paese delle meraviglie

Inseguo un sogno e senza preavviso sono finita giù in un buco profondo. E’ tanto profondo che mi sembra di non atterrare
mai. Intanto guardo in giro e non  capisco cosa stia accadendo.
E’ tutto nuovo, insensato, triste… davvero molto triste.
Finché raggiungo il fondo.

Col sedere per terra guardo intorno a me.
Porte chiuse.

Diverse porte chiuse.

Silenzio e solitudine.

Tanta solitudine.
Rimango lì senza sapere cosa fare, con la voglia di fare.
Voglio uscire dal buco.
Sul tavolo una chiave troppo piccola per quelle grandi porte.
Mi guardo attorno e osservo meglio il luogo in cui sono precipitata.
Ecco, una piccola porta. Si apre con la piccola chiave!
Un giardino… aldilà c’è un bel giardino.
Come vorrei arrivare a quel bel giardino… vedere un po’ di luce. Godere ancora dei colori. Ma non posso. Non ci passo. La porta è troppo piccola. Devo trovare il modo di adattarmi…
Vedo il Bianconiglio per la prima volta, borbotta che è tardi… è tardi!
E’ tardi: io sono quaggiù, incastrata in un mondo che non conosco.

Spaventata e sola.

Mia figlia è morta.

E’ tardi!
E’ tardi per averla, è tardi per abbracciarla.
E’ tardi e sto perdendo tempo, perché non trovo il modo di oltrepassare quella porticina e ricominciare a vedere la luce.
Io VOGLIO vedere la luce.
Io DEVO vedere la luce.
E’ tardi, ancora e sempre di più.

L’ho persa. Ho perso. Sconfitta. Non c’è senso. Nulla ha senso.

Perché?
Inutile stare a crogiolarsi ancora… inutile. Se sto qui a piangere, perderò altro tempo.
Il mio tempo…

Tempo inutile, quello dell’attesa di un figlio che non avrò mai.
Tempo perso, quello nell’attesa di rimettermi e riprovare ad avere un figlio: un altro o quello che ho perso?
Non importa.

Non posso perder tempo.

Il Bianconiglio è lì, con l’orologio in mano, mi mette fretta: devo andare.
Bevo qualcosa, non so cosa: sopra non c’è scritto ‘veleno’, dunque non mi ucciderà.
Rimpicciolisco di colpo. Sento che le mie ossa si ritirano e posso varcare la piccola soglia.
Speranza… Luce… Colore…
Posso immaginare qualcosa di diverso dal buio.
Inseguo il Bianconiglio e vado incontro al tempo che mi darà un figlio vivo.
Lo so. Lo sento.

Diversamente non avrebbe senso.

Figure di persone, strane persone. Parlano una lingua che comprendo… Fa male ciò che dicono… Che strazio! Parlano e mi feriscono come se mi infliggessero coltellate.
Provo a presentarmi e a spiegare… sono caduta… non so come…
A loro non interessa, mi ignorano, abbasso gli occhi e non le ascolto più.

Inseguo il Bianoniglio coi paraocchi.
Nel mio Paese delle Meraviglie – che meraviglioso non è – inciampo ancora e cado in un altro buco.

Precipito di nuovo. Giù, sempre più giù.

Un’altra stanza piena di porte. Ancora buio, silenzio, solitudine, lacrime e lacrime.

Il Bianconiglio sta davanti a me con l’orologio in mano.
“E’ tardi! E’ tardi!”

Sempre più tardi.

Ho perso altro tempo a sognare chi non avrò, ad aspettare ancora una volta chi non abbraccerò mai.

Non è bastato crederci, non è bastato sperare… non è bastato pensare che ci fosse un senso.

Il senso non c’è.

Devo star qui e pensare: cosa faccio ora?
Cosa faccio…
Devo adattarmi ancora una volta a qualcosa che non prende forma, oppure sì. Ma non capisco: che forma devo avere?
Cosa devo fare?
Non lo so.
Non posso star ferma: mi sembra di impazzire…
Comincio a correre e scalpitare, per restare dove sono.
Sempre lì, davanti alle porte chiuse.

Va bene, hai vinto.

