Mi chiamo Erika, tris mamma per chi mi vede e penta mamma per chi mi conosce.

Un giorno di alcuni anni fa mi sono trovata davanti al PC, le mani tremanti e il fiato corto: stavo per cliccare sulla sezione che definiva la mia condizione.

ErikaEra un tasto a margine dell’immenso portale sulla maternità: “Quando la pancia non c’è più”.

Non ne sapevo nulla, non se ne sa nulla, finché non accade. La percezione è che sia una sfortuna, un’eventualità da non nominare per non tirarsi appresso la malasorte. Nessuno (o quasi) ne parla: non è un argomento su cui confrontarsi, su cui chiedere consigli. Piuttosto è un evento di cui ci si vergogna e si porta il peso.

Ho cliccato su quel bottone e si è aperto un mondo di immenso dolore.

Ho sostato lì per un po’, l’ho macinata tutta quella pena e sempre la mia sensazione è stata di essere ormai una madre ‘a parte’.

Una mamma anormale, un po’ sfigata e scissa.

Divisa fra le maternità concluse secondo il protocollo e quelle da relegare nella sezione a margine.

Ho scritto e pubblicato qualche libro, ho scritto e pubblicato alcuni articoli sui blog che ho aperto e ho incontrato una moltitudine di madri come me: madri scisse fra la normalità e l’anormalità.

Ad ogni articolo immesso in rete, abitualmente segue un pesante elenco di cuoricini e una frase ricorrente: “Non si dimentica”.

Ogni volta mi stupisco di quante siamo… un po’ nascoste nei gruppi a parte e un po’ nel gruppo delle ‘normali’ a far finta d’aver dimenticato.
Penso che le categorie non ci facciano bene.

Questo modo di raccontare il mondo delle mamme, dei genitori e dei figli, produce una visione distorta della realtà.

Non so cosa sia davvero normale, ma so cosa è davvero più ricorrente di quanto sia detto e si avverta: ciò che si trova nei bottoni a margine e finisce con l’avere un posto ‘a parte’.

Io sono una mamma come tutte le altre. Sono una mamma felice come tutte le altre, insicura e a tratti spaventata come tutte le altre. Perdo la pazienza e sono capace di attingere a risorse insperate come tutte le altre.

Amo i miei figli, tutti, assenti e presenti, come qualunque altra madre.

Ogni figlio è una parte di me, ogni figlio mi ha resa ciò che sono, vivo ogni figlio quotidianamente per ciò che è.

Vorrei potere raccontare di me e di tutti i miei figli senza saltellare da un luogo all’altro,

vorrei trovare un luogo in cui sia ovvio che non si dimentichi…

vorrei un luogo in cui nella ‘normalità’ siano contemplati tutti i bottoni…

vorrei un luogo in cui tutte le mamme si sentano nel posto giusto per loro: non più a parte, non più anormali, non più sole.

Vorrei costruire qui un posto così, insieme a Te. 😉

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Se vorrai, la tua storia potrà essere pubblicata qui.