Amo i miei figli, la mia famiglia, sebbene non sempre ami la mia vita.

Si può dire?

No, non si può dire…
Perché se hai dei figli, puoi solo baciare dove camminano e ringraziare di averli.
Ché non lo so? Proprio io che ne ho seppellite due?
Appunto perché lo so, dico che invece si dovrebbe poter dire!

Amo i miei figli, la mia famiglia, sebbene non sempre ami la mia vita.

Nello specifico quella parte della mia vita quotidianamente appesa a loro.

Le liti, le richieste, i compiti, «Mamma, mi serve quello», «Mamma ho fame», «Mamma? Ah, sei qui?»

 Sì, sono qui, che c’è?

«No, niente, non ti trovavo…»

E anche questa volta non sono riuscita a nascondermi!

«Mamma? Mamma? Mamma?»

La mamma non c’è. Io sono Ermenegilda.

«Dai mamma, su! Mi servi!»

E mi dispiace, mamma non c’è. Io sono Ermenegilda e proprio non saprei come aiutarti.

A volte mi concentro, fortemente, su altre immagini.

Penso a me, altrove.

Non necessariamente senza figli, ma che ne so, in un viaggio premio? Tipo lontano. In silenzio. Senza telefono… Senza telefono. Senza telefono!

Perché a volte esco. Raramente. Non amo uscire. Mi piace stare in casa. Mi piace stare nella mia casa, da sola. Forse perché da sola non sono quasi mai.

Comunque, quando esco, il telefono comincia a vibrare. Eh sì, che li avviso:

Ragazzi io vado! Ci vediamo dopo. Due ore. Tempo di andare, fare e tornare… Due ore.

Sopravviveranno due ore?

«Mamma guarda qua che ridere!» e mi trovo una gif assurda.

«Mamma, già che sei fuori, mi compri i fogli? Ma non quelli dell’ultima volta, che hai preso sbagliati, quelli coi buchi. I buchi rinforzati. E i quadretti. Ma non i quadretti piccoli. Quelli da mezzo centimetro. Poi i margini. Se sono senza margini non li prendere. Però mi servono. Se non li trovi dimmelo. Cerca di trovarli. Sono proprio finiti.»

«Mamma! Tristano rompe! Digli di smettere!!!»

«Mamma! Rebecca è scorbutica. Non vuole giocare con me. Fa l’egoista!»

Due ore.

E vorrei scappare. Letteralmente, prendere l’auto e arrivare dove mi porta il gasolio. In certe giornate amare, va già bene se riesco ad arrivare da Luca, il benzinaio, senza spingere.
Il mio cervello non ha il tempo di mettersi al riposo. Lo sento scalpitare, sempre allertato, sul prossimo richiamo:

«Mamma?!»

Così fare ciò che mi interessa e mi piace, risulta faticoso, perché mezzo cervello è orientato altrove. Sempre. Lui attende e si distrae.

Io amo i miei figli e amo la mia famiglia, sebbene talvolta non ami la mia vita. Talvolta.

Ora vado…

Stanno facendo le bolle nei bicchieri con le cannucce: li sento… Ci sarà il succo di mela spantegato sulla tavola e per ritrovare il tappo della bottiglia bisognerà indire una caccia al tesoro.

Tra poco urlerò.

Fortuna la postina è già passata… giusto i cinghiali mi sentiranno.

Amo i miei figli. Tantissimo. L’ho già detto?

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