erika zerbini

Mi chiamo Erika, ma tutti mi chiamano Kappa…

Sono diventata mamma per la prima volta il 17 ottobre del 2002: avevo 26 anni, una gran voglia di essere mamma, senza sapere nulla di bambini.

Oggi sono mamma di cinque bambini.

Tre di loro li vedo crescere, due di loro non li ho mai visti in volto.

La maternità è un mistero, una magia, una lotta e una conquista.

La maternità vissuta è grande felicità, ma anche un’immensa fatica.

La maternità negata è un grande dolore, ma anche un inestimabile patrimonio di vita.

Qui parlo di me, del mio essere mamma…

Contatti:

professionemamma.net@gmail.com

 Le mie pubblicazioni

 

Nessuno al posto tuo (Romanzo)

Gioia è una giovane donna, vittima inconsapevole di una relazione violenta, finché la nascita di suo figlio le apre gli occhi: non più solo responsabile di se stessa, si costringe a guardare la realtà da una prospettiva differente, prendendo consapevolezza della gravità di ciò che, solo poco tempo prima, era per lei normalità. Gioia si trova a dover rispondere a domande inevitabili. Cos’è una famiglia? Fino a che punto ha senso scendere a compromessi e sacrificarsi, pur di tenerla unita? Possono l’infelicità, la paura e la violenza essere il prezzo da pagare per dirsi famiglia? Se scegliesse di salvarsi, quali sarebbero le conseguenze? Cosa sarebbe condannato a subire suo figlio? Quello di Gioia è un arduo percorso di crescita, verso la valorizzazione di sé e del suo potenziale, come persona, come donna e come madre.

 

 

Chiamami mamma

«Chiamami “Mamma”, come chiami tutte le mamme che accompagni nel loro primo incontro coi loro figli. Anche io sono una mamma, pur se per me sarà il primo e insieme l’ultimo incontro con mio figlio. Guardami, ma non giudicarmi. Sono dentro un dolore che non ha confini, non ancora. Sto attraversando qualcosa che non conosco e che scacciavo ogni volta che mi capitava di immaginarlo.» Il lutto perinatale è l’unico lutto che possiede un aggettivo per essere definito, eppure non esiste una parola che definisca chi lo esperisce: è vedovo colui a cui muore il coniuge, orfano colui a cui muore un genitore, ma per il genitore a cui muore un figlio non esiste definizione. Il lutto perinatale viene dalla scomparsa di qualcuno che sembra non essere mai esistito: spesso erroneamente detto “Mai Nato”, pertanto non morto, quindi privo di legami, ovvero senza famiglia. Il lutto perinatale è un lutto troppo spesso privato dei riti, quindi senza cordoglio, ovvero abbandonato nella mancanza di abbracci, di parole, di riconoscimento e annegato in un pianto silente. Il lutto perinatale è un’esperienza priva di confini, poiché ancora poco narrata. Il lutto perinatale è uno dei grandi tabù del nostro tempo. In queste pagine i pensieri e le parole sul lutto perinatale delineano un particolare punto di vista, capace di tracciare un percorso di elaborazione fra quelli possibili.

 

Sembrava una promessa

Non si parla abbastanza di come la morte nel nascere frantumi nel profondo. Non si parla abbastanza di come i frammenti possano essere ricomposti, con pazienza, dedizione e amore. Non si parla abbastanza di Lutto Perinatale. Parliamone. #ParoleAlLuttoPerinatale

 

 

 

 

 

 

Insieme

“Insieme” è un piccolo albo illustrato destinato alle famiglie che vivono il lutto perinatale. Il lutto perinatale è un evento particolarmente doloroso che colpisce tutti i membri della famiglia, compresi i figli in attesa di conoscere il fratellino o la sorellina in arrivo. Per i genitori è complesso trovare le parole con cui spiegare ai loro bimbi cosa sia accaduto: spesso si tratta di un evento molto difficile da raccontare anche a loro stessi e non di rado questa esperienza resta avvolta da un silenzio doloroso. Tuttavia proprio in questo modo è negata ai piccoli la possibilità di cercare e trovare risposte alle domande che si aggirano nella loro mente, di esprimere la loro frustrazione, rabbia e confusione. Restano soli a gestire una sofferenza che percepiscono anche nei genitori. Questo piccolo albo contiene alcune di quelle parole che spesso è così faticoso trovare e pronunciare. Parole che possono essere condivise, offrendo un punto di riferimento comune fra genitori e figli, dal quale ripartire per ritrovare la fiducia nel futuro.

