Quando una donna teme per la vita di suo figlio in grembo: Vademecum semplice

1. Quando una donna teme per la vita di suo figlio in grembo e arriva in pronto soccorso, non DEVE essere sminuita, trattata con sufficienza, considerata ansiosa senza ragione. Tu non puoi sapere come stia suo figlio, finché non ti premuri di controllare il suo stato di salute e, fino a prova contraria, la donna di fronte a te ne SA assai di più.

2. Quando hai disatteso il punto 1 e DEVI confermare che effettivamente quella donna ansiosa aveva ragione di recarsi a disturbare il tuo turno in ospedale, potresti chiedere SCUSA: è gratis e fa tanto bene sia a te che a lei.

3. Quando DEVI dare la notizia peggiore alla donna di fronte a te, premurati di farlo con gentilezza, garbo e prendendoti tutto il tempo che occorre A LEI, senza guardare l’orologio, tanto più ora che non può contare su nessuno in quel momento, poiché le avete VIETATO di essere accompagnata da una persona di riferimento. Rifletti su questo: la tua paziente sta VIVENDO un TRAUMA fra i più potenti che esistano e ricorderà SEMPRE te, le tue parole, il tuo sguardo, la tua attenzione. TU viaggerai in coppia con la MORTE di suo figlio: sarai per sempre nei suoi occhi e nel suo cuore. Ora chiediti come vorresti essere ricordata/o e comportati di conseguenza.

4. NON pensare che lei sappia quel che sai tu: è molto probabile che non sappia cosa significhi la morte di un figlio in grembo. E ora che cosa deve aspettarsi? Cosa accadrà? Più tu sarai capace di spiegarle in modo accurato, gentile e amorevole ciò che potrebbe succedere, più lei sarà preparata a quel che è già uno shock. Rifletti su questo: tutto ciò che non le racconterai perché è difficile per te da dire, lei lo vivrà comunque e il suo pensiero andrà a te, a come sei stata/o superficiale.

5. I bambini muoiono durante la gravidanza, tu lo sai, perché lo hai studiato per svolgere il tuo mestiere e probabilmente nella tua carriera ne hai visti morti o morire. Come ti senti rispetto a questa realtà? Che rapporto hai con la morte? Ti infastidisce pensarci? Come ti fa sentire il dolore che vivono i tuoi pazienti? Domandatelo. SENZA SCAPPARE. Rifletti su questo: più tu troverai il modo di ‘condividere’ questa realtà con i tuoi pazienti, restando loro accanto, fungendo da argine al loro dolore, come figura sensibile, equilibrata, rassicurante ed empatica, più loro avranno migliori opportunità di attraversare questa esperienza scoprendosi capaci di tenere tutto il positivo possibile, digerendo la parte più dura. Non hai potuto salvare quel bambino, ma avrai certamente offerto ai loro genitori la ‘cura’ migliore possibile. Curare non è SOLO rimettere in sesto il corpo della donna.

6. Non dimenticarti di essere UMANA/O, prima di qualunque altro titolo pensi ti definisca.

Vorrei tanto smettere di ascoltare donne che fra le lacrime non sanno quali parole usare per raccontare come il loro bambino sia uscito dal loro corpo… fra crampi che non immaginavano le avrebbero piegate tanto, accasciate da qualche parte da sole, per poi non sapere cosa fare di quel che non è più nel loro ventre.

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