Come vi spiego com’è avere a che fare con un uomo violento?

Come vi spiego com’è avere a che fare con una legge che impone di mantenere complicità con quello stesso uomo violento?

Come vi spiego com’è avere a che fare con una psicologia che sminuisce la violenza, colpevolizza e ricatta?

Sa signora, sua figlia ha bisogno di un padre migliore, altrimenti si sentirà per metà peggiore. Se non renderà migliore questo padre, non farà il bene di sua figlia.

Sa signora, per il bene di sua figlia, deve fare in modo che stia con suo padre… (oppure…)

Come vi spiego cosa si prova nel vedere tutta la responsabilità delle deviazioni degli adulti, scaricate su una bambina che deve andare d’accordo con tutti, deve mostrare amore per tutti, deve piegarsi al volere di tutti, deve adattarsi a tutti e se non lo fa allora deve sottoporsi a psicoterapia intensiva per imparare a farlo?

Conoscete l’impotenza?

Io sì.

La conosco fin troppo bene.

È lo sguardo di mia figlia, implorante aiuto, il mio! Ed io che le dico: «Se ti aiuto, può pure peggiorare. Tieni duro. Tieni duro.»

Si chiama “bigenitorialità”, il costrutto legale che disarma e inchioda nella violenza.

Si chiama “alienazione parentale”, una sindrome inventata di cui accusano le madri che cercano di sottrarre i figli alla prevaricazione dei padri.

Voi non vi rendete conto di come stiamo, noi famiglie qualunque, che viviamo in condizioni di ordinaria violenza…

Per voi è normale. Se non vedete le ossa rotte o non sentite le morti al telegiornale, per voi è tutto normale.

C’è un mondo sommerso di cui non vi accorgete, perché non fa notizia. È fatto di ricatti, paura, qualche schiaffo, o calcio, o spintone, che non rompe ossa, forse; è fatto di pugni sul tavolo, di porte rotte o porte chiuse a chiave e la chiave requisita; è fatto di portafogli vuoti, piatti lanciati, insulti e sputi. Spesso è fatto di silenzi, sguardi bassi e spaventati, di notti insonni, di sensi di colpa, profonda solitudine e profonda paura. È fatto di bambini allacciati al collo, insicuri, spaventati, le crisi di pianto, poi le dita in gola fino a vomitare; la fatica a scuola ad imparare e giocare coi compagni. La fatica d’essere solo bambini.

Voi non lo vedete, ma c’è.

I figli sono merce, le donne le prede.

Rabbia e potere.

Si riduce tutto a questo: potere.

Prevaricare, avere certezza d’essere il più forte, tenere in scacco.

Non importa a quale prezzo.

Vincere. Ottenere ciò che appartiene di diritto, perché la legge, infine, lo dice: bigenitorialità.

Quel figlio è mio e ne faccio ciò che voglio. E tu zitta, che in questo mondo, tanto vinco io.

…e il senatore leghista Simone Pillon terrà a Parma un corso di aggiornamento per gli avvocati sul tema della riforma dell’affido condiviso.

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