La favola delle biglie

15 ottobre

C’era una volta Dio…

…ma chi è Dio?

…mmmh… Dio è un omone grande grande, dai capelli molto lunghi e la barba lunghissima tutta bianca, ha il volto appena un po’ rugoso perché non è giovanissimo, ha gli occhi azzurri, di un azzurro trasparente, quasi come il cielo al principio di certe giornate terse, e indossa una veste bianca, morbida come la seta, con cui avvolge tutta la Terra.

…e cosa fa Dio?

Dio ci osserva e… prega. 

C’era, dunque, una volta Dio intento ad osservare cosa facessero alcune biglie capitate per caso in un laghetto sulla Terra…

Come c’erano finite le biglie sulla Terra?

Non lo so, amore, c’erano cadute…

Cadute dal cielo?

Non lo so, forse erano cadute dal cielo.

Allora ce le aveva fatte cadere Dio?

Non lo so… forse è lui che ce le ha messe, o forse gli sono cadute, o forse sono arrivate da qualche altra parte, ma noi siamo certi di due sole cose: le biglie erano in un laghetto della Terra e Dio le guardava con grande interesse.

E cosa facevano le biglie nel laghetto?

Queste biglie erano un po’ strane, avevano in sé dei poteri quasi magici: erano capaci di trasformarsi!

E in che cosa?

In moltissimi anni, queste biglie sono state capaci di diventare pesci, alberi, insetti, fiori, uccelli, leoni, scimmie e… noi.

E come hanno fatto?

Ci sono riuscite perché sono un po’ magiche… hanno saputo trasformarsi per vivere sempre meglio nel posto in cui si trovavano, quindi, se si trovavano nel mare si sono trasformate in pesci, in molti tipi di pesci, per farsi compagnia e per rendere il mare un posto ricco di vita.

Alcune dal laghetto si sono spostate sulla terra ferma e si sono trasformate in animali, tanti tipi di animali, per farsi compagnia e per rendere la Terra un posto pieno di vita.

Ma mamma, gli animali si rincorrono e si mangiano fra di loro…

E’ vero: le biglie si sono trasformate, ma non lo hanno fatto per esistere solamente, lo hanno fatto per diffondere la vita sulla Terra e non hanno trovato altra soluzione che, qualche volta, combattere fra di loro e anche mangiarsi fra di loro…

Ma perché?

Non lo so. Si sa solo che è in questo modo che il nostro mondo continua ad essere pieno di vita…

…mmmh….

In ogni modo, un giorno alcune di queste biglie sono riuscite a trasformarsi in uomini e donne…

Davvero?

Proprio così! E pensa: ogni uomo e ogni donna porta con sé un sacchettino di biglie!

E cosa fanno con le biglie: ci giocano?

In un certo senso… In realtà le “uniscono”, o almeno ci provano.

E come fanno?

Succede che quando un uomo ed una donna si incontrano e si innamorano, spesso scelgono di aprire il loro sacchettino di biglie, ne estraggono due a caso e provano ad unirle…

Ma mamma, perché le scelgono a caso?

Le scelgono a caso perché non possono fare diversamente, purtroppo il sacchettino con le biglie compare solo se sono al buio più completo e, al buio, non è possibile vedere quale biglia si prende.

E come fanno a sapere se stanno prendendo quelle giuste?

Non lo sanno. Loro provano a prenderle e sperano con fiducia e coraggio che possano fondersi.

E se non riescono a prendere nessuna biglia?

Se non ci riescono, non accade nulla…

Ma così ci rimarranno male!

E’ possibile che ci rimangano male… anzi, certamente saranno delusi, ma possono aspettare che cali nuovamente il buio e possono riprovare… con fiducia, speranza e coraggio.

Ma perché servono la fiducia, la speranza e il coraggio?

La fiducia serve per trovare il coraggio necessario a sopportare la delusione di non aver pescato nulla o d’aver pescato le biglie sbagliate, la speranza serve per sopportare l’attesa fra il momento in cui si tenta di pescare e quello in cui si scopre cosa si è pescato…

E quando l’uomo e la donna riescono a pescare una biglia cosa succede?

Quando, sia l’uomo che la donna, riescono ad estrarre una biglia ciascuno dal loro sacchettino, diventano la mamma e il papà di un bambino.

