Bambini speciali

Ne sento parlare continuamente.

Sono tanti i bambini speciali, alcuni lo sono veramente, altri conquistano il titolo unicamente perché hanno la sfortuna di morire prima di nascere, oppure di morire intorno alla nascita.

Speciali sono loro e speciali lo diventiamo noi, genitori che subiamo, sopportiamo, conviviamo, sopravviviamo alla loro dipartita.

Fa meno male la morte di un figlio speciale?

Entrare nel mondo degli speciali rende la mia sofferenza più sopportabile e la dipartita di questi miei figli più sensata?

Se il figlio che non ho più è speciale, quelli che vivono accanto a me cosa sono?

Considerando il figlio che non c’è speciale, non corro il rischio di idealizzare chi non c’è e sminuire chi invece c’è?

Perché c’è il bisogno di trovare parole alternative per definire una realtà che, comunque la giriamo, non può cambiare?

Nel tempo ho trovato le mie risposte.

Io ho cinque bambini speciali. Speciali per me perché sono miei. Due di loro non ci sono più, altri tre li vedo crescere. Oltre il fatto che alcuni vivano e altri no, non riesco a trovare fra loro alcuna altra differenza.

Io non sono speciale e non voglio essere definita tale: sono una madre che convive con la morte di alcuni figli, come molte, tante alle quali i figli sono strappati per diverse ragioni e ad ogni età.

La morte è morte e il dolore atroce che porta non si conta in lune, non si conta, ma si sconta per sempre.

Sono profondamente grata a chi, senza aria compassionevole, mi restituisce la realtà per quella che è. Non sento il bisogno di essere consolata, né desidero che altri trovino con le parole un rimedio alla mia realtà, che resterà tale, in qualunque modo sia raccontata.

Sono madre di figli che sono morti.

Loro sono morti. Questa è la definizione che mi gratifica di più, perché può morire solo chi è in vita.

Perciò sono madre di figli che hanno vissuto, hanno avuto un giorno di inizio e di fine, un tempo riconosciuto, un ruolo degno di rilievo: sono esistiti.

Non trovo nulla di tremendo nella morte, oltre al fatto che porti la sua dose di dolore in chi resta: non c’è vita senza morte e non c’è morte senza vita.

Da madre è per questo che tento di mettere al mondo i miei figli: perché vivano.

Non ho il potere di stabilire per quanto, ma ho avuto la grandissima fortuna di far vivere tutti i figli che ho desiderato.

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