Per te è stato diverso: tu avevi già altri figli.

Capita molto spesso di sentirmelo dire.

Come capita di sentirmi chiedere a che epoca della gravidanza siano avvenute le morti delle mie figlie, quale fosse il motivo, se poi abbia avuto altri figli.

Anche chi ha vissuto la morte del proprio bambino in epoca perinatale, ha bisogno di orientarsi nell’esperienza dell’altro e trovare i suoi sostegni per starci dentro. Anche chi sa, domanda e talvolta si orienta come un elefante in una cristalleria.

Così avere già altri figli riduce l’entità della perdita: in fin dei conti un bambino in famiglia già c’è, come se ogni figlio non fosse una storia a sé.

È meno grave se la morte del bambino è avvenuta nelle prime settimane: in fin dei conti si sa che possa accadere, in fin dei conti non era ancora un bambino vero.

Se non c’è una causa, beh, si può riprovare senza tanti pensieri, come se non avere una ragione equivalesse a non correre più pericoli.

Se poi è nato un figlio vivo, beh, non è giunto l’arcobaleno? Tutto a posto dunque, si ha ottenuto la rivincita: uno a uno, palla al centro.

Quanto è difficile semplicemente «stare» nella storia dell’altro, senza domande, senza giudizi, senza rifletterci la propria, senza volerla rendere meglio di quel che è, senza pretendere di risolverla, senza dare soluzioni, senza consolare.

Solo «stare».

È difficilissimo. È un’arte. L’arte dell’ascolto.

Un’arte che ho l’ambizione di imparare.

Non stupirti delle mie poche domande, non pensare che il mio silenzio sia scarsa partecipazione, non credere che le pause prive di frasi di circostanza avvengano perché non sappia cosa dire.

Ti sto ascoltando.

Ci sto provando al massimo delle mie potenzialità. Ci sto mettendo le orecchie, gli occhi, la mente e il cuore.

Qualche volta mi può partire una mano a stringere il tuo braccio: avviene prima di considerare se possa farti piacere il tocco, so che non tutti gradiscono; mi viene istintivo farlo quando le tue parole mi toccano più giù di quanto possa reggere e ho bisogno, in qualche modo, di farti sentire che ci sono.

Se ti invado, scusami.

Sto imparando a «stare». Ce la sto mettendo tutta.

Fonte immagine qui.

Lascia un commento