Che bello mamma! Allora io sono la tua biglia insieme a quella di papà!

Esattamente, amore, tu sei le nostre due biglie fuse insieme, perché tuo papà ed io, molto innamorati, una notte al buio, abbiamo scelto con coraggio di provare ad estrarti dai nostri sacchettini, eravamo pieni di fiducia e speranza e sei arrivato tu!

Ma perché non sono come gli altri bambini? Perché non ti posso abbracciare?

…Non lo so…

So che le biglie sono molto delicate, non basta che si fondino, devono anche trasformarsi magicamente, tante e tante volte, fino a farti diventare un bambino vero e devono impegnarsi molto, devono faticare ed avere molte energie.
Trasformarsi non è cosa da poco…
So che a volte alcune biglie, anche se mamma e papà si amano molto e desiderano tanto un bambino come te, fra di loro non vanno molto d’accordo e anziché impegnarsi per farti nascere sano e bello, si combattono e… si annientano…

E cosa succede allora?

Succede che il bambino non nasce… o meglio, muore.

Allora io sono fatto di due biglie che non vanno d’accordo…

Sì, amore: tu sei fatto di due biglie così.

…come sono triste…

Non devi essere triste! Vedi, tu non sei meno importante di altri bambini perché è questa la natura delle biglie sulla Terra: loro ci sono per diffondere la vita e nell’unirsi e riunirsi, riescono a dare vita ad esseri viventi sempre migliori… certo non possono lasciare che nascano esseri viventi del tutto incapaci di vivere.
La tua grande importanza sta nel tentativo di averci provato.
Anche tu hai avuto coraggio e fiducia nella vita e la speranza di farcela!
Pensa se mai nessuna biglia avesse avuto il tuo coraggio di unirsi con un’altra e trasformarsi e trasformarsi ancora… ora noi non saremmo qui a parlarci.

Ma come faccio ad essere vostro figlio se non posso vivere?

Noi genitori proviamo ad unire le biglie… le biglie provano a vedere se sono adatte le una alle altre… intanto tu diventi nostro figlio, lo sei perché di fatto due biglie si sono unite e quelle biglie appartenevano a noi. Non devi per forza vivere per essere nostro figlio…

Ti ricordi che ti ho parlato di Dio?

Sì, l’omone barbuto e vecchio…

Proprio lui… Lui osserva e prega, ti ho detto.
Ebbene lui è il legame fra noi, lui ti guarda e mi guarda e mentre lo fa, noi ci possiamo guardare.
Lui mi parla e ti parla e mentre lo fa noi ci possiamo parlare…
Ecco che, anche se le biglie che abbiamo estratto papà ed io non ci possono portare ad abbracciarti veramente, c’è qualcuno che è capace di farcelo fare virtualmente.

Ma mamma… se io non sono lì con te, allora dove sono?

Non lo so amore…

Ma abbastanza vicino, credo, perché posso sentirti…
Forse ti sei fatto piccolo piccolo, e ti sei infilato nel mio cuore e in quello di papà.

Mamma, ma Dio non può farmi tornare? Se mi pensasse intensamente? Se mi osservasse intensamente?

Non può amore, Dio osserva e… prega. Che io sappia può far solo questo.

Ma io ho ancora coraggio! E fiducia! E speranza!

Lo so bene, amore… e l’abbiamo anche noi!

Non so perché non basti, è questione di biglie, non dipende da noi…
E’ accaduto questo e dobbiamo avere tutti e tre, tu, papà ed io, lo stesso coraggio per accettare questa realtà, la stessa fiducia per non perdere mai il coraggio e la stessa speranza perché questo basti per sentirci in pace.

Mamma: tu rispondi quasi sempre ‘Non lo so’, perché?

Perché davvero non so dare risposta alle tue domande…

Una domanda però te le faccio io: è così importante che tu abbia queste risposte?

Non lo so, mamma…

Vedi, amore, è proprio questo il punto… noi veniamo da un “Non lo so” e andiamo verso un “Non lo so”, ciò che conta è che adesso sappiamo di essere qui, tu ed io, grazie a Dio che ci fa da interprete…

Noi resteremo sempre insieme, sempre vicini, sempre legati… anche senza abbracci, quelli veri, noi saremo sempre una famiglia.
Ti voglio bene, piccolo Noah.

Mamma

(tratto da “Questione di biglie“)

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