Dalla paura al coraggio, passando per i lutti nascosti.

Era estate, nel periodo offline delle ferie. Ero sotto l’ombrellone, quando è arrivata una telefonata.

Verresti a Treviso a parlare di lutto perinatale?

A parlare di lutto perinatale verrei ovunque…

Si sarebbe dovuto trattare di una giornata di formazione dedicata ai lutti diversi, fra i tanti, anche il perinatale.
Invece poi è arrivata una telefonata:

Senti, pensavamo che vorremmo un intervento più ampio: dalla paura al coraggio, passando per i lutti nascosti. Te la senti?

Certo, io affronto il lutto perinatale: su quello sono piuttosto ferrata.

Veramente no. Vorremmo che ti occupassi di tutto.

Cioè? Lo sai, vero, che non sono laureata? Io, l’unica relatrice? Cioè?!

Tu. Se te la senti, tu.

Dalla paura al coraggio, passando per Treviso…

La sera prima dell’intervento ho confidato agli organizzatori che speravo di essere all’altezza di quella che per me era un’opportunità insperata.

Ricordati di portare una scala – ha detto Gigi.

Una scala? – ha domandato Annalisa.
Se si scoprisse non all’altezza: le servirà una scala… – ha risposto Gigi.

Caspita.

Erano più di cinquanta: donne e uomini di tutte le età, di varie professioni, con le loro storie, passioni, speranze, desideri; tutti in cammino, legati da quello che non definiscono missione, né lavoro, bensì “servizio”: esserci per il prossimo. In tre parole: Auto Mutuo Aiuto.

Ho raccontato di me.
Ho portato me: i miei lutti nascosti, non solo i perinatali.
Mi sono svelata con fiducia.

I loro occhi lucidi, alcune lacrime, i sorrisi, le teste che annuivano.
Erano con me, nel racconto. Si intrecciavano, si rivedevano, riflettevano.
Dopo l’ultima frase, avrei pianto, ma ho tenuto!

La giornata sarebbe stata ancora lunga: il mio doveva essere il LA per lavorare sui cinquanta e più SE.

Credo di averli abbracciati tutti.

«Mi sembra di conoscerti da sempre», ha detto qualcuno.

«Credevo che sarei venuto qui oggi, avrei ascoltato la relazione di un esperto: definizioni, processi, dati. E sarei tornato a casa scontento», ha detto qualcun altro, «invece ho ascoltato te.»

Dovete saperlo: non sono abituata a questo. Arriva forte e non so gestirlo, ma ho tenuto!

dalla paura al coraggioPoi la restituzione finale.

Non avevo riflettuto sul perché si chiami “Restituzione”. Oggi l’ho capito: tutto ciò che dai da dietro un grande tavolo, su una pedana, che ti fa tanto importante, ti ritorna con gli interessi, come un boomerang.

È stato un vortice di emozioni potenti e poi subito la richiesta di chiudere io la giornata.
Un tiro mancino 😉
E non ce l’ho fatta più: ho pianto.

In soccorso mi è venuto l’abbraccio di Gigi, immortalato controluce da Viviana.

Mi porto via più di quanto abbia lasciato. Treviso resterà per me teatro di una umanità straordinaria, che sa osare, oltre i suoi limiti e affronta le sue paure con coraggio encomiabile.

Sono grata, ma anche più che grata. E ora chiudo perché sto per piangere di nuovo, mannaggia!
❤️

 

Lascia un commento