Si può educare alla morte?

Si può parlare di educazione alla morte in un blog sulla maternità?

Può stare la parola morte dentro un contenitore che per eccellenza riguarda la vita?

Piuttosto mi domando: come si fa ad escludere la morte dalla vita? 😉

La morte non ha senso. Anzi, la morte è un fallimento.

Solo il vivere merita di essere raccontato. Solo il vivere merita di essere considerato. E’ nostro dovere restare aggrappati alla vita sempre, a qualunque costo, a qualunque prezzo, anche oltre la morte. Anzi, abbattiamo la morte! Teniamoci in vita tutti anche al di là di essa. Facciamo come se non fosse davvero mai morto nessuno, facciamo come se la morte non sia capace di mutare alcunché, che la morte è inutile e prima o poi vinceremo noi! La sconfiggeremo.

Poi la morte bussa alla porta e qualche intenzione vacilla, qualche risposta manca, qualche pensiero si perde, nel nulla che si è destinato ad essa.

Ebbene, penso che educare alla morte non solo sia utile, ma è necessario, urgente e VITALE!

Ho cominciato ad addentrarmi in questo argomento, senza accorgermene, quel giorno in cui ho dovuto annunciare la morte del fratellino in arrivo e poi il successivo.

Allora ho mostrato cosa sia la morte sulle prime: tristezza, dolore, smarrimento, incredulità, assenza.

Ho camminato nel suo buio e ho cercato di fare luce.

Come fai mamma? Come fai ad accettare quello che è accaduto?

Così ho compreso di avere passato l’esempio di un altro passaggio: la morte può essere accettata.

Della morte possiamo farne un mucchio di cose: lei sta lì, immobile e immutabile, dipende solo da noi darle collocazione, svelarne il mistero, scoprirne il senso.

Restare in superficie, senza indagare, escludendola dal vivere produce ciò che vediamo: l’incapacità di accettarla.

Questa incapacità genera paura, assenza di pensieri, di parole, di strumenti, di apertura vera verso la vita e il vivere.

Sopravviveranno alla mia assenza? Potranno fare senza di me?

Me lo domando da quando sono nati.

Certo, intimamente so che potranno fare senza di me come tutti i figli. Ad un certo punto ognuno di noi è chiamato a fare senza i suoi genitori. E’ un fatto di natura. Ma il senso profondo della mia domanda è:

Staranno bene senza di me?

Loro potranno stare bene senza la mia presenza, quanto più io sarò in grado di passare loro un’idea buona dell’assenza.

La morte è importante.

Educare alla morte, significa educare alla vita.

educare alla morte

Ora che l’ho capito, mi sento più leggera, so come fare per alleviare il tormento di quella domanda.

Posso passeggiare con loro in questo territorio, esplorarlo insieme a loro, scoprendolo e trovando insieme quelle risposte che nessuno ha e forse troverà mai.

Stiamo insieme nelle domande.

Un giorno, quando toccherà loro girare in quel luogo senza di me, lo conosceranno già, avranno già qualche riferimento e potranno non sentirsi completamente soli: se vorranno, mi ritroveranno, perfino lì.

Lascia un commento