Chiunque tu sia.
Starò ferma e osserverò qualunque cosa intorno a me.
Finché troverò modo di uscire da qui.
Io, a differenza di te – chiunque tu sia – ho uno scopo… fosse solo quello di andarmene!

Guardo tutto intorno e vedo la mia rabbia.
Ha la testa grossa, la voce stridula.

Gioca al gioco della vita e vuol vincere sempre lei…

Se qualcuno la contraddice, lo fa processare e gli taglia la testa!

Sposto lo sguardo e mi perdo ad osservare una lunga tavola imbandita: è l’ora del the…
Il Cappellaio Matto, la Lepre di Marzo e il Ghiro dormiglione…
Sono lì a farfugliare su cose che non capisco.

“Vedo ciò che mangio è come dire mangio ciò che vedo?”
“Mi piace ciò che prendo è come dire prendo ciò che mi piace?”
“Respiro quando dormo è come dire dormo quando respiro?”

…va bene, ho capito…

Devo ascoltare le cose che sento. Devo dare un nome alle cose che sento.

Cosa sento?

Io sono la Regina di Cuori!
Voglio una testa da tagliare!

Datemi da tagliare una testa, oppure un figlio vivo! Qui, ora, subito!
Sto gridando a squarciagola che rivoglio le mie bambine, le voglio qui perché non ha senso!

Ancora il Bianconiglio torna e mi fa segno che è tardi.
E’ tardi e mi sto perdendo nella rabbia.
Sono stremata e arresa a qualcosa che non capisco e non posso capire.
Un respiro profondo e cerco l’unica cosa che devo trovare.
Le mie figlie: dove sono?
Piango, piango e piango ancora…

Va bene, accetto.

L’unico posto per loro è lo stesso in cui sono sempre state: dentro di me.

Posso farlo, devo farlo, ce la faccio…

Alzo la testa e nulla è più come prima.

Non sono più io troppo piccola o troppo grande per questo ‘Paese’ nuovo e inesplorato.
Guardo ancora intorno a me e mi accorgo che sono tornata a misura.
Mi avvicino alla porticina, vedo la luce del sole, mi arriva l’aria profumata del grande prato fiorito e respiro.
In mezzo al prato passano strane figure. Sembrano persone, ma non so…
Le sento parlottare e ho la certezza che siano persone…
Le chiamo, ma non si girano, non mi sentono… o non vogliono sentire…
Non importa.

Peggio per loro: io non smetterò di parlare.

Sono in piedi : è tempo di varcare la piccola soglia.

Lo so.

So che non avrò controllo su ciò che mi accadrà una volta passata di là.

Ma va bene. Va bene così.
Alla peggio ritroverò il mio caro Bianconiglio, o chissà, forse anche il Cappellaio Matto e forse riuscirò a rispondere al suo indovinello…
Varco la porticina e mi sveglio.

Sono a casa mia, nel mio letto, accanto mio marito.
Il cuore è leggero, eppure colmo di tutto quanto vorrei avere e ho avuto.
Oggi mi alzo senza il peso di ieri.
Oggi mi alzo e guardo l’oggi, progettando il domani.

Pensa un po’! Sono uscita dal buco….

Quanta gente ho incontrato nel mio ‘Paese delle Meraviglie’ – che meraviglioso non è.
Quante cose ho scoperto e quante ne ho imparate!
No: non è questo il senso…
Sarebbe troppo poco rispetto a quanto ho perso e sofferto e faticato.

Il senso non c’è.

E’ molto meglio così.
Ciao Bianconiglio: ti vedo ancora lì, col tuo orologio in mano.
Che ci fai nel mondo reale?
Non è posto per te…
Qui la fretta è cattiva consigliera…
Non baderò più a te, farò come se non ci fossi.
Ora smetto di pensare, smetto di scrivere, smetto tutto e vado a vivere.

Questo ‘Paese’ è fatto così:

di tutte quelle cose che vediamo (anche se gli altri non le vedono),

di tutte quelle che per noi esistono (anche se gli altri le negano),

di tutte quelle che dobbiamo permetterci di vivere (anche se gli altri non capiscono).

E il tempo è del tutto relativo…

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