 

nato vivo

Nato vivo

Senti come suona: mio figlio. Avrò un figlio, ho un figlio… ce l’ho dentro il mio grembo a sfregolare per la maggior parte del tempo. Ce l’ho, ma è ancora dentro e, visto che nessuno vede oltre la mia pancia prominente, non è vero che ce l’ho, ma ce l’avrò. Al più posso dire che sta arrivando. Qualcuno che arriva ancora non c’è, è in viaggio… non lo vediamo, ma lo aspettiamo. Non posso vedere ancora mio figlio, ma mi è talmente vicino che addirittura mi occupa. In realtà non aspetto che arrivi, ma solo che esca da me.

Scegliere di rimettersi in gioco non significa avere dimenticato o rimosso. A volte non significa nemmeno avere superato. Scegliere di rimettersi in gioco spesso significa cercare di ‘andare avanti’, senza permettere che la morte porti con sé anche tutto il resto della propria esistenza.Qualche volta ci domandiamo che emozione sarà, se ci sarà dato di provarla, se sarà sano, se, se, se… E sarà un’emozione a cui non siamo del tutto preparati, direi che sarà più che altro una “sorpresa”. Ce la teniamo così, proprio come una sorpresa, addirittura inaspettata.

Un bambino nato vivo non cancella la morte, né allontana i demoni, solo rassicura su un fatto reale: i figli non sempre muoiono.

info
Professione MAMMA

Professione MAMMA

Cosa significa diventare mamma?

La maternità è un istinto che si impara?

Mamme si nasce o si diventa?

In queste pagine l’autrice racconta la sua esperienza di maternità, spaziando fra i luoghi comuni più noti, le diffi coltà e le contraddizioni della nostra modernità, senza tralasciare la gioia e lo stupore legate a questa esperienza. Con ironia, una certa vena critica e qualche ammissione di fondatezza, offre il suo punto di vista. A fronte di molte domande che difficilmente trovano risposte nette ed universali, formula la sua definizione del senso di maternità: i figli offrono mille modi diversi di guardare la stessa vita, basta osservare loro per scoprire mondi di cui non si aveva nemmeno idea.

Essere mamma non significa avere tutte le risposte, ma determina nell’autrice l’occasione di porsi molte domande diverse e riflettere sul mondo e su se stessa. La maternità è una delle più importanti occasioni di crescita personale e di comprensione di sé. E mentre la mamma diventa grande, i suoi figli crescono.

Lutto perinatale
Questione di biglie

Questione di biglie

Cosa comporta perdere un bambino durante la sua attesa?

Solitamente ci si limita a pronunciare a denti stretti: “L’ho perso”, l’interlocutore si ammutolisce, abbassa lo sguardo e, se non ci travolge con commenti inopportuni, dopo un rapido “Mi dispiace”, cambia discorso.

Resta la sensazione che si parli unicamente di un incidente di percorso, qualcosa di poco conto che deve essere accantonato frettolosamente per andare avanti, perché un figlio è tale solo se nasce vivo, altrimenti non si sa bene cosa sia.

La realtà è che dietro la perdita di un figlio, il suo aborto, c’è un insieme di gesti gravosi che devono essere compiuti per forza.

Quindi ci sono emozioni da affrontare che costringono a prendere decisioni sofferte, a meno che non siano gli altri (gli addetti ai lavori della medicina) ad arrogarsi il diritto di decidere per noi.

Infine ci sono domande, molte domande che vorrebbero risposte, ma di sovente le risposte non ci sono o non si trovano.

Qualcuno dice che si diventi migliori dopo un’esperienza simile, che si sia genitori speciali perché genitori di figli persi, io penso che mi sarei accontentata di essere un genitore “normale” pur di avere tutti i miei figli vivi, ma la loro sorte non è dipesa da me.

Mi è stato impossibile rinnegare i miei morti, né ho voluto ricavarmi uno spazio in cui poterli sentire ancora vivi, così ho cercato e trovato una via attraverso cui portare con me la loro assenza, accettando e convivendo con la loro sorte, continuando a vivere pienamente.