enrico Galliano, professore di lettere, autore di “Eppure cadiamo felici“.

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Dubito ergo sum [ obbligo vaccinale ]http://www.professionemamma.net/dubito-ergo-sum-obbligo-vaccinale/ http://www.professionemamma.net/dubito-ergo-sum-obbligo-vaccinale/#respondThu, 25 May 2017 10:11:55 +0000http://www.professionemamma.net/?p=2734Sulla questione obbligo vaccinale gli schieramenti si stanno organizzando in file sempre più strette. Purtroppo. Dividi et impera. Ci stanno riuscendo su una questione, LA QUESTIONE, che più di ogni altra ci rende aggressivi e protettivi: i nostri cuccioli. Secondo i propositi dello Stato, non dovrei nemmeno farmi un’opinione, tanto vige (o vigerà) un obbligo: […]

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Sulla questione obbligo vaccinale gli schieramenti si stanno organizzando in file sempre più strette. Purtroppo.

vaccinaleDividi et impera.

Ci stanno riuscendo su una questione, LA QUESTIONE, che più di ogni altra ci rende aggressivi e protettivi: i nostri cuccioli.

Secondo i propositi dello Stato, non dovrei nemmeno farmi un’opinione, tanto vige (o vigerà) un obbligo: questione chiusa.

Secondo gli attuali vincitori (se ce ne siano), è inutile che mi metta di buzzo buono e cerci di capirci qualcosa, tanto c’è chi è più dotto di me e si è prodigato già per me, dunque non devo far altro che fidarmi.

Fidarmi.

Fidarsi è una cosa seria. E’ una cosa da figli.

Tutti i figli si fidano indiscriminatamente dei loro genitori. Ne hanno bisogno, per sentire il calore e la protezione di un luogo sicuro in cui crescere e farsi adulti, potendo strutturare adeguatamente gli anticorpi che servono nella vita.

Fidarsi è un bisogno. Mettersi nelle mani di chi riteniamo essere più di noi. Più istruito, più competente, più illuminato. Poterci mettere nelle sue mani, spegnere il cervello, delegare le questioni che non hanno una risposta certa e non pensare alle responsabilità. C’è chi se l’è assunte al postro nostro.

Fidarsi è una cosa grossa.

Non sono più una bambina e chi chiede la mia fiducia non è uno dei miei genitori.

Quindi mi documento: ci provo, devo, lo devo a questi miei ragazzi che di me si fidano d’ufficio, per natura e un giorno mi chiederanno conto delle scelte che ho compiuto su di loro, ancor di più se avranno causato loro qualche danno.

Come faranno i figli di quei genitori che oggi ci chiedono di vaccinare i nostri per proteggere i loro, ahimé impossibilitati ad avere copertura per alcune malattie.

Pare essere questa la richiesta:

Dovete rischiare di far ammalare un soggetto sano, cosicchè il soggetto già malato non rischi di aggravarsi.

Il rischio di far ammalare il soggetto sano esiste. Non si capisce a quanto ammonti perché i dati non sono chiari. Probabilmente non interessa rilevarli. Probabilemente sono irrisori (anche se parrebbe di no). Probabilmente non lo so, sta di fatto che i dati non ci sono. Si trovano numeri e a seconda di come li leggi fanno comunque tremare.

Quindi mi chiedo se almeno ci sia la certezza che rischiando di far ammalare i sani, i malati siano fuori pericolo. Ma anche qui non ci sono numeri. Non si sa davvero quante siano le persone vaccinate coperte dal vaccino e quindi innocue per i malati. Probabilmente non interessa rilevare questo dato. Perché? Ecco, non riesco a pensare positivo, nemmeno in questo caso.

Siamo in questa situazione: alcuni dei sani si ammaleranno, alcuni dei malati continueranno ad ammalarsi.

Siamo in una comunità in cui i più forti dovrebbero avere riguardo dei più deboli, cercando di preservarli. Ma mi chiedo se abbia senso cercare di preservarli (senza sapere bene in quale misura), avendo certezza di trasformare alcuni dei forti in deboli. Mettiamo che si valutino rischi/benefici (non so bene come, dato che mancano i dati) e che si scelga infine di sacrificarne alcuni per preservarne altri.

Però… sì, c’è un però.

Come può accadere che fra quell’elenco di vaccini alcuni prevedano solo la  copertura personale dalla malattia, essendo la malattia non contagiosa? Almeno là dove non sono un untore, m’è concesso di scegliere liberamente? No.

Ma allora perché? Che senso ha? E’ chiaro che dubito.

Tuttavia queste considerazioni continuano ad essere ben poca cosa rispetto ad un’altra grande questione, che è l’obbligo in sé, su un fatto così importante come la cura.

Mettiamo che un giorno si finisca in una di quelle puntate de “Ai confini della realtà” (ma forse ci siamo già oggi?) e mettiamo che si decida arbitrariamente che basta, i vaccini fanno male. Vietato farli. Se i genitori si azzardano ad offrire copertura vaccinale ai loro figli, saranno denunciati al Tribunale dei Minori.

Anche in quel caso ci sarebbero vinti e vincitori. Esisterebbero genitori terrorizzati da una sensazione di profonda impotenza e incomprensione. Una fetta di popolazione sarebbe senza voce e senza il diritto alla libera scelta.

Questo è l’unico dubbio che non ho: è molto pericoloso ciò che sta accadendo.

Possibile che i vincitori di oggi non immaginino come potrebbero trasformarsi nei perdenti di domani e quanto ciò sia ingiusto